The Red Carpet stendono il loro tappeto per The Price Of Greatness: la recensione del disco

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The Red Carpet sono un quartetto proveniente dalla Versilia con 5 anni di attività alle spalle. Escono alla fine del 2014 con il loro secondo album dal titolo The Price Of Greatness, pubblicato da Ammonia Records e Nerdsound Records, e nel corso dei 10 brani realizzati tracciano un viaggio di esplorazione nel mare magnum del cosiddetto alternative rock. Il dado è così tratto, tra post grunge, indie rock e melodiche evocazioni nu metal sempre però con il cuore in evidenza: duri dal cuore tenero che si inseriscono nel filone americano più che inglese, a cavallo tra gli Hoobastank (specialmente in Cinnamon & Clovers), OneRepublic, My Chemical Romance e una miriade di altri gruppi statunitensi perfettamente in bilico tra il mainstream e certe sonorità dure.

E’ proprio qui l’elemento di croce e delizia dei Red Carpet: li ascolti e non sembrano provenire dall’Italia, una produzione perfetta e una pronuncia credibile fanno sì che il prodotto finale sia in perfetta linea con le tendenze odierne europee: ma qui il rischio di disperdere le buone premesse c’è tutto, complice il fatto che la band toscana sia molto simile all’idealtipredcarpetcovero dell’alternative band americana con lo zucchero nel cuore ed eventualmente tanti tatuaggi sui bicipiti.
La formula è pressoché perfetta, probabilmente è il luogo ad essere sbagliato; peccato perché episodi come Contagious (in odore di Rasmus), From The Ground (singolo granitico e azzeccato per le radio) o l’epica title track lasciano intendere che dietro The Red Carpet ci siano solide capacità tecniche, di scrittura e posizionamento di un certo tipo di prodotto artistico.

I Red Carpet sono:

Giacomo Di Luise: Guitar/Vox
Federico Giannini: Drums
Francesco Bocconi: Bass
Alessandro De Antoni: Keyboards/Synth