Perdersi in “Iato” con IL COSA

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IL COSA è tornato, e con stile.

“Iato”, il suo nuovo EP, è un’interessante alchimia di sonorità provenienti da mondi diversi, quanto difficilmente identificabili; in effetti, come dichiara lo stesso Ilario, “Iato è una raccolta di collaborazioni, b-sides ed esperimenti fatti durante il lockdown del 2020”, un’antologia di sei tracce presentate in modi differenti per dar spazio ad una moltiplicazione lisergica e caleidoscopica dell’ascolto.

Un nuovo percorso, che pare essere destinato a mantenere questa forma in modo solo transitorio; la duttilità de IL COSA emerge, in tutta la sua rosa di riferimenti, sin dal primo (intenso) ascolto del disco, immerso in un mondo alla “Blade Runner” che pesca da mari diversi: dal post-punk alla trap, dalla new wave al lo-fi elettronico.

Un impulso che corre lungo i quindici minuti di una tracklist magmatica, capace di stretcharsi e di contrarsi con elasticità, trascinando l’ascoltatore in un vortice bagnatissimo: un naufragio nell’inconscio che assume, a tratti, le connotazioni di un incubo riuscito – senza, anche qui, alcuna pretesa di risolvere tale conflitto ma piuttosto con tutta la volontà di “alimentare” il dissidio stridente dell’ascolto.

Un ottimo lavoro, per quanto forse a tratti carente di un attenzione in più alla cura del suono (ma qui si entra, ovviamente, nell’alveo del gusto stringente e personale legato al timbro di alcune sonorità un po’ troppo “digitali”), che mette comunque voglia di seguire i risvolti futuri di IL COSA.