Prima Incisione degli Odiens va bene per tutti, non solo per i nostalgici

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Scritto da Sally

 

Se siete dei “sixties addicted”, e pensate che negli anni ’60 si sia toccato il livello massimo del progresso culturale e musicale, non perdetevi questo album degli Odiens perché è una vera chicca per i nostalgici del tempo che fu.

Tutto in Prima incisione, album non a caso realizzato interamente in analogico e disponibile anche in vinile, sembra uscito da quell’epoca: dalla musica, ai testi, ai ritmi, alle atmosfere, allo stile interpretativo.
Appena partono le note di Il fascino discreto della misantropia, pezzo di apertura dell’album, basta chiudere gli occhi e, come per incanto, ci si ritrova negli anni ’60.
Sicuramente originale e musicalmente intelligente l’idea di appropriarsi di un genere specifico per farne la propria bandiera musicale. Un’idea che altri hanno sperimentato in precedenza con generi come il soul, lo swing o lo ska: gli Odiens scelgono il beat.
Una scelta anche rischiosa perché se non si riesce a dare un’impronta personale ad un genere così “datato” si rischia di venirne etichettati e schiacciati.

Gli Odiens ci provano, e con buoni risultati: ad un ascolto attento le canzoni infatti sono in realtà moderne. Contemporanee sono le tematiche e il modo di affrontarle, così il linguaggio usato nei testi.
Non siamo di fronte cioè ad una copia di vecchie canzoni, ma ad una rielaborazione musicalmente attenta e precisa, che ci fa fare un tuffo nel passato senza farci sentire odore di naftalina.
Gli undici pezzi dell’album, un’alternanza di trascinanti pezzi rock e intensi lenti che sembrano fatti apposta per essere ballati guancia a guancia, compongono un insieme piacevole da ascoltare, sia per l’originalità che per la validità di canzoni ottimamente scritte ed interpretate.

 

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