The Dolly’s Legend per ondeindiependenti

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Onde Indie Pendenti ha oggi il piacere di presentarvi i The Dolly’s Legend! Frank, tu che sei il frontman della band, ti va di raccontarci la vostra storia?

Ciao a tutti. La storia di Dolly’s Legend comincia nel 2007 quando comincio a scrivere canzoni con la chitarra folk e a suonare in giro da solo per i locali con circa centocinquanta date fino al 2011. dopo una pausa dal 2012 al 2015 riprendo in mano il progetto e si aggrega la band con Claudio alla batteria, Steve alla chitarra solista e Nataly, mia moglie, al basso. Gli album più importanti che abbiamo prodotto sono stati Wolves’ Songs del 2019 e l’ultimo The Scar Needs Time. Siamo, se posso coniare il termine, una NoCover Band: eseguiremo solo pezzi oiginali ai nostri concerti.

È da poco uscito The scar needs time, il vostro nuovo album, quali sono i primi riscontri?

Direi positivi. È un lavoro molto diverso da quello che abbiamo fatto precedentemente, cambiare è rischioso ma necessario e penso che alla fine paghi. Avremmo comunque modo, spero, di fare molti live per confrontarci dal vivo con il pubblico: è lì la vera prova del nove! Nel frattempo però gli ascolti liquidi su Spotify e YouTube ci stanno dando delle soddisfazioni.

Il disco ha avuto una lunga gestazione, ci avete messo dentro anima e corpo e curato ogni dettaglio, non è dunque un caso che sia stato seguito da un making of diviso in ben due parti?

Sì, l’album è stato molto lungo da registrare, contrariamente alle previsioni iniziali. Qualche piccolo inconveniente compresa la pandemia non ha aiutato ma alla fine è il risultato finale che conta… in un periodo anche dove era inutile correre essendo tutto il mondo della musica live fermo quindi va bene così! Il “Making of Scar” è stato un omaggio a questo lavoro… è un riepilogo di quanto accaduto dalla fase di produzione al mastering. Spero che sia apprezzato soprattutto da chi, come me, ha una gran passione nel lavoro in studio. Lo trovate sul nostro canale YouTube, c’è una playlist dedicata con tutti e due i capitoli!

Il CD è stato preceduto dal singolo e video Freedom, che si è dimostrato forse uno dei singoli di maggior successo della vostra carriera, quale pensate sia stata la chiave di volta?

Non c’è una formula, non si è pensato, come mai da quando ho cominciato a suonare, a come scrivere una canzone “acchiappapubblico”, siamo semplicemente noi stessi: penso che questa sia la chiave. Da anni sento consigli, tra l’altro non richiesti, su cosa suonare per “piacere al pubblico” e, da anni, me ne frego e vado dritto per la mia strada. Queste sono le mie canzoni e questo è il nostro sound: felici se ti piace e in pace col mondo se no.

Siete da poco tornati “on the road” con la data zero dello Scar needs time tour, che è coincisa con la presentazione dal vivo del vostro ultimo compact disc, quali le impressioni a caldo?

Oltre alla ruggine da tirare via ci sono molte emozioni in gioco: la paura del problema tecnico, l’ansia e la tensione. Non si suona da due anni è normale una regressione dal punto di vista emotivo perché, detta come va detta, un concerto è sempre un concerto. Quando sei abituato a suonare con una media di due volte al mese poi, all’improvviso, tutto si ferma e per due anni non tocchi un palco non dico che sia come ricominciare da capo ma quasi. A parte tutto la serata l’abbiamo portata a casa quindi va benissimo! Alla prossima data sono sicuro che ritroveremo la leggerezza dei tempi passati.

Grazie della disponibilità Frank, se vuoi, lascia un saluto per i nostri lettori!

Ciao a tutti e grazie per aver letto questa intervista! Seguiteci sui nostri canali Facebook e YouTube e, mi raccomando, ascoltate sempre buona musica… che è fondamentale! Grazie :)