Nicola Albano: sottili derive di blues nel nuovo disco

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Cosa sia davvero blues non è facile a determinare. Probabilmente per il compositore e chitarrista pugliese Nicola Albano siamo di fronte ad un modo ragionevole dell’anima, di quella sottile devozione che il sentire mette in campo nei riguardi della forma. E difatti se da un lato questo disco dialoga attraverso il sentire dell’anima, si manifesta dentro le forme della tecnica e la contraddizione da ragione al risultato nonostante i pregiudizi di forma. “Albano’s Blues” è il nuovo disco che dentro 5 composizioni che vendono la straordinaria partecipazione di Stèphane Marrec al contrabbasso… non solo perché sue sono le soluzioni di arrangiamento ma soprattutto le programmazioni elettroniche. I puristi avranno molto da ridire pensiamo noi… elettronica che si fonde con il blues. Eppure il risultato va ascoltato con attenzione: perché qui il blues propriamente detto non è di casa e dalle prime tinte di jazz in apertura si finisce fin dentro la bossa nova e il ragtime. Il suono di Albano sembra macchiarsi di ulteriore passato con riverberi importanti e distorsioni accennate come dentro “Dream Meet You” o nella spaghetti wester di “Space” in cui si riconoscono più di altrove i suoni digitali di drumming. Non so bene se far pace con questa soluzione che inevitabilmente macchia anche l’espressione di timing che è doveroso poter rintracciare nelle esecuzioni di jazz. È se nella prima traccia, title track di tutto il lavoro, sono fermi i punti di riferimento di un certo mondo jazzistico, tra soluzioni classiche e strutture ben note, secondo me è dentro “Alien” che troviamo un luogo in cui la scrittura si fa più “alta” ed elegante… momento in cui, se pur in punta di piedi, troviamo la ricerca, il classico, l’evasione, l’America di ruggine, l’Italia delle tradizioni e una Londra di sobborghi notturni.