PER KICO KC…NESSUN PIANO B

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KICO KC PRESENTA IL SUO NUOVO ALBUM; NESSUN PIANO B… LEGGI L’INTERVISTA

Quando avete iniziato a fare musica?

 

– Come batterista ho iniziato a suonare all’età di 11 anni, mentre il progetto Kico Kc è nato 3 anni fa, in un periodo in cui ho sentito la necessità di pubblicare il mio primo brano da solista “Via da qui, via da qui” che è nato in pochissimo tempo. Una necessità artistica dovuta al bisogno di raccontare ciò che ho vissuto in questi ultimi anni, eventi personali che mi hanno fortemente trasformato. Ed ho scelto l’auto produzione proprio perchè volevo che il singolo suonasse così come l’avevo pensato, senza essere trasformato in un brano da classifica. E devo dire che sono molto soddisfatto.

 

Con quali artisti siete cresciuti?

– Gli artisti con i quali sono cresciuto sono molti e provengono da diversi generi musicali. Sicuramente ci sono artisti che mi hanno dato più di altri e tra questi posso elencare Sting, Stevie Wonder, Jeff Buckley per il loro modo di comporre così raffinato ed unico, gli italiani Ivan Graziani, Pino Daniele, Franco Battiato, Battisti e parallelamente anche i più moderni come Calcutta,  Venerus, Ainè, Serena Brancale, quel mondo ricco di colori musicali mai banali, ma ricercati e coraggiosi.

 

Come nasce la vostra musica? Quali sono le vostre fonti d’ispirazione?

– La musica nasce come nasce un idea. Le melodie mi vengono in maniera casuale, mentre studio, mentre preparo una cacio e pepe, mentre passeggio al parco della Caffarella, dipende. Da lì cerco di trovare gli accordi giusti, ma in questo vengo aiutato dai miei musicisti, perché io da buon batterista quale sono, arrivo fino ad un certo punto nella conoscenza degli accordi.

 

Di cosa parla la vostra nuova avventura musicale?

– Questa avventura parla della storia di come sia arrivato fino a qui, del mio amore per la musica e della ricerca di un luogo, un paesaggio, un ambiente dove sentirmi vivo e realizzato, un ambiente dove si condividono idee e ci si racconta senza maschere, dove si è responsabili dei propri pensieri e delle proprie passioni e ci si scrivono mondi musicali sopra, ispirati dal vero, dal mondo reale, fuori dell’ esibizionismo e della mera cultura consumistica mordi e fuggi. Nel mio mondo musicale ci sono storie di vita di persone, problematiche sociali e mi piace narrare le dinamiche, le fragilità, le difficoltà o le vittorie quotidiane e le racconto attraverso il mio sentire, attraverso i miei occhi. Insomma le mie canzoni partono dal mio vissuto, dal mondo che mi circonda.

 

Quali sono i generi in cui spaziate nella vostra produzione?

– Per i generi di ispirazioni non seguiamo un’unica direzione quando produciamo, non ci stiamo troppo a ragionare sopra se una canzone è troppo rock, o poco pop o esageratamente folk, quando abbiamo un idea la buttiamo giù e se ci piace la teniamo. Però le nostre esperienze musicali fanno si che i brani vengano alla fine quasi sempre trascinati in un mood black e soul.

 

Cosa ne pensate dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

– Del web e dei social potrei stare a parlare per ore, perché credo che stia rovinando il modo di fare musica, e di proporla alle persone. La musica parte da una passione, fuoco sacro, dal desiderio di raccontare la propria storia e la propria storia può essere interessante per alcuni e noiosa per altri, non deve ed è impossibile possa piacere a tutti. La necessità di viralità della musica moderna, dovuta ai margini di guadagno così bassi, sta svuotando di senso la musica stessa che sta diventando una sorta di Jingle pubblicitario, sono fatte con lo stampo, canzoni ammiccanti e di facile consumo che appiattisce l’innovazione, la personalizzazione in favore della condivisione/vendita. Io credo che la musica sia fatta anche di altro e c’è bisogno di investire in mondi reali, credibili, non in stereotipi di musica da classifica, e c’è bisogno di proporre musica nuova, suonare nei locali, suonare per strada, ma alzare la testa dagli schermi e vivere le emozioni vere. E qui mi fermo. Quindi credo che i social, il web in generale, siano strumenti utili a creare un biglietto da visita e niente di più, ma poi la musica è fatta di altro, concerti e persone, emozioni vere, le canzoni sono mezzi di espressioni in cui qualcuno si riconosce, una necessità intima. Insomma il web deve diventare un semplice strumento di divulgazione, ma non ci si può fossilizzare solo su questo, non può essere lo strumento principale, altrimenti si corre il rischio di venire strumentalizzati dallo strumento stesso e si finisce per diventare patetici e anche un po’ patologici a furia di ricercare tutte queste attenzioni facendo cose che non ci sentiamo di fare.

 

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete? 

– Nei brani non deve mancare spontaneità, originalità e almeno un accordo di settima come minimo 😀.