Quattro chiacchiere con Gozzo

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“Quando sarò vecio” è il nuovo singolo per il progetto da solista di Gozzo, cantautore veneto che ha deciso di inserire nel suo nuovo percorso musicale più che un dialetto, una lingua vera e propria come quella della sua terra.

Un omaggio alla sua cultura e alla musica che da sempre lo ha accompagnato: dal punk rock alla musica cantautorale, questo l’inizio del nuovo percorso di Gozzo di cui ci parlerà nell’intervista che segue!

Ciao Gozzo, benvenuto! Presentati a chi ancora non ti conosce!

HEYLLAA! Ciao, sono Giorgio Gozzo sono nato a Dolo nel 1985, da sempre amante della musica e del convivio, dopo gli studi classici ho scoperto il punk rock e formato varie band, nel 2007 divento membro fondatore dei Rumatera, grazie ai quali sono riuscito a trasformare la mia passione in lavoro. In questo anno diverso soprattutto per i musicisti mi sono cimentato in un Side-project solista che è musicalmente diverso dalle mie produzioni precedenti e sono qui per parlarvene!

Il 28 maggio pubblichi il tuo ultimo singolo “Quando sarò vecio”, ti va di raccontarcelo?

Il 28 maggio è il mio compleanno e per pura fatalità è stata la data propostami da UMA Records per l’uscita del primo singolo del mio nuovo progetto solista. Credo sia un augurio di buon auspicio! La canzone parla della mia visione della vita, del passato della mia generazione e lancia uno sguardo positivo verso il futuro.  Il testo è nella mia lingua: il Veneto, per cui provo un amore ultradecennale, unito poi alle melodie nostalgiche che mi fanno emozionare.

A cosa devi l’idea di non aver abbandonato l’uso del dialetto veneto anche nel tuo nuovo progetto da solista?

Non è un’idea ma un’esigenza. Ho bisogno di esprimermi senza filtri, per come sono al 100%. L’80 % del mio tempo parlo in Veneto.

Hai mai pensato che la scelta di cantare in dialetto potesse essere un limite per gli ascoltatori che non conoscono la lingua?

Lo è sicuramente, ma ti vedi Bob Dylan o Bruce Springsteen che si chiedono se sia giusto o no cantare in Inglese? Sicuramente non lo farebbero mai perché la loro lingua e cultura sono dominanti e quindi loro liberi di esprimersi senza filtri e senza l’obbligo di seguire l’inglese di Oxford per essere credibili, anzi! Io faccio parte di una lingua e cultura ormai minoritaria ma non è per questo che devo rinunciarci, anzi è proprio la mia forza. Io scrivo anche in Italiano e in Inglese, lingue che non disdegno ma sento che arrivo ad una profondità ed espressività maggiore quando mi esprimo senza filtri e quindi in Veneto. Non ho deciso di nascere qui ed essere parte di un Popolo e di una Cultura antichissima che continua a vivere in qualche modo nelle persone, soprattutto attraverso la lingua. È una realtà oggettiva che va ben oltre la politica (che spesso e volentieri ne approfitta e cerca di pilotarla limitando di conseguenza e drasticamente la percezione da fuori confine del pensiero libero degli artisti ed il loro messaggio d’amore e condivisione della diversità). Se fossi nato in Sardegna o in Messico sarebbe la stessa cosa. Non mi farei problemi. Voglio essere libero e se non arriverò in classifica Billboard ….Amen! Alle sagre del Veneto si mangia sicuramente meglio di qualsiasi catering dei festival internazionali (Già testato molte volte)!! (ride ndr)

A questo punto non possiamo che chiederti di salutarci con l’espressione veneta che più preferisci!

Neanche da chiedere! Ghe Sboro fioi! Grazie e alla prossima!