Tommaso Tam ci racconta il nuovo disco Isola di Tam

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In questa nuova intervista ci immergiamo nel mondo sonoro e creativo di Tommaso Tam,
talentuoso musicista che porta avanti il suo percorso artistico con determinazione e passione. Dai primi battiti di tamburo sulla sedia da cucina alle suggestive melodie che caratterizzano il suo ultimo album Isola di Tam, Tommaso condivide con noi il viaggio che lo ha portato fino a qui. Con un album fresco di pubblicazione e una carriera musicale variegata, Tommaso rivela i segreti della sua ispirazione, il processo di creazione dietro il suo nuovo disco e gli obiettivi futuri che lo attendono. Scopriamo insieme la sua storia, il suo approccio alla musica e le influenze che hanno plasmato il suo percorso artistico.

Siamo su Ondeindipendenti, benvenuto Tommaso! Partiamo carichi chiedendoti quand’è che ti sei avvicinato alla musica!

All’età di 5, 6 anni circa. Non toccavo ancora per terra con i piedi, stando seduto a tavola. Ma li battevo sulle gambe delle sedie, tenendo bene il ritmo quando ad esempio c’era della musica alla radio o in tv. Tamburellavo con le mani su ogni cosa. La faccenda stava diventando un po’ fastidiosa e i miei genitori acconsentirono all’acquisto di una batteria giocattolo. Poi gradualmente passai alla chitarra, e successivamente al piano. Più o meno nello stesso periodo, scoprii i Beatles, grazie a una cassetta che mio padre ascoltava in auto, e da lì fu amore a primo ascolto.

Il 12 gennaio pubblichi per Manita Dischi l’album Isola di Tam, quanto tempo ti ha richiesto tutta la produzione di questo disco?

In realtà il tempo di scrittura e preproduzione nel mio home studio, sono durati circa 4 mesi. Da dicembre 2022 a marzo 2023. Poi sono andato in uno studio professionale per finalizzare il tutto. Solo 3 brani del disco sono stati interamente registrati in quello studio. A maggio 2023 è stato mixato, e poi masterizzato prima dell’estate.

Che cosa ti ispira particolarmente durante il processo di creazione?

Per questo disco, la musica è scaturita cercando di imparare un nuovo software musicale al computer. A parte 3 canzoni, scritte alla vecchia maniera, partendo da accordi e melodia, tutte le altre sono nate prima creando gli arrangiamenti e successivamente ricamandoci sopra melodia e testi. Una specie di esperimento creativo che mi ha condotto in territori inesplorati e sorprendenti, dove niente è banale e scontato. I testi sono stati ispirati dal tessuto sonoro sottostante, in parte autobiografici e in parte fiction per necessità di fare rima.

Se ti dovessimo chiedere se c’è secondo te un brano più rappresentativo di tutto l’album, quale sceglieresti?

Sceglierei Isola di Tam ( tempo per me) il singolo. Esprime bene il mood di quel periodo, e musicalmente è molto interessante con passaggi sonori complessi e suggestivi, pur mantenendo la forma di pop song.

Sappiamo che sei spesso in tournée con una tribute band dei Beatles: come riesci a coniugare questo lavoro con il dedicarti ad un progetto interamente tuo?

Fosse solo la tribute band dei Beatles! Suono in altre 4 band: un tributo a Lucio Battisti, uno a Rino Gaetano, un altro ai Doors, e una band che fa cover rock dagli anni 60 fino ad oggi. Impegnativo ma divertente. Si cerca di incastrare il tutto. Alle volte funziona.

Quali sono i prossimi passi che prevedi nel tuo percorso discografico?

Non ne ho idea. Mi piacerebbe molto scrivere un disco di musica solo strumentale sperimentale.

Lasciaci con un disco che è stato fondamentale per la scrittura del tuo Isola di Tam! Grazie per essere stato con noi!

In realtà non faccio mai riferimento ad altri dischi, quando devo registrarne uno mio. Vi posso però svelare che il titolo mi è stato suggerito da un ottimo disco, sconosciuto ai più. Si chiama “ Eden’ Island” pubblicato nel 1960.Un concept album esotico, su una società utopica che vive in pace su un’isola. L’autore Eden Ahbez, un hippy, ancor prima della nascita del movimento hippy, è noto per aver scritto il capolavoro cantato da Nat King Cole “ Nature boy”.