Recensione: “Vorrei bastasse tutto questo” dei Mixotri

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“Dentro le note dell’album “Vorrei bastasse tutto questo” dei Mixotri si cela un mondo di emozioni inesplorate, un labirinto sonoro che cattura l’ascoltatore fin dal primo accordo. Il gruppo ci conduce in un viaggio attraverso le sfumature dell’amore e della perdita, della gioia e del dolore. Ogni traccia è un dipinto sonoro, ricco di colori e sfumature, che dipinge scenari emozionali tanto vividi da trasportare l’ascoltatore in mondi paralleli.

“È Tutto Inverno”, traccia d’apertura, introduce l’album con una ballata malinconica che riflette sulle dualità delle relazioni umane. La malinconia delle note si fonde con la profondità del testo, creando un’atmosfera coinvolgente che affascina dall’inizio alla fine. In “Non Ti Piace Questo Posto Che Ti Piace” si esplora la complessità dei desideri umani, mettendo in luce l’ironia di desiderare ciò che in passato si respingeva. “Le Luci” ci trasporta in un mondo di apparenze e superficialità. Con “Levante”, una classica estate italiana prende vita in una traccia vivace e accattivante.
“Uscita” introduce una trilogia di brani emotivamente intensi, cominciando con “Elvis”, che esplora la fragilità della mente umana e la ricerca di stabilità in un mondo caotico. In “Vivien”, il vortice delle insicurezze legate all’accettazione di sé stessi è il tema centrale. Con “Cassiopea”, la trilogia trova la sua conclusione, offrendo un messaggio di speranza e resilienza.
“Entrata” chiude l’album con toni malinconici e contemplativi. Infine, “Non So Chi Sono” riflette sul senso di identità e sulla ricerca di significato nella vita.

In conclusione, “Vorrei bastasse tutto questo” è un invito a esplorare le profondità della propria anima e a scoprire la bellezza e la tristezza che risiedono dentro di noi.