“Noi raccontiamo l’amore adulto” Intervista ai New Martini

128

I New Martini sono una nuova e bella scoperta! In realtà, la formazione originaria di Milano suona già da parecchi anni ma il fato ha voluto che pubblicassero solo nei giorni scorsi il singolo “Non ci lasceremo mai da giovani”. Un brano per molti versi coraggioso: perché non ricalca le mode del momento, con richiami spiccatamente anni ’70 e ’80, e perché parla di virilità, in modo intelligente e sarcastico. Ecco la nostra intervista ai ragazzi milanesi.

Benvenuti sulle nostre pagine, New Martini. Partiamo con il chiedervi chi siete, quando e perché è nato il vostro progetto.

Il progetto è nato in realtà nei primi 2000 e l’idea dietro a New Martini era quella di una rivisitazione di quello che allora era chiamato emo in chiave dance, volevamo portare nei locali dove si balla qualcosa che non fosse la classica dance  ma un’idea più anni ‘70 della disco, con la forma della canzone insomma. Poi abbiamo fatto altro per anni e un giorno facendo pulizia in un hard disk abbiamo riascoltato delle bozze registrate 10 anni prima e ci siamo detti che era il momento di riprenderle in mano e rispolverare il progetto. I pezzi alla fine li abbiamo accantonati ma sono stati lo stimolo verso nuove cose. Siamo Jack, detto il biondo, Stefano, detto l’Avvocato, Daniele, detto Bede, Claudio, detto Monolito e Ottavio, il Popi. Amici da una vita, dal liceo per intenderci e questo progetto è il prodotto di questa amicizia.

Il 12 aprile, dopo un lungo periodo di inattività, avete pubblicato il singolo “Non ci lasceremo mai da giovani”. Di cosa si tratta?

Il pezzo si regge tutto su una riflessione o se vuoi una verità: se ti innamori a quarant’anni, non ti lascerai mai da giovane. Diciamo che è più o meno la scena del metro di Nanni Moretti in chiave sentimentale. I testi che parlano d’amore ti fanno quasi tutti pensare ad amori giovanili, freschi, volevamo raccontare un punto di vista diverso, l’amore stagionato.

Nel brano è evidente un’amore per una canzone d’altri tempi. Distanti dalle mode del momento che vedono l’urban, inteso come commistione tra rap, pop e basi elettroniche, portate avanti con fierezza la vostra idea di musica. Cosa vi lega alle sonorità divenute vostre reference?

Noi veniamo dal genere (il post punk, l’emo, etc.), dalla scena se vuoi, due dimensioni dove la sperimentazione musicale è concepita solo all’interno di un recinto precisissimo, pena l’esclusione senza appello. Da un certo punto di vista è assurdo perché con la tecnologia che hai a disposizione oggi il gioco dovrebbe essere quello di cercare di essere unici e invece i generi musicali di oggi impongono un sacco di stilemi che finiscono per diventare gabbie. Semplicemente abbiamo scritto delle canzoni e poi le abbiamo arrangiate ispirandoci alla musica che ci piace ascoltare e suonare insieme in saletta, che come dici bene è tutta roba d’altri tempi. Intendiamoci, ascoltiamo tutto quello che esce con curiosità agnostica e magari delle influenze ci sono anche ma sono dettagli, magari nemmeno si colgono e va bene così.

Vi definite una via di mezzo tra Califano ed Iglesias. In che senso? E perché proprio queste due figure, simboli di un’immagine maschile sorpassata?

L’estetica prescinde dal significato che gli si attribuisce. Sono due uomini che si sono vissuti addosso, ci piace quello e ci piace la loro musica. Tutto qui.

Nel 2022, periodo nel quale più che di virilità si parla di fluidità di genere, non temete di poter essere in qualche modo fraintesi? Voi come vi ponete nei confronti di queste tematiche?

Sempre parlando di Iglesias e Califano, i loro testi sono disseminati di storie d’amore finite male, di grandi all-in e fallimenti e sofferenze. Avevano il coraggio di parlarne apertamente in una canzone e questo aspetto viene trattato pochissimo. La virilità viene oggi confusa con l’aggressività, con la rozzezza ma è solo un fatto recente. La virilità andrebbe associata al coraggio piuttosto. Abbiamo paura di essere fraintesi? Certo, oggi è inevitabile ma ci piace pensare che chi ci ascolta sia intelligente e dotato di senso dell’umorismo.

Tornando alla musica, come si sviluppa il processo creativo delle vostre canzoni? Dall’idea iniziale fino al master finale.

Scriviamo e registriamo tutto nel nostro studio sui Navigli a Milano, il Florida. Registriamo, mixiamo e masterizziamo tutto noi, DIY al 100%. Veniamo pur sempre dal punk e quell’attitudine ce la portiamo dietro anche se ora facciamo tutt’altro. A volte partiamo da una riflessione, a volte da una frase, altre da una storia che vogliamo raccontare e poi ci sviluppiamo intorno la canzone. Per quanto riguarda la musica, siamo molto hip hop da un certo punto di vista, prendiamo spunti da canzoni di cinquant’anni fa semi dimenticate trovate su YouTube e le portiamo dentro il nostro stile e vediamo cosa salta fuori.

Ultima domanda: cosa combinerete nei prossimi mesi? Possiamo chiedervi se state già lavorando ad un disco completo?

Sì, usciremo con un disco che raccoglie tutto il materiale che abbiamo scritto negli ultimi tre anni, in realtà una parte del materiale, i pezzi che stavano meglio insieme diciamo. Poi speriamo di tornare a suonare dal vivo, per noi è essenziale e negli ultimi anni per ovvie ragioni ci è mancato molto. Per il resto ci troveremo ogni venerdì, come ogni venerdì, berremo molto nebbiolo e gratteremo il fondo di YouTube alla ricerca di altre chicche dimenticate da riportare in vita.