“Nella nostra musica convivono amicizia e condivisione di idee senza gerarchie” – Intervista al trio Jazz Naviganti e Sognatori

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Con due dischi all’attivo carichi di musica e arte, jazz e contaminazioni, il trio Naviganti e Sognatori, composto da Trabucco, Falomi e Turchet, porta l’ascoltatore verso un viaggio che ha come meta la conoscenza del “sé”. Oggi i musicisti sono nostri ospiti.

1 – Naviganti e Sognatori. Perché avete scelto questo nome per il vostro progetto?

Buongiorno a tutti, e grazie innanzitutto per lo spazio che ci state dedicando. Il nome Naviganti e Sognatori è nato nel periodo della pandemia, quando per motivi sanitari eravamo tutti obbligati a rimanere in casa. Lavorando a della nuova musica e pensando al periodo in cui sarebbe uscito il nostro lavoro abbiamo pensato che il nome più azzeccato fosse quello che rispecchiava il nostro stato d’animo. Sognavamo di uscire e di riprendere con la quotidianità. Naviganti e Sognatori è il risultato di questo nostro pensiero.

2 – Siete tre musicisti di eccellenza nel panorama Jazz italiano. Quando avete capito di voler unire le forze? Chi tiene il timone?

Ricordo che nel 2019 ho ascoltato per la prima volta dei brani di Luca Falomi, e mentre li ascoltavo pensavo che un giorno mi sarebbe molto piaciuto lavorare a qualcosa assieme. L’anno successivo mi è capitata l’opportunità di dover organizzare un concerto nel Trevigiano ed ho sfruttato l’occasione per coinvolgerlo. Assieme a lui abbiamo pensato ad un terzo musicista che fosse in linea con la nostra visione della musica e ci è subito venuto in mente Alessandro Turchet, amico comune nonché strepitoso musicista. Da li è nata subito una forte sintonia, la quale ci ha portato fin ora a 2 dischi e una trentina di concerti. Riguardo a chi tiene il timone invece, ognuno di noi ha delle peculiarità che mette a disposizione per la crescita del progetto. E’ un lavoro a sei mani non ci sono gerarchie ma solo condivisione di idee.

3 – Due dischi all’attivo: l’omonimo del 2021 e il nuovo Mare Aperto. Cifra stilistica comune: qualità ma anche contaminazioni popolari. Come vi siete evoluti tra una pubblicazione e l’altra?

Sicuramente il primo disco è servito a conoscerci;  in quel periodo avevamo poco tempo per poter suonare assieme, quindi il vero lavoro di conoscenza e di studio reciproco è avvenuto post registrazione. Durante il tour di presentazione del primo disco infatti abbiamo iniziato a mettere le basi per quello che poi sarebbe diventato “Mare aperto”. Abbiamo molti ascolti in comune e una linea stilistica musicale simile, non è stato difficile quindi trovare una strada che ci permettesse di esprimere ciò che siamo musicalmente. La nostra evoluzione è sicuramente dovuta anche ad una forte amicizia che in questi anni si è creata. Questo ci ha permesso di prenderci delle grosse libertà anche mentre siamo sul palco, e di creare una situazione informale e di forte coinvolgimento.

4 – Con un po’ di leggerezza: in quali momenti della giornata consigliereste di ascoltare i brani di Mare Aperto?

Penso che non ci sia un momento preciso in cui sia meglio ascoltare “Mare aperto”, forse l’unica cosa che consiglierei è quella di premere Play quando si sente la necessità di ritagliarsi un momento per se stessi.

5 – Siete musicisti preparati, dedicate ancora molto tempo allo studio, alla ricerca, alla sperimentazione?

Io dico sempre che il nostro lavoro è come un’altalena. Ci sono dei momenti in cui si può dedicare molto tempo allo studio e all’elaborazione del materiale musicale; altri in cui purtroppo veniamo assorbiti da altre sfaccettature dell’essere musicista – come ad esempio l’organizzazione  dei concerti e degli spostamenti. Il segreto sta nel non farsi assorbire completamente ne da una cosa ne dall’altra, in modo tale da essere sempre stimolati. Diciamo che non ci annoia mai!

6 – Due parole per le nuove generazioni: perché dovrebbero approcciarsi al jazz, come ascoltatori e artisti?

Penso che la cosa giusta da consigliare non sia solo un avvicinamento al jazz, ma all’arte in generale. Questi mondi viaggiano parallelamente e una volta conosciuti, non si possono più lasciar andare. La musica è di grande aiuto sia dalla parte del musicista che dell’ ascoltatore, secondo me dovrebbe far parte di ognuno di noi.