Punti sul vivo dalla Medusa di The Shell Collector

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Scritto da Ella Huges

Rieccoci qui, più o meno in diretta, da una Londra che propone temperature equatoriali per la fine di settembre.
Un clima davvero non in linea con quello che c’e’ nella mia testa proprio ora.

Avete presente quei bei dischi che si mettevano su a sedici anni, nei lunghi pomeriggi d’autunno, quando fuori pioveva, e il giorno dopo filosofia interrogava e voi non avevate studiato niente?
Ecco.
Medusa di The Shell Collector e’ proprio uno di quelli. Undici tracce di rock che si sposta dai Metallica agli Alterbridge, passando per i Nickleback e i QOTSTA, ma che strizzano l’occhione anche a David Bowie, ai Clash, agli Audioslave e alla musica cosiddetta emo contemporanea (perché gli emo esistono ancora vero? Non sono già così vecchia da parlare di fenomeni della generazione precedente. Giusto?).

Come gli stessi Enrico e Manuel affermano, il loro e’ un Post-vintage rock, fatto di sonorità acustiche, chitarre a volte pesanti come elefanti a volte leggere come ballerine, tastiere, un po’ di elettronica e una voce roca e magnetica come poche altre. Il mix che si crea e’ esplosivo, un concentrato di pura dinamite che guida l’ascoltatore in un percorso fatto di tanti cerchi, che si toccano, si intersecano, si susseguono e si allungano. Musica e testi seguono un piacevole percorso, un flusso di coscienza che dipana le emozioni, le immagini, i sentimenti attraverso le note e le parole musicate.
Un sound grintoso, puro, a volte grezzo, nel senso di non completamente plasmato (anche se si sente che il lavoro che ne sta alla base e’ lungo e meticoloso, e che il risultato e’ ottenuto a suon di sacrifici, non semplicemente qualcosa buttato li alla spera in dio), ruvido, accattivante e coinvolgente. Una musica che attrae, un moderno canto delle sirene, che ti intrappola per non lasciarti andare mai più.  

Ho trovato piacevole, e sottilmente fastidioso, il messaggio che la band vuole lanciare, una frecciata alla società in cui viviamo, fatta di attori più che di persone reali, fatta di plastica e non più di materia. Come loro stessi affermano, un nuovo Medio Evo, dove si sono persi di vista i veri bisogni dell’essere umano.
Ci piace quando le persone mettono la testa in ciò che fanno. E questo album e’ fatto di testa e cuore. I due anni trascorsi in studio per tirarlo fuori sono valsi ogni singolo minuto speso.
Double thumbs up per questi ragazzi che hanno – con merito – un discreto seguito anche qui nella cara vecchia England.
Volete un assaggio della loro bravura? Allora aprite le orecchie per The filter, The mean (la mia preferita in assoluto), Still winds they blow e Mirror me.

Date una possibilità a chi sta dimostrando che col duro lavoro si ottengono grandi cose.
Xoxo dalla vostra Ella, in attesa dei prossimi Pistols nei suoi headphones!

 

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