“Racconto ciò che vivo e vedo” – La nostra intervista al rapper MIDEN

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Un background variegato, che va da Beethoven fino ad Eminem passando per De Andrè. MIDEN, giovane rapper lombardo, ha la giusta dose di “fame” per fare bene ed arrivare dove vuole con la sua musica. Lo dimostra col singolo “Tutto ciò che conta” e con una serie di idee molto chiare. Ecco l’intervista che ha rilasciato per le nostre pagine.

Quando e come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Ho sempre scritto, mi ricordo fin da piccolino scrivevo poesie, più versi di odio verso le cose che non mi andavano. In tenera età mio zio mi suonava i cantautori del calibro di De Andrè, Vecchioni e Guccini, creando un primo imprinting musicale. Poi, verso le elementari mi arrivarono le prime canzoni rap dei vari Fibra, Marcio e soprattutto Eminem. Mi ricordo mio fratello, che tramite il Compact disc ascoltava delle strumentali e ci scriveva su. Da lì, ho capito che io volevo fare questo, sentivo dentro che la ma necessità era il rap, la musica. A volte sento il vuoto dentro, un vuoto che non ha fondamenta secondo me, è li, a volte c’è, altre scompare, ho provato a riempirlo con tante cose, sia sensate che futili, l’unica cosa che riesce a riempirlo è il rap.

Quali sono i tuoi artisti preferiti e quale tipo di musica ti ispira?

I miei artisti che mi hanno aiutato a crearmi e mi hanno influenzato maggiormente, sono BEETHOVEN, DJ APASHE, EMINEM e NF. In Italia Sfera, Mezzosangue e Ensi. Beethoven mi ha fatto capire come si possono valicare i confini di un’epoca, portando genialità e rivoluzione. Quando lo ascolto è un pugno all’anima, e come se mi colpisse il cuore facendomi capire la sua rabbia. Voglio mischiare questa genialità, questa rabbia interna nella musica odierna. Da li nasce il mio amore per i vari Eminem, Nf, Apashe, perché non hanno seguito nessun canone. Apache,
appunto, in un altro genere, fa quello che in maniera diversa voglio fare io, mischiare il vecchio e il nuovo creando un sound unico, energico, rivoluzionario. Ma punto a un suono molto pulito, clean e fresco all’orecchio. Diciamo che sono gli artisti che mi hanno dato un qualcosa che è difficile da levare, con il quale ho creato un legame tramite la musica. Però, mi influenza qualsiasi cosa io senta.

E per i testi, cosa ami raccontare?

Amo trattare diverse tematiche, da argomenti che variano dal “SOCIALE” al “PERSONALE”. Racconto ciò che vivo e vedo, ed esperienze passate. Mi piace trattare “il tutto” in maniera molto urban rimanendo crudo. A volte il mio Rap è molto “fotografico”. Come se ti mettessi davanti una foto di una situazione e il mio compito è quello di raccontarla al meglio. Voglio che la mia penna non sia scontata, mi piace utilizzare parole che possano rimanere in mente. Nei testi voglio esagerare, andare oltre. Voglio uscire fuori da quelle “righe” che ci vengono imposte, a volte anche in maniera non diretta. Ognuno si può rivedere in quest’idea, cambiare tutto facendo quello che sente dentro nel migliore dei modi. Questa è la mia RIVOLUZIONE.

Parlaci del singolo “Tutto ciò che conta”. Sul tuo IG dici che rappresenta il valore naturale delle cose. Cosa intendi dire?

“Tutto ciò che conta” nasce dalla mia voglia di mettere in evidenzia ciò che per me ha valore, esponendo, a chi mi
ascolta, tutto ció che ritengo importante. È come se fosse un grido in faccia alle persone, ma non di rammarico, anzi, di speranza. Dico “per chi ha la notte più buia di Bolo”, è una luce per chi sta vivendo nel buio, per chi non trova più la forza di andare avanti. La speranza che le cose cambino, ci dà la forza di non mollare. La mia ispirazione sono le persone. Avere la loro approvazione, in qualche modo, mi appaga. Sapere che quella rima che ho scritto a casa, in quel determinato periodo (sia che ero up, sia che ero down) mi fa creare un collegamento, anche indiretto, con chi mi ascolta. È un dare/avere continuo, che tramite la musica, si trasforma in emozioni. Questa è, per me, la cosa principale. Mi piace pensare che la mia anima e quella di chi mi ascolta si uniscano e si leghino tramite la musica. Cosi da avere un “imprinting, difficile da eliminare.

Come definiresti le sonorità di questo pezzo?

Il suono che voglio seguire è un suono fresco, nuovo, ma allo stesso tempo anche molto emotional e arrabbiato. Mixiamo molto l’elettronica al genere urban rap, ma ciò non toglie, che allo stesso, tempo utilizziamo violini o piani classici. Il “nostro suono”, piano piano, sta uscendo sempre di più, e sono felice che vi stia piacendo.

Ti sei recentemente esibito sull’ottimo palco del Tambourine di Seregno. Come è andata? In generale, come si svolgono i tuoi live?

L’ esibizione al tambourine è stata molto figa, mi piace portare pezzi Banger ai live, lasciando quelli Emotional solo per una parte del live,cosi da far “saltare” in aria il locale. Il live è un dare avere continuo, devi tenere l’attenzione del pubblico al massimo interagendo con loro. Di solito porto un 5-6-7 canzoni, cosi da dare il massimo in quei 20-25 minuti di live. Mi piace il live veloce, che non “asciughi”, adrenalinico e molto movimentato. Ciò non toglie da
tenere magari una parte del live piu’ emozionale cosi da creare ancheun legame toccante con il pubblico.

Quali saranno i tuoi prossimi passi discografici?

Sto lavorando al disco. In più sto preparando il singolo nuovo. Voglio continuare a farmi sentire, urlare sempre più forte. Continuerò ancora con un po’ di singoli, ma il disco sta prendendo vita. Ci siamo quasi. Voglio portare un suono nuovo, unico in Italia. È rivoluzione.