L’universo musicale dei Sarneghera?: ‘Il Varco Nel Vuoto’

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L’EP “Il Varco Nel Vuoto” dei Sarneghera? è il secondo capitolo della loro trilogia “Tales from the lake” e offre un’esperienza musicale eccezionale. Questa volta, il Dr. Vanderlei esplora la connessione tra la musica e la misteriosa maschera, che può essere attivata tramite determinate frequenze musicali.

Il lavoro discografico offre un viaggio interstellare attraverso il suo suono caratterizzato da riff robusti, tempi dispari e aperture melodiche sorprendenti. La dedica a Carl Sagan, l’astrofisico divulgatore, si riflette nella profondità e nella vastità delle composizioni, che sembrano catturare l’essenza dell’universo stesso. Il messaggio della band, che ci invita a considerare l’universo come parte di noi stessi, risuona con potenza attraverso la musica.

“Il Varco Nel Vuoto” è un’EP che celebra l’interconnessione tra l’uomo e il cosmo, offrendo un’esperienza sonora straordinaria che ci invita a esplorare l’infinita bellezza dell’universo e della mente umana. 

Il vostro nuovo EP “Il Varco Nel Vuoto” è il secondo capitolo della trilogia “Tales from the Lake”. Qual è la connessione tematica tra questo EP e il precedente “Tales from the Lake volume I”? Cosa volete raccontare attraverso questa trilogia?

Raccontiamo la storia di una strana maschera trovata sulle rive del lago di Iseo dal Dr Vanderlei, un vecchio astrofisico che nessuno ascolta più. La maschera è in grado di connettersi con l’universo e di far parlare una strana lingua chiunque la indossi. Nel primo episodio il Dr Vanderlei ha ingaggiato i Sarneghera per attivare la maschera con la loro musica violenta e incalzante. Nel secondo episodio ha scoperto di più sullo strano linguaggio e sul suo funzionamento. In un paio di occasioni, grazie alle frequenze di una vecchia radio, il Dr Vanderlei è riuscito a sintonizzare la maschera sulla lingua italiana e in un caso sulla lingua inglese. Per il resto tutti i testi sono in una lingua ancora sconosciuta denominata “smoothiesh” o “frullatese”

Potete spiegarci come è nata l’idea de “Il Varco Nel Vuoto” e come avete sviluppato il concetto di un viaggio interstellare dedicato all’astrofisico Carl Sagan?

Carl Sagan è fondatore del progetto SETI, incaricato della ricerca di vita extraterrestre nello spazio, scrittore di fantascienza, collaboratore nelle missioni spaziali Mariner, Voyager e Viking, ha ispirato il film Contact ed è stato un visionario e appassionato divulgatore nella serie televisiva Cosmo. Un’infinità di stimoli per chiunque abbia a che fare con lo spazio profondo, anche se solo musicalmente, come nel nostro caso. Il viaggio interstellare è quello intrapreso dalla maschera con lo scopo di comunicare con la Terra.

Parlateci del vostro approccio alla produzione musicale per questo EP. Ci sono elementi sonori o strumenti che avete utilizzato in modo innovativo?

I riff sono tutti di Piddu, il chitarrista. In un secondo momento vengono rielaborati con i tempi e le idee della batteria di Cecco. Gianni, il bassista, vive sulle note dell’adagio “less is more” e ci mette giusto quel che basta. Nella fase conclusiva dell’esperimento Geordie indossa la maschera e si fa impossessare dal suo potere cantando melodie indecifrabili. Preferiamo registrare in presa diretta con qualche sovraincisione di chitarra per ingrassare il suono, quindi niente di innovativo. Spesso inseriamo frammenti di discorsi o suoni strambi nelle registrazioni.  Nell’ultimo ep sono finiti suoni alieni, il discorso “A Pale Blue Dote” di Carl Sagan, un audio di una missione spaziale americana e una performance vocale polifonica dal nome Andesana. Tutti gli altri deliri vocali, tra cui le voci di improbabili mostri dallo spazio profondo, sono stati registrati. Ci affidiamo al nostro amico Luca Tacconi dello Studio Sottoilmare di Verona che è una garanzia

Il vostro sound è descritto come “riff granitici, tempi dispari e aperture melodiche inaspettate”. Come avete lavorato per ottenere questo equilibrio di elementi musicali nel vostro EP?

Fondamentalmente unendo le sonorità che più ci piacciono e che sono più vicine alla nostra attitudine. I punti di riferimenti sono in territorio hard core, metal e punk. Potremmo citare tra i tanti  Mastodon, Refused, Converge, Dillinger Escape Plan, Bad Religion e ultimamente anche The Hives. Mescoliamo tutto in uno shaker e serviamo in un bicchiere tumbler alto cercando di trovare la nostra ricetta personale che potremmo chiamare Alien Core. In una recensione hanno definito il pezzo Human Killa Machina come “un brano dei Queen sotto acido in versione proto hardcore” Ecco, ci piace tantissimo questa definizione. Siamo in giro a suonare se qualcuno vuole farsi un’idea: Brescia, Treviso, Padova, Milano. Trovate le date sui soliti canali social.

Avete menzionato che siete “l’occhio con cui l’universo guarda se stesso”. Cosa significa questa dichiarazione per voi e come si riflette nella vostra musica?

“L’uomo è l’occhio con cui l’universo ha imparato a osservare se stesso” è una citazione del fisico Victor Weisskopf. Non siamo esperti di fisica quantistica ma questa frase bastava da sola ad alimentare l’immaginario necessario per un nuovo capitolo di “Tales from the lake”. Se gli elementi che hanno permesso la vita sulla Terra sono arrivati dallo spazio e l’evoluzione sul nostro pianeta ha portato all’homo sapiens è facile pensare all’uomo come il prodotto dell’evoluzione dell’universo. In pratica gli elementi che hanno dato origine alla vita si sono trasformati in qualcosa capace di pensare. In questo senso l’uomo è “l’occhio con cui l’universo guarda se stesso”

Alan Sorrenti l’ha fatta breve cantando “noi siamo figli delle stelle” Noi ci siamo spinti un po’ più in là con un facile slogan: l’universo è una parte di te, sei abitato nella testa

Che messaggio sperate che gli ascoltatori ricevano dall’ascolto del vostro EP “Il Varco Nel Vuoto”? Cosa volete che la vostra musica comunichi?

In ogni nostro ep tre canzoni su quattro sono in un linguaggio inventato. Per chi è incuriosito dal messaggo consigliamo l’ascolto di “Prima i terrestri” e di “L’universo è una parte di me”. Per il resto siamo più orientati al suono piuttosto che al significato in senso stretto, come dei bambini che imparano a parlare con la lallazione noi ci divertiamo con i testi suggeriti dalla maschera. Alla domanda “cosa ti ha ispirato” e “cosa volete comunicare” non sappiamo cosa rispondere con precisione, siamo nelle mani del Dr Vanderlei.

In un tempo in cui chiunque si sente in diritto di dire qualsiasi cosa su qualsiasi argomento e in cui le parole hanno perso il loro valore, dare retta anche ad una maschera strampalata potrebbe rivelarsi molto più interessante.

Ecco, questo è il nostro messaggio.

Meno significato. Più significante.

Date retta alla maschera