Tra l’erisimo e le fasi esistenziali di Pintus

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Pintus, di nome Francesco, possiede una storia particolare, in cui le radici si intrecciano tra loro portando a galla la personalità eclettica di un’artista che, già al secondo singolo, dimostra di possedere la sensibilità giusta per raccontarsi, lasciando appassionare l’ascoltatore e portandolo, in qualche modo, ad immedesimarsi in ciò che Francesco canta.

La sensazione, almeno, è questa dopo aver ascoltato “Fuori Fase”, il primo singolo di Pintus, e “Erisimo”, la conferma circa le belle sensazioni di un esordio convincente arrivata giusto venerdì scorso. Certo, i due brani appaiono fin da subito differenti: il secondo sin da primo ascolto appare meno “ammiccante” al pop del primo, ma senza perdere il piglio lucido del racconto e, se vogliamo, alzando il livello poetico della proposta.

Insomma, il materiale necessario per fare qualche domanda all’artista c’era tutto, e per questo noi di Onde Indiependenti non ci siamo tirati indietro di fronte alla possibilità di intervistare Pintus. Buona lettura!

Ciao Francesco, parlaci subito di te: la tua è una vita da vero girovago! Come e quando comincia, la tua avventura?

Sono finito per crescere in Calabria da non calabrese puro, ma sono molto felice che sia successo. La nostra è una terra spesso dimenticata che trasmette molto e pretende molto, un dualismo che spesso sfocia nell’inerzia, ma che molti stanno provando a combattere. Da lì sono sbarcato a Padova per gli studi universitari e parallelamente la mia vita da musicista è cambiata: da strumentista in diverse band paladino della musica d’insieme mi son ritrovato da solo e senza amici musicisti e quindi quasi istintivamente l’idea di essere necessario a me stesso mi ha portato a cosa sono oggi, cioè un cantautore che prende la chitarra e porta le canzoni in giro da solo (ancora per poco, spero).

Calabria e Veneto, Sardegna nel cognome ed origini campane. Come si relazionano, tra loro, tutte queste componenti?

Probabilmente confluiscono in una visione molto ampia dei miei orizzonti soprattutto geografici, non sono la persona che si sorprenderebbe di incontrare chiunque da qualsiasi parte, come spesso accade a chi nasce e cresce in un posto preciso con delle origini molto specifiche.

A giugno scorso, tiravi fuori dal cilindro il tuo esordio da solista, “Fuori Fase”. Ma cos’era stato, fino a quel momento, Francesco Pintus?

Era stato fondamentalmente quello che sono adesso, ma con meno consapevolezza di quello che stava facendo. Il percorso che ha portato all’uscita di “Fuori fase” è durato più di tre anni, fatti principalmente di scrittura e piccoli live in giro per l’Italia in cui ogni contesto era buono per fare esperienza e capire il valore delle canzoni, anche facendole crescere e cambiare nel tempo. Volevo arrivare all’inizio del mio percorso discografico con già qualcosa alle spalle, la dimensione live è quella che mi interessa davvero e quella in cui mi impegno a crescere e a migliorare ogni giorno.

“Erisimo”, in qualche modo, continua sul filone cantautorale di “Fuori Fase”. Cosa pensi della nuova canzone d’autore, e quali sono i nomi più interessanti, a tuo parere, della scena?

Intanto penso e credo fermamente che una nuova canzone d’autore esista e resista. Certo, evolvendosi, ma sicuramente restando fermamente ancorata a un cantautorato che non debba per forza degenerare nel famigerato it-pop (senza nessun tipo di giudizio di valore, sia chiaro). Se parliamo di artisti già molto affermati, quando parlo di canzone d’autore penso a Giovanni Truppi, Andrea Laszlo, Motta, Brunori, Dente, Bianconi, e la lista è lunga.

Le tre cose più importanti della tua vita.

Sono una persona troppo insicura per avere una risposta certa a questa domanda, ahah.

La cosa che, invece, ti fa più paura?

Probabilmente affrontare la perdita delle persone che amo di più.

Salutaci con un proverbio delle tue parti, qualunque esse siano!

Futtitt e futtitinn, ca si nu futtisi, rimani futtut.” Ciao Onde Indiependenti!