Ritorno al passato con Matteo Ferrari e il suo Maramao vintage

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Matteo Ferrari è un artista e una persona “d’altri tempi”. Ce lo dimostra con il disco Maramao, un vero omaggio agli anni ’30 e ’40, quando, come lui stesso ci racconta, vi era “un’eleganza inconfondibile che forse ora manca”. Ed a colmare questa mancanza ci pensa lui, con un disco di buongusto ma anche divertente. Ne parliamo insieme in questa intervista.

Ciao! Complimenti per il tuo nuovo disco Maramao. Ci racconti quando è nato il lavoro?
Grazie di cuore! Maramao è tratto da un concerto, Maramao, canzoni tra le guerre, che ha debuttato nel gennaio 2020 in una bellissima, antica pieve sconsacrata del Trentino.
Quattordici brani tutti risalenti agli anni ’30 e ’40, a cavallo tra i due conflitti mondiali. Che emozioni ti danno queste canzoni? In primis nell’ascolto e poi nell’interpretazione.
Mi affascinano, sia da ascoltatore, sia da interprete. Sono brani di estrema eleganza.
Come singolo hai scelto “Ma l’amore no”. Perché proprio questa canzone?
Dico la verità… “Ma l’amore no” è stata scelta dalla Bluebelldisc Music, la storica etichetta italiana che pubblicherà Maramao. Andrea Natale e Isabella Turso mi hanno detto di essere stati colpiti dalla spontaneità dell’esecuzione. Mi ha fatto molto piacere il loro commento e s’è rivelata un’ottima scelta come singolo apripista. In effetti è stata registrata in un’unica take, ovvero senza sovraincidere o sostituire nulla. Ricordo molto bene il momento, ero particolarmente coinvolto dal testo.

Ti affacci al 2022 cantando brani che hanno quasi un secolo. Credi che la musica, in questi decenni, sia peggiorata?
Non so se sia peggiorata. Indubbiamente è cambiata, non penso sia facile creare qualcosa di innovativo dal punti di vista musicale perché negli anni è stato sperimentato di tutto.
Credi che nella musica vintage, del passato, ci siano cose dimenticate e che sia corretto riportare in vita?
Avevano un’eleganza inconfondibile che forse ora manca. Ma, anche qui, la musica di oggi rispecchia il tempo che stiamo vivendo; all’epoca non c’era la velocità di oggi, tutto era più lento – e, forse, più umano.
Maramao è anche uno spettacolo teatrale. Come si sviluppa sul palco?
Si tratta di un semplice concerto per voce e pianoforte.
Recitazione e canto possono convivere nello stesso artista, nella stessa interpretazione, senza che l’una prevarichi l’altra?
Beh, va molto a giornate nel mio caso. Io vengo dal musical theatre: quando interpreto una canzone alcune volte sono più attore, altre volte più cantante è questo è il bello, perché ogni esecuzione è diversa dall’altra. Maramao è, a tutti gli effetti, un album teatrale. Infatti, oltre alla Bluebelldisc Music, ha richiamato l’attenzione di una storica etichetta di Broadway: la PS Classics di Tommy Krasker e Philip Chaffin che lo distribuirà negli Stati Uniti e in Canada.
Se potessi tornare indietro nella tua carriera, c’è qualcosa che faresti diversamente o sei soddisfatto del tuo percorso così com’è?
Sono felice del mio percorso, rifarei tutto!