Persi nel sorriso (alla Eddie Vedder) di A-Lex Gatti

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A-lex Gatti è un cantautore atipico; mentre tutti intorno a lui si dedicano alla riscoperta della lingua italiana (spesso con risultati indegni), Gatti continua a dar voce alla sua anima esterofila, con chitarroni a tutto spiano e un certo gusto seventies che ad ogni nuova pubblicazione suda e trasuda dalle liriche dell’autore toscano.

Una scelta di coraggio, la sua, che conferma l’onestà intellettuale di un progetto diverso, che con forza eroica (e sempre più solitaria, vista la deriva nazionalista del nostro panorama sempre più autoreferenziale) continua sulla direzione tracciata dal cuore.

Gatti è uno spirito libero, e “Lost in your smile” sembra esserne la definitiva conferma, in vista di un disco d’esordio che confidiamo non si faccia aspettare a lungo. Intanto, per ingannare l’attesa, abbiamo fatto due chiacchiere con il ragazzone di Carrara:

Ciao Alex, benvenuto su Onde Indie Pendenti. Raccontaci come sta andando questa ulteriore uscita in “lockdown”: sembra che l’unica cosa che possa “uscire”, oggi come oggi, sia solo la musica!

Ciao a tutti! Direi ben venga che esca un pò di musica, vuol dire che ancora a qualcuno importa. Questa nuova uscita pare stia andando bene, è un brano a cui tenevo e mi sembra che la risposta sia buona. Spero passi il messaggio più che altro, sarebbe bello sapere di poter essere stato utile per qualcuno.

“Lost in Your Smile” è il tuo terzo singolo. C’è un concept che lega fra loro tutti i tuoi brani?

Diciamo che non è stato esplicitato ma si. Questi tre brani, più un prossimo che è già pronto avrebbero dovuto far parte di un Ep, in origine. Sarebbe  dovuto essere una sorta di raccolta delle mie idee in merito alle varie emozioni umane. Ovviamente nulla toglie che il concetto e il progetto possano essere ampliati in futuro, chissà..

Che cosa attrae la tua attenzione, quando scrivi? C’è un rituale che segui, ogni volta che ti confronti con la scrittura? Facci entrare nel tuo mondo, almeno lasciaci guardare dallo spioncino della tua creatività!

La mia attenzione si dirige verso i miei pensieri, cerco frasi che esprimano concetti a me cari e da lì tendenzialmente parte lo “stream of consciousness” che mi porta ad analizzare ed ampliare meglio il tema fino a raggiungere un risultato che per me vada bene. Di solito i testi nascono  in maniera itinerante. Mi armo del mio taccuino, vado in un posto che mi ispiri (non per forza bello, dato che a volte ho scritto anche in qualche pub) e lascio che i miei pensieri fluiscano sulle pagine bianche. Da lì, una volta snocciolato il concetto, cosa anche terapeutica alquanto sorprendentemente, cerco di metterlo in forma canzone, sfruttando le idee musicali e i giri che avevo creato in precedenza, oppure utilizzandolo per influenzarmi nella scrittura musicale.

Oggi, che tutto è fermo e il live sembra un orizzonte sempre più lontano, anche trovare stimoli utili a raccontare qualcosa è diventata un impresa. Come ha impattato su di te la pandemia? Freno ingravidante o slancio per nuovi approcci al lavoro?

In base a quanto detto prima e per come mi sento direi che è stato più un freno che uno stimolo. Se non altro perché avendo disintegrato e variato le abitudini lavorative e di vita ha messo a dura prova la mia socialità, come quella di tutti. E anche se io generalmente mi nascondo un pò sotto la veste da asociale che tutti percepiscono, al contrario sarei tendenzialmente una persona molto conviviale e che fa della socialità benzina per ragionare e snocciolare le mie idee, su qualsiasi tematica.

Nella tua musica, è impossibile non cogliere l’assonanza con un certo mondo grunge che richiama agli anni Novanta. Fino a qualche tempo, le canzoni in inglese spopolavano anche in Italia, oggi sembra calato l’interesse del pubblico e sempre meno artisti si confrontano con lingue diverse dall’italiano. Come mai, secondo te?

Sinceramente non credo che l’interesse sia calato verso canzoni con testi stranieri, altrimenti non si capirebbero alcuni successi radiofonici e il fatto che comunque molte canzoni da oltreoceano raggiungano il nostro paese. Credo che il freno principale sia il fatto che sia più difficile scontrarsi e confrontarsi con altre lingue ed altre culture per varie ragioni. E sicuramente ancora più difficile nonostante i mezzi tecnologici sia arrivare ed essere ascoltato e valutato in un altro paese che non sia il proprio. Questo anche a causa dell’enorme saturazione che c’è. Chiunque può fare musica , che è una bella cosa, ma non tutti è detto che riescano a farla. E nel marasma probabilmente ci si perde molte cose probabilmente interessanti.

E tu? Scriverai mai in italiano?

Guarda, non lo so.  L’idea di cimentarmi e provare c’è. A livello di cuore direi di no. Ma provare non nuoce e magari potrei pure trovarlo interessante. Magari intraprenderò due strade parallele per non togliermi nessuna possibilità espressiva. Io vorrei suonare e fare musica, in che lingua, se il messaggio c’è, non è importante.