Miriam: un disco urgente, pulito, ancora acerbo

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L’EP “A squarciagola” segna un potente e commovente esordio per la giovane artista romana Miriam, che con questo lavoro ci regala scorci di vita privata, consumata, vissuta. Giovane si, ma già ricca di una penna affilata per le belle allegorie nonostante molte soluzioni sono assai pop, adolescenziali. Classe ’99 immersa in uno stile che sa farsi personale: direi che può bastare con le pretese o no?

Antico e futuro dialogano assieme. Da De Gregori alle moderne tinte di rap e trap… questo suono che di base si fa digitale sembra provenire dal fondo degli anni d’oro della musica italiana, derivandosi in melodie lineari, liquide, dove la voce si rende riconoscibile e l’elettronica poi arreda con gusto e senza eccessi. La perdita di una persona importante oggi significa riscatto e in fondo un brano come “Sto bene” è un degno manifesto del tutto: ricordarsi di avere forza anche dentro una fine e che ogni fine poi significa nuovo inizio.
Ogni traccia di “A squarciagola” è un capitolo della vita di Miriam, una testimonianza delle sue esperienze, delle sue emozioni e delle sue riflessioni. La sua voce trasmette sincerità e vulnerabilità, non so bene come dirlo ma ha quella chimica tale per firmare con individualità tutto l’ascolto. Dai momenti di dolore e struggimento alle speranze per il futuro, Miriam esplora una gamma completa di emozioni con una franchezza da un lato priva di mezze misure, dall’altro con una sensibilità rischiosa.

Bella anche la produzione e su tutto svetta la title track che gioca anche con un ritornello facile ed efficace. Bello anche il singolo “Cinema”, forse il vero momento retrò del disco… più debole forse l’ultima traccia, dove sento una voce che resta nuda e si tradisce giovane e ancora acerba su molti aspetti di dettaglio. Un disco sincero, pulito nonostante le macchine digitali. Un ascolto breve, libero, urgente. Di sicuro sono tanti i dettagli da raffinare ed è ancora lontana la scrittura che vince su tutto e merita ogni radio esistente.