Non puoi “appendere” il disco d’esordio di Biagio

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E’ da qualche tempo che tenevamo d’occhio il cantautore Biagio, artista eccentrico e certamente dotato di una buona dose di ironia, capace di aprire lo sguardo su modi irriverenti e allo stesso tempo “causticamente” realistici di vedere il mondo e il suo tempo; a noi, Biagio è piaciuto fin dal suo primo singolo e di certo non potevamo esimerci, oggi, dal fare qualche domanda al talento napoletano.

Ciao Biagio, in linea con il nome della nostra rivista non possiamo esimerci dal chiedere, ad un indipendente come te, cosa significhi, oggi, fare musica da “indipendente”.

Significa avere molta fiducia in se stessi. In un mondo come quello musicale che ti mastica e ti risputa essere indipendenti è motivo di orgoglio. Usare i propri soldi, autoprodursi, autodistribuirsi rappresenta una vera e propria sfida. Sfida da me persa alla grande.

Hai pubblicato da poco il tuo nuovo album, dal titolo “Come farsi appendere con sette semplici canzoni”: raccontaci un po’ la gestazione del lavoro, magari dandoci anche qualche coordinata temporale che ci aiuti a comprendere come si è sviluppato il tuo progetto nel tempo.

Allora temporalmente i brani li ho scritti 5 anni fa e messi in musica accompagnadomi con la chitarra. In questi 5 anni ho fuso canzoni, cambiato accordi, testi. Li ho prodotti affiancando Stefanelli, fino a giungere al lavoro finale. In quel periodo pre-covid ho avuto il tempo di raccontare le esperienze di un mondo che ormai sembra lontanissimo. Esperienze di un ragazzo a cavallo della transizione generazionale -enti -enta.

Anche quell’aggettivo, “semplici”, credo sia importante da sottolineare: cosa vuol dire, in una canzone, semplicità? In cosa trovi siano “semplici” le tue canzoni?

Semplice per il modo di trattare argomenti di una certa importanza con leggerezza. Per i testi diretti e scanzonati ma anche pseudoimpegnati.

E poi diciamoci la verità, il bello della musica pop è che puoi fare un motivetto orecchiabile anche con pochi semplici accordi.

Sei partito con “Geeno”, il tuo primo singolo dedicato al tuo cane; ecco, la domanda che viene spontanea è: quali sono gli ingredienti principali di una qualsiasi canzone di Biagio?

L’ingrediente principale è la comicità della mia vita. Tutti gli eventi, episodi, soggetti che hanno dato il la al mio processo creativo fanno parte della mia vita. Il mio modo di scrivere è un modo particolare di ricordare e rivivere cose a cui sono legato.

Poi, “Celovuoi”, che con un videoclip super raccontava, tra serio e faceto, il tuo rapporto con i social. Perché hai scelto di far interpretare il ruolo della tua “musa/condanna” proprio ad una suora?

L’idea era quella di creare un senso di smarrimento nei confronti di chi avrebbe visto il video. Eleonora De Laurentis, l’attrice, è molto bella, quindi ci stuzzicava l’idea di metterla in abiti religiosi. La canzone ammiccante e la pazzia di Valerio Desirò hanno fatto il resto.

Le cinque canzoni inedite del disco raccontano una visione della vita e dell’amore ironica, sì, ma velata da uno strato sottile di malinconia; che funzione ha per te la risata? Sfogo liberatorio, o maschera dietro la quale nascondere l’amarezza?

Maschera, nemmeno tanto velata, dietro alla quale nascondo a fatica l’amarezza.

Prendiamo ad esempio “Quattro Denti”, o “Mamma”: dietro l’ironia dei brani si nascondono verità di tutti: quanta vita hai messo dentro questo disco, e quanto questo disco ti ha aiutato a prendere consapevolezza, attraverso la scrittura, delle cose che ti stavano/stanno accadendo?

Eh ne ho messa molta di vita in questo disco. Sono esattamente eventi topici della mia vita nei quali, anche nel momento in cui li vivevo, ho sempre scorto una certa ironia. Ironia della vita nello sbeffeggiarti ma allo stesso tempo farti scorgere spicchi di esistenza.

Hai lavorato al disco con Stefanelli, che ha sicuramente portato nella tua musica quel taglio lo-fi e chill che connota anche le sue produzioni da solista; com’è avvenuto il vostro incontro? E’ stato tutto “rose e fiori” ho il travaglio è stato complicato?

Luca è un amico decennale, un fratello. La nostra amicizia è un travaglio, pensa come possa essere stato lavorare assieme. Fuochi d’artificio domati inevitabilmente dal nazismo insito in Stefanelli. Pensa che per il periodo di produzione e registrazione lo soprannominai Adolf Maria Stefanelli.

Salutiamoci con un appuntamento: daccelo tu, e noi non ti appenderemo!

Ci vediamo a mare domani però forse porta mal tempo. Voglio vedere se non appendete…