“Ogni forma artistica può rappresentare una valvola espressiva” – intervista a mantovano

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Ciao, grazie per essere qui con noi. Come nasce l’amore per la musica e quale artista/band ti ha ispirato maggiormente?

Ciao, grazie a voi per avermi dato spazio. Fin da bambino sono stato attratto da questa forma espressiva, molto probabilmente fondamentale è stata in prima istanza l’influenza del cantautorato italiano: gli ascolti di mia madre che puntualmente mi parafrasava i testi di autori quali De André, Branduardi, Battiato, etc. Con gli anni ho apprezzato particolarmente il panorama Alternative con riferimento, nello specifico, a quello anni ‘90 e alla parentesi Seattle: credo che Layne Staley e gli AIC abbiano avuto un forte impatto sulla mia persona.

Il tuo passato come frontman della band Sebo ha influenzato la tua carriera artistica? Ci racconti qualcosa della tua avventura musicale fin qui? Un aneddoto per esempio….

Di sicuro gli anni passati a creare musica coi Sebo sono stati essenziali. Lavorare ad un qualcosa di artistico significa raccogliere le idee, metterle in ordine, raggrupparle per tematiche, dare loro una forma, studiare ogni singola mossa: probabilmente coi Sebo ho imparato a dare valore ad ognuno di questi processi. Potrei raccontarvi di quella volta che viaggiamo su un bus tutto per noi pur non essendo i Rolling Stones: prima data fuori porta, eravamo in Campania e dopo aver preso la Circumvesuviana arrivammo in stazione a Pomigliano d’Arco (NA) con i personali (chitarre, pedalboard, piatti, etc). Dovevamo a quel punto raggiungere l’hotel ma l’orario in cui arrivammo era strambo e non c’erano autobus in circolazione. Entrai in un bar a prendere un caffè e, con la scusa, chiedere indicazioni per raggiungere più facilmente l’hotel – essendo carichi sarebbe stata dura. Fortunatamente proprio in quel posto si era fermato un autista col suo bus fuori servizio che, sentendo le mie parole, si offrì di accompagnarci personalmente. Non è un aneddoto prettamente musicale, però fu divertente!

E siamo al singolo d’esordio, ‘Tempi Interessanti’. Come nasce l’idea di questo brano? Qual è il sentimento cardine da cui ha avuto origine?

Tempi Interessanti nasce dalla voglia di descrivere il sentimento di inquietudine del vivere in un mondo dilaniato da guerre e da eventi distopici come la pandemia. È un brano che esprime disincanto, rabbia, delusione per una società individualista troppo distratta dalle realtà digitali per guardarsi intorno e capire che forse, in fondo, c’è qualcosa che non va e che gli unici a poterlo cambiare siamo noi.

Cosa vuoi trasmettere ai tuoi ascoltatori con la tua musica?

Mi piace pensare che ascoltare la mia musica possa farci fermare a riflettere, possa aiutarci a mettere da parte, per un attimo, le verità di facciata e cominciare scavare più in profondità. Credo sia un esercizio giornaliero che non può che generare i suoi effetti rigenerativi.

Oltre alla musica che arte preferisci?

Amo dipingere. Ogni forma artistica può rappresentare una valvola espressiva capace di dar voce alle proprie verità: anche attraverso le tele e i colori questo processo mi viene naturale.

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