Violet Haze racconta il viaggio psichico di ‘Boy’

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Il brano “Boy” di Violet Haze si presenta come un’opera audace nel panorama della musica alt-dark pop, con una ricca fusione di influenze e sonorità K-Pop. Ispirato al mondo dell’horror cinematografico, in particolare al film del regista William Brent Bell, la canzone offre una prospettiva unica: ci porta nella mente del “Villain” della storia, esplorando i suoi lati più umani e vulnerabili.

Il testo di “Boy” propone un radicale cambio di prospettiva rispetto alla narrazione tradizionale, ponendo l’accento sulla complessità psicologica del personaggio centrale. Attraverso versi taglienti e melodie avvolgenti, siamo trasportati in un viaggio nelle profondità della psiche di un serial killer. Qui, l’amore e la follia si intrecciano in un monologo crudo e intenso, capace di toccare le corde più recondite dell’animo umano.

La canzone ci invita ad abbandonare il conforto delle definizioni nette tra bene e male, per immergerci in un terreno grigio e ambiguo, in cui la moralità è sfumata e la comprensione richiede una mente aperta e disposta ad esplorare territori oscuri. 

Quando e come ti sei avvicinata al mondo della musica?

Da che mi ricordi sono sempre stata appassionata fin da bambina, adoravo i film Disney e i musical, ho studiato flauto traverso fino al quinto liceo e poi ho iniziato – purtroppo un po’ tardi per tutta una serie di circostanze – a studiare canto. Poi in famiglia ho un fratello musicista blues e mia mamma da sempre appassionata di canto, quindi la musica ha sempre fatto parte della mia vita!

Quali sono i tuoi artisti preferiti e quale tipo di musica ascolti?

Ho sempre ascoltato di tutto,  e non è facile scegliere, sicuramente i Baustelle hanno un ruolo molto importante. Attualmente invece sto ascoltando molto alt pop alla Billie Eilish e K-Pop.

Da cosa ti lasci ispirare quando componi?

Letteralmente da tutto! Ovviamente è più facile scrivere di qualcosa che fa parte della tua vita e che vivi in prima persona, ma sono sempre aperta a qualsiasi fonte di ispirazione, che sia un temporale estivo (come per “Black Rain”) o una rosa conservata sotto resina (da cui “Resin”, il mio primo singolo).

È da poco uscito il tuo ultimo singolo. Ci racconti com’è nato.

Come suggerisce il titolo, questo brano mi è stato ispirato dall’omonimo film “The Boy” di William Brent Bell. La trama mi ha  molto colpita e ho trovato il personaggio di Brahms Heelshire estremamente intrigante, da cui l’ispirazione per la scrittura di una canzone che raccontasse la storia dal punto di vista disturbato dal villain della situazione.

Come definiresti le sonorità di questo pezzo?

Direi abbastanza dark ed evocative, come in Resin, ma stavolta ho voluto provare ad inserire per la prima volta nel mio repertorio anche delle sonorità tipiche del K-Pop, che vorrei integrare nel mio concept, tanto musicalmente quanto nell’aspetto prettamente aesthetic.

Quali saranno i tuoi prossimi passi discografici?

Al momento credo che proseguirò nel percorso di artista indipendente e sto lavorando ad un nuovo progetto artistico ispirato al rock alternativo italiano di anni ’80-’90 che segnerà una bella svolta e un interessante cambio di direzione. Vi consiglio quindi di seguirmi per non perdervi le ultime novità in merito!