Violabaciatutti, l’intervista: “La mia musica è una gabbia dorata”

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Viola Laurenzi, in arte “”, classe ‘96, è una cantautrice romana le cui sonorità sono ispirate alla musica Angloamericana folk. Prende lezioni di canto fin da piccola e all’età di 14 anni si iscrive alla scuola di musica “Sonus Factory” a Roma, un ambiente suggestivo e creativo che l’aiuterà sempre di più ad avvicinarsi alla scrittura delle sue canzoni.
Negli anni successivi comincia a pubblicare alcuni brani in inglese ma nel 2019 comincia a scrivere solo in Italiano e pubblica il suo primo brano “Basterebbe sognare”, suonando in vari locali di Roma e in strada in un trio acustico, esperienza fondamentale per la sua crescita professionale.
Nel 2013 partecipa ad Xfactor e nel 2015 a The Voice of Italy. Nel 2019 pubblica il suo primo brano “Basterebbe sognare”, suonando in vari locali di Roma e in strada con il trio acustico dei “Paper Jam”. Nel 2022 partecipa come finalista al Premio Bindi. È in uscita il suo primo EP di inediti “Delicatamente tutt’intorno”, prodotto ed arrangiato da Stefano Borzi e David Pieralisi. “Giornate Amare”, singolo estratto dall’EP, è il cuore pulsante della pubblicazione.

Come ti definiresti (in quanto persona e in quanto artista)?

Mi definisco una persona poliedrica che ama circondarsi di romanticismo e bellezza nascosta nelle cose o nelle persone che non ti aspetti; voglio che tutto ciò si rifletta anche nella mia musica… ed è per questo che nelle mie canzoni, specialmente le ultime uscite, ho voluto utilizzare suoni folk, perché penso che questo genere mi rappresenti al meglio dal punto di vista emozionale.

Il singolo estratto dall’EP “Delicatamente tutt’intorno” si intitola “Giornate Amare”: perché e come nasce questo titolo?

Senza troppi giri di parole posso dire che “Giornate amare” vuol dire proprio giornate difficili, scure, amare come il caffè senza zucchero. Tutto ciò nasce da varie situazioni nella mia vita che mi hanno fatto sentire sola e la scrittura di questo pezzo mi ha permesso di lasciarmi più andare, di non essere troppo severa con me stessa e proprio come dice la canzone “strappiamo i giorni” voglio urlare un inno al cambiamento verso qualcosa di nuovo.

Ci racconti di “Delicatamente tutt’intorno” con un aggettivo o anche più di uno?

Rilassante, romantico, introspettivo

Con quale intenzione ed aspettativa viene alla luce questo progetto? 

L’intenzione del progetto, dal primo momento, è stata quella di voler trasmettere tanta sincerità e coerenza con quello che ero e che sono tutt’ora. i suoni scelti per l’EP appartengono tutti ad un mondo folk anglosassone al quale mi sono ultimamente ispirata e non poteva che essere rappresentato dalle cinque canzoni che sono all’interno di questo progetto. Non amo invece fare aspettative. perché si sa…che la delusione poi è sempre dietro l’angolo! ma sicuramente mi piace immaginare dove potrebbe andare qualcosa che sto creando e mentre uscivano le varie canzoni mi immaginavo le potenziali persone che potessero ascoltarle, mi bastava quello e subito diventavo serena.

C’è qualche persona, e/o artista, al quale ti ispiri e per quale motivo?

Mi ispiro molto alla “me” del passato, specialmente quando ero molto piccola, come quasi tutti i bambini, non avevo filtri verso l’esterno e questo mi ha permesso nel tempo di arrivare a cose che magari adesso raggiungerei attraverso un’infinità di processi mentali. Penso che questo sia un bene in realtà, perché mi ha portato ad una consapevolezza maggiore e quindi all’essere adulta, ma non dobbiamo mai dimenticare che c’è sempre un/una bambino/bambina dentro di noi a cui possiamo chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno. Entrando in modo più specifico nella musica, invece, mi ispiro ai cantautori/cantautrici che hanno cambiato qualcosa nel mondo, che sia un modo di stare sul palco (Micheal Jackson con il “moonwalk”) o un modo di cantare (Frank Sinatra, la voce del XX secolo) o di scrivere testi (Francesco Guccini e la politica), perché pensando cosi in grande non raggiungo mai del tutto una cosa e quindi questo mi dà la possibilità di essere sempre viva, di potermi sempre migliorare.

Come definiresti la musica in generale e la tua, ovviamente?

Spesso si collega la musica ad una forma d’arte, ma non penso che questa frase per me sia del tutto vera, nelle opere d’arte gli artisti hanno piena libertà, che poi questa sia un concetto del tutto soggettivo è chiaro, per me potrebbe essere assurdo utilizzare un righello e sentirmi libera ma magari per un’altra persona può essere invece liberatorio. Ma comunque gli strumenti che può avere uno scultore o un pittore sono molto più infinitesimali rispetto a quelli che utilizziamo noi nel comporre una canzone, se pensiamo anche alla struttura di un brano ad esempio, ci sono comunque delle regole da rispettare. Per me infatti la musica è più una gabbia dorata, non mi sento completamente libera di fare, ma sicuramente so che in quel recinto non starò mai male perché è appunto fatto d’oro. In questo momento invece ho abbastanza difficoltà a definire la mia musica, sicuramente sentire delle canzoni scritte da me è emozionante e soddisfacente e vorrei che la mia musica fosse un posto in cui rifugiarsi per le altre persone, ma le altre definizioni le lascio agli ascoltatori.

Vi è un’esperienza artistica che, potendo, non rifaresti e perché?

Non rimpiango assolutamente niente delle esperienze musicali che ho avuto fino ad ora. Sicuramente alcune sono state più difficili di altre, ad esempio quando sono stata in televisione a Xfactor o The voice of Italy mi sarebbe piaciuto molto sparire mentre mi facevano le interviste con delle telecamere enormi, ma anche quelle paure mi hanno permesso di capire delle cose, di capire dove volessi andare.