“Mi piace l’idea che l’ascoltatore sia libero di identificarsi con i versi che scrivo” – Intervista a The Things We Hide

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Ed eccoci a Opposite Side Of Live. È ispirato da situazioni ed emozioni personali?

Jacopo: Mi trascinavo dietro una bella serie di scorie emotive come un fagotto sulla spalla, e questo ha inevitabilmente marchiato “Opposite side of love” a livello profondo, fin da subito. Al di là di quella che è la versione romanzata di una mia esperienza di vita, però, la situazione che volevo immortalare e che avevo impressa in mente è piuttosto comune.

Il testo è molto profondo. Cosa volete trasmettere ai vostri ascoltatori?

Jacopo: Mi piace l’idea che l’ascoltatore sia libero di identificarsi con i versi che scrivo: senza dubbio il testo non è criptico, e anzi è ben chiaro, ma la sua forza sta probabilmente nella sua universalità. Molti di noi, come dicevo poco fa, sono sopravvissuti a una relazione dura, instabile e burrascosa, quindi potrebbero ritrovarsi facilmente nelle mie parole. In generale, voce e liriche coronano nel modo più giusto il contrasto netto che ricorre in tutta la canzone – dolcezza sensuale e improvvisa aggressività.

È un lavoro frutto di più menti. Com’è stato lavorare insieme?

Jacopo: Personalmente, lavorare con tutta la squadra di After Life Music Dimension mi riesce molto facile, è tutto naturale e fluido. Con Marco l’intesa artistica è sempre stata molto evidente: oramai l’uno capisce al volo le intenzioni e le preferenze dell’altro. Anche Ivano, Anna, Sofia e Chiara sono stati non solo altamente ricettivi, ma anche propositivi – e questo li ha portati in maniera spontanea verso una personalizzazione delle loro parti strumentali e vocali. La mia concezione di gruppo musicale è sempre stata assolutamente democratica, e sono del tutto soddisfatto quando ognuno ci mette attivamente del suo.

Qual è l’aspetto, se c’è stato, che ha creato più difficoltà?

Jacopo: A differenza di altre nostre canzoni, questa nasce con una melodia vocale molto dettagliata, puntuale e precisa, che non volevamo modificare; dunque la sfida – più che la difficoltà – veramente interessante è stata il far sì che Anna, Sofia e Chiara facessero proprio questo cantato piuttosto complesso, vagamente black, e lo interiorizzassero aumentandone il valore. Un vero successo: le nostre ragazze – lo dico con estremo orgoglio – sono state impeccabili.

Per quanto riguarda l’artwork e la foto di copertina, sono anch’essi frutto di una collaborazione?

Elisa: La foto di copertina(sopra in cima all’articolo) non è stata scattata appositamente per il brano, ma è nata in maniera casuale in un pomeriggio di fine estate. Raffigura semplicemente le ombre delle chiome degli alberi riflesse su un muro grezzo. Quando mi è stato chiesto qualcosa di adatto al brano ho subito pensato a quello scatto, che mi dava un senso di malinconia ma anche l’idea di qualcosa di contrapposto in senso astratto.

Siamo ai saluti, quali sono i vostri progetti nel prossimo futuro?

Marco: La creazione e la produzione di nuovi brani è lo scopo di questo progetto senza per forza andare in una direzione precisa, ovviamente anche portare dal vivo i brani e magari un videoclip, in linea di massima c’è bisogno di nuova musica inedita perché vedo il mercato mainstream riproporre sempre le stesse identiche cose. Oggi con un minimo di investimento si può fare la differenza, spero che quello che stiamo facendo venga percepito come qualcosa di intrigante e molto contaminato.