“Musica e medicina da sempre le mia passioni.” Intervista al cantautore e futuro medico Colangeli

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In occasione della release del singolo “Azzurri a Wembley”, abbiamo incontrato il cantautore e futuro medico Colangeli, per conoscere meglio la sua musica. Un mix di studi classici, citazioni pop e voglia di raccontarsi.

Ciao! Francesco o Colangeli: per prima cosa, come dobbiamo chiamarti?

Semplicemente Colangeli, che altro non è che il mio cognome.

Cosa ti ha spinto a fare musica e quando è successo?

Ho iniziato a suonare il pianoforte più o meno intorno a 12 anni, mi sono appassionato di musica negli anni della scuola media proprio durante le lezioni a scuola.

Hai studiato canto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, e ora studi medicina all’università. Come ti senti nella doppia veste di artista e (futuro) medico? 

Si, ho studiato canto e pianoforte classico al conservatorio Santa Cecilia di Roma, la musica e la medicina sono state da sempre le mie passioni, in questi anni di Università sono riuscito a portare avanti entrambe le cose, dapprima tramite diverse band fino a questo mio primo vero progetto solista, che vede l’uscita del primo singolo proprio a ridosso della laurea.

Che punti in comune ci sono (se ci sono) tra queste due parti di te?

Ho sempre pensato che una canzone debba dare qualcosa a chi l’ascolta, uno spunto di riflessione, una motivazione per fare qualcosa, una consolazione in determinati momenti. Può semplicemente fare del bene a chi l’ascolta, un po come un farmaco del resto. Sono due discipline molto più affini di quanto non sembri (Enzo Jannacci probabilmente la pensava come me…).

Arriviamo ad oggi e al tuo nuovo singolo “Azzurri a Wembley”. Come è nata la canzone?

Azzurri a Wembley nasce il giorno dopo avere rincontrato la mia ex, a distanza di 4 anni dall’ultima volta che ci siamo visti. Sul breve dialogo fra noi, tra domande e scambio di battute, è nata questa canzone.

Nel testo molti riferimenti alla cultura nazional popolare, tra citazioni di serie tv, film e altro. Perché hai voluto inserire questi elementi? 

Alcuni dei riferimenti che ho inserito, come la vittoria degli Europei da parte dell’Italia (da cui il titolo) hanno caratterizzato, per tutti, lo sfondo di questi ultimi anni, altri riferimenti invece, come appunto la serie tv “Peaky Blinders” o la moto Ducati Monster 620, sono riferimenti più personali ed intimi così come anche nostra passione per Nirvana (mia e della mia ex) da cui la citazione di Kurt Cobain e Courtney Love.

Nel brano parli di una relazione d’amore ormai finita. Un’esperienza che hai vissuto realmente?

La relazione di cui parlo, da come avete capito, è un’esperienza che ho vissuto personalmente.

Non credi che, per un cantautore pop come te, parlare d’amore possa suonare scontato e facile?

Penso che parlare d’amore non sia mai scontato, ogni amore ha qualcosa da raccontare e soprattutto, credo che parlarne in una canzone sia tutt’altro che facile: si può avere tanto da dire, anche cose molto originali, proprie di ogni singola relazione, che però una volta messe in musica appaiono banali.

Con chi hai lavorato in fase di produzione e registrazione? Quanto queste persone hanno influenzato sul risultato finale?

In fase di produzione ho avuto il piacere di lavorare con Roberto Gramegna ed Ettore Gilardoni presso lo studio Real Sound di Milano, che hanno avuto grande merito nel contribuire alla resa del sound finale, sia riguardo questo mio primo singolo, che riguardo l’intero album. Mi hanno dato molto dal punto di vista artistico e non, insieme abbiamo tirato fuori il massimo da questa e dalle altre canzoni.

Com’è Colangeli sul palco? Come si sviluppa un tuo live?

Il tour che partirà in autunno e che è ancora da completare in termini di date, mi vedrà live in acustico, esclusivamente piano a voce.