Nella Giungla con Zabriski!

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Abbiamo chiacchierato con Zabriski, fresco di nuovo singolo, per farci raccontare come nasce la sua “Giungla”. Buona lettura!

Ciao Zabriski, prima domanda spaccaghiaccio: come sta la giungla nel tuo petto, dopo la pubblicazione del tuo nuovo singolo?

Sono molto contento di questo brano. Mi soddisfa e penso possa piacere. Mi sento un po’ Jungle Julia.

Primo ricordo che hai di te alle prese con la musica, e (se ne hai da raccontare) la scena più imbarazzante che hai  vissuto su un palco.

Nei primi tempi, una quindicina di anni fa, suonammo in una sala parrocchiale in cui, dal pogo generato, finì col nascere una rissa tra baby gang!

“Giungla” sembra aver l’afflato dell’apologia generazionale; quale pensi sia la più grande debolezza della tua generazione, e quale la più grande potenziale forza?

La nostra debolezza è il non saper considerare le questioni di sanità mentale come normalizzati. Di questo parla la canzone. La forza è che ci piace fare festa.

Rimaniamo in tema: cosa ne pensi delle ultime restrizioni legate al Green Pass per i concerti e gli spettacoli dal vivo? Il dibattito, nel settore dello spettacolo e non solo, sembra accendersi sempre più…

Ho delle opinioni, ma non è questione di mia competenza. Io scrivo musica. Mi fido della scienza.

E tu, di concerti? Ne hai in previsione?

Qualcosa c’è.