Ora che non abbiamo più scuse per non intervistare Eleonora Elettra

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Ora che il tempo sta voltando al sereno e le brume dell’inverno provano a sbocciare in nuove primavere, ora che non abbiamo più scuse per non tornare a sperare che domani sarà meglio di così, ora che non sappiamo più trovare la forza che prima ci bastava per credere che andrà tutto bene, ora che siamo diventato esattamente tutto ciò che volevano che fossimo, ora che tutto sembra scritto e che a nulla più potrebbe servire una canzone, Eleonora Elettra ci ricorda che questa realtà non può – non deve – bastarti ancora.

“Ora che non ho” è il secondo singolo della cantautrice riminese (prodotto insieme a Luca Arduini), fuori ovunque da oggi per Luppolo Dischi. Noi di Onde Indiependenti, ovviamente, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di fare due chiacchiere con l’artista. Ecco il resoconto del nostro felice incontro virtuale:



Eleonora Elettra, è da poco disponibile su tutte le piattaforme digitali il tuo nuovo singolo. Qual’è la cosa che, oggi, ti pesa di più non avere?

Se parliamo di oggi penso che, come a tutti, mi manchi la normalità di tutti i giorni. Parlando di musica, manca salire sul palco e condividere la mia musica con il pubblico.

Spesso, le canzoni finiscono con l’essere rivelatorie di riflessioni e spunti di analisi che, in principio, sfuggono agli stessi autori. I casi illustri sono tanti: tu credi di aver capito tutto di “Ora che non ho”? C’è qualcosa che continua a stupirti, ad essere attuale per te, in questo brano?

Credo che ogni canzone nel momento in cui vede la luce prende tanti significati diversi in quanto ognuno di noi le può dare una propria interpretazione. Una cosa sorprendente di “Ora che non ho” è che l’ho scritta prima della pandemia e il grido di libertà che evoca è più attuale che mai.

Come nasce il tuo rapporto con la scrittura? Te la ricordi la tua prima canzone?

Nasce dalla necessità di dire ciò che penso e sento attraverso la mia passione che è la musica. La mia prima canzone me la ricordo e quando la riascolto nei memo vocali del mio telefono mi fa sorridere perché mi ricorda il mio percorso fino a questo momento.

Cosa conta, a tuo parere, per fare “musica che vale”? I tre ingredienti necessari per la tua ricetta perfetta (ammesso che possa esistere!).

– sentimento (sempre)

– groove (finché non batti il piede)

– azzardare (q.b.)

E invece, qual’è la peculiarità della musica di oggi che più ti disturba? Quell’aspetto delle cose che proprio non riesci a mandare giù…

So di essere anacronistica, ma odio l’autotune.

Consigliaci un libro, un disco e un film da associare al tuo brano, che ci aiuti a capire ancor di più chi è Eleonora Elettra.

Libro “Aforismi”  di Schopenauer.

Disco “Geography” di Tom Misch.

Film “Gli stagisti” con Owen Wilson e Vince Vaughn.

Salutaci come preferisci: spazio alla fantasia!

Grazie a tutti gli amici di Onde Indiependenti per aver dedicato il vostro tempo alla mia intervista. E ricordate: non accontentavi MAI!