Mattia Caroli & I Fiori del Male

“Throwing Out All My Fear”: intervista alla band Mattia Caroli & I Fiori del Male

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Qualche settimana fa è uscito “Throwing Out All My Fear”, singolo di Mattia Caroli & I Fiori del Male. Per l’occasione abbiamo raggiunto la band per una chiacchierata.

 

Lo scorso ottobre è uscito “Throwing Out All My Fear” il vostro nuovo singolo, ce ne parlate?

Il brano riprende il tema del conflitto interiore con le proprie ombre e con la paura dell’altro da sé; è il risultato di un processo articolato e meticoloso, l’idea era di sviluppare un sound elettronico che avesse continuità con l’ultimo nostro Ep “Come non fossi qui”, tenendo però le nostre radici rock. In un primo momento abbiamo lavorato molto sulla composizione e sulla struttura, dopodiché abbiamo aggiunto i sintetizzatori e ricercato il suono adatto per ogni strumento.

Rispetto al passato la vostra formazione ha subìto dei cambiamenti, cosa è cambiato e come siete riusciti ad assestarvi?

La band è nata otto anni fa e inevitabilmente sono cambiate molte cose da allora. La formazione attuale ormai è attiva da circa cinque anni.
Durante le tournée europee abbiamo voluto dare un tocco originale al sound del live portando in tour strumenti come ad esempio il fagotto, questo ha fatto sì che la formazione del gruppo mutasse in molte occasioni.

Si sente, nell’esecuzione dei brani in studio – ma anche live – una conoscenza metodologica degli strumenti, uno studio alla base della padronanza delle sezioni compositive. Quali sono stati i vostri percorsi musicali? Come e dove vi siete approcciati alla musica?

Ognuno di noi ha alle spalle un percorso musicale decennale e uno studio del proprio strumento costante nel tempo inoltre parte della band ha anche svolto un percorso accademico inerente alla musica. Come gran parte delle band abbiamo iniziato a suonare da ragazzini dentro il garage facendo le cover dei nostri gruppi preferiti ma con il tempo abbiamo sentito l’esigenza di comporre brani nostri.

Come vedete la “scena” delle band che condividono con voi i palchi? Come definite il contesto musicale italiano e non?

Il panorama musicale italiano purtroppo è da tempo fermo alle grandi Major discografiche e al mondo dei talent show. Tutto ciò inevitabilmente ha dei risvolti culturali precisi. Per non essere succubi del grande mercato musicale che impone i propri standard abbiamo sempre fatto in modo di essere produttori e/o coproduttori dei nostri brani finanziandoci con i nostri propri sforzi.

Per concludere, parliamo dei vostri videoclip. Come lavorate ai fini dell’interazione tra musica e immagini?

Tutta la band è da sempre appassionata anche di cinema e arti visive, alcuni di noi hanno anche intrapreso un percorso accademico in quest’ambito. Ogni videoclip che abbiamo girato è nato da un’intuizione; abbiamo avuto la fortuna di collaborare anche con grandi personalità come nel caso del videoclip del singolo La mia generazione girato da Giacomo Verde pioniere della videoarte italiana. Dietro ogni videoclip c’è un grande lavoro corale di produzione dello script. Fondamentale è anche la scelta della location per cui abbiamo sempre cercato di valorizzare contesti culturali e geografici a noi vicini come ad esempio il monte Terminillo, il castello di Rocca Sinibalda, l’abbazia di San Salvatore Maggiore di Concerviano piuttosto che il lago del Turano.