Per Pugnam Vicimus Lucem – La Sicilia di Alex Vecchietti, tra epica ed elettronica

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Alex Vecchietti , musicista nato a Palermo ma “svezzato” a Londra (dove vive dai 6 ai 15 anni), Quando a 15 anni circa Alex torna in Sicilia, ha già qualche esperienza in fatto di musica, e comincia a suonare in giro per l’isola. Già a 12 anni aveva iniziato a studiare chitarra, voleva fare il cantautore, ma dal 2005 approfondisce notevolmente questi studi, in particolar modo l’ambito vocale e quello di programming/tecniche di registrazione. Costruisce uno studio tutto suo e comincia a produrre sia i propri lavori, che quelli di alcuni artisti locali. Tutto ciò è affiancato da un’intensa attività live, con oltre 150 concerti. Milita, inoltre, in varie band, come REFLECTIONS e THESHAZTA. Nel 2019 decide di lanciarsi come artista solista supportato dall’ etichetta, “Retro Reverb Records”, con la quale pubblica 3 album: nel 2020 The Good Fight e When the nothing shines upon, nel 2022 l’ottimo Blessed, nel quale collabora con molti altri musicisti.

La formazione europea di questo artista si esplica perfettamente nel suo genere, un misto di rock duro, new wave e synth pop. Ma nel disco Per Pugnam Vicimus Lucem, disponibile sui migliori digital store e sulle migliori piattaforme di audio streaming, Alex supera se stesso. Protagonista indiscussa, con la sua storia, la sua sofferenza, la sua resilienza e rinascita, è la terra di Sicilia: l’artista fonde a perfezione le sonorità occidentali della grande musica (strizzando, come spesso, l’occhio agli anni ’80) e le suggestioni della sua terra. Ma andiamo con ordine.

Il disco si apre con i ruvidi contrabbassi della strumentale Agrodolce: tale intro e tale titolo identificano perfettamente l’essenza di questa terra. Il brano si muove su strutture musicali etniche, folcloriche, possiamo ascoltare uno strumento a corde dal suono antico, mentre i synth e le percussioni elettroniche accompagnano queste atmosfere ariose, a tratti epiche. La successiva Confined è piena di rock anni 90, dal feedback di chitarra iniziale fino alla sua linea vocale tra il grunge ed i Placebo. I suoni cupi in sottofondo sembrano rivelare la sofferenza insita nella storia dell’isola. L’interpretazione di Libero Reina è da brivido, le percussioni marciabili, cedono, nel ritornello, il passo alle atmosfere arcane. Fall in line è un buon tributo agli anni 80, con tanto di ottoni in varie sezioni del brano. Scirocco, in riferimento agli arrangiamenti, a tratti sconfina nel metal; è un brano perfettamente arrangiato, nel quale la chitarra di Alex si muove su atmosfere di grande rock epico, che avvolgono l’ascoltatore nella bellezza. In Broken Promises è la conferma di quanto Alex abbia immagazzinato il synth pop degli anni ’80: qui sembra di sentire gli Industry con una marcia in più, grazie soprattutto all’ottimo arrangiamento, decisamente rock. In Hear My Cry la linea vocale è chiaramente New Wave, il brano, di grande impatto, è energia pura. In Vespers l’intro, quasi una tarantella, diventa un brano compatto, del migliore rock progressivo elettronico. Ma gli strumenti a corde, in acustico, riemergono qua e là. La splendida Trucido segue un procedimento analogo: strutture folkloristiche e strumenti acustici si integrano con splendide sonorità elettroniche vintage. A partire dalla metà del primo minuto sembra di ascoltare i Soft Cell in una veste più complessa. Il disco si chiude con Men of Honor, la traccia meno elettronica: qui a predominare sono i suoni etnici ed epici degli strumenti acustici e a corde. Libero Reina canta in dialetto siciliano nella strofa, ed in inglese nel ritornello.

Dopo l’ascolto di questo disco, la Sicilia ci sembra una terra sonica, che dalla sofferenza del passato si erge ad un futuro diverso. A rivelare la totale appartenenza a questa terra sono anche alcuni discorsi ed estratti da interviste che aprono alcune tracce. Alex riesce nel prezioso intento di parlare di quest’isola attraverso un linguaggio nuovo, che ci comunica cose del tutto nuove.

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