Luca Annoni, intervista: “Riflessi rappresenta per me un punto di svolta”

113

Il cantautore Luca Annoni ha pubblicato il nuovo singolo Riflessi, un brano pop dal sound fresco e moderno, caratterizzato da un testo elaborato che spinge l’ascoltatore a “riflettere”. L’autore, infatti, a proposito del brano e della sua creazione, trae ispirazione dai guai e dagli errori che ognuno di noi commette durante la propria vita, di cui spesso sono considerati solo i loro risvolti negativi. “Riflessi”, invece, così come uno specchio che ci mostra il lato opposto di ogni cosa, vuole far notare all’ascoltatore come gli errori ed i guai del passato possano avere anche dei risvolti positivi. Ecco cosa ci ha raccontato nella nostra intervista!

Ciao Luca, il tuo singolo Riflessi è uscito pochi giorni fa. Cosa significa questo brano per te?

Ciao ragazz*! Si comincia con una domanda gigante. Per me Riflessi è un punto di svolta, un giro di boa, un momento catartico. Non a caso c’è voluto un sacco di tempo prima che mi convincessi a farla uscire. Le canzoni spesso sono così: richiedono tempo. Più tempo richiedono, più importanti sono. Il brano racconta del momento in cui decidiamo attivamente di non rimanere incastrati dentro i nostri riflessi peggiori, che spesso sono quelli che hanno la forza di gravità più alta. Il pezzo è il tentativo di guardare anche la parte migliore di noi che lo specchio ci restituisce, decidere che possiamo costruire il nostro futuro – e la nostra persona – proprio su quella parte migliore. O almeno possiamo impegnarci al massimo per farlo. È una boccata d’aria che ci si concede, una speranza.

Prendendo spunto dal titolo del tuo singolo, ti ritieni una persona riflessiva?

Molto. Mi soffermo sulle cose, ci penso e ci ripenso. Devo dire però che spesso si associa il tratto dell’essere riflessivi con quello dell’essere sensibili. In realtà è proprio l’opposto. La riflessione è un’analisi: implica un processo razionale, e quindi richiede un allontanamento dalle emozioni. Farlo è fondamentale, per capire le cose e per capirsi. Inevitabilmente poi, per alcune persone, le emozioni fanno il giro e rientrano dalla finestra. A volte lo fanno in modo rocambolesco, a volte lo fanno di soppiatto, ma da qualche parte, in qualche modo, rientrano. Io sono sicuramente annoverabile anche tra queste persone.

Qual è stato il momento in cui hai deciso di fare musica?

Credo che fare musica non sia una decisione che si prende. È qualcosa di un po’ più simile a una “chiamata”, una missione. È un’esigenza. Non è un caso che il mondo sia pieno di musicisti, pieno di artisti che vengono spinti da qualcosa di inspiegabile: e non possono farne a meno. E non importa se riempiono gli stadi o meno. Certo, quello è auspicabile per tutti. Ma fare musica non deriva da un desiderio di successo. Il successo è un altro capitolo di questo discorso. O forse è proprio un altro discorso. “Fare musica” è un’altra cosa. È come muoversi, respirare. È parte di un movimento più naturale.

Hai dei sogni nel cassetto?

Certo, ne ho molti. Come tutti, credo. Fare musica in un certo senso non è un sogno. Continuerò a fare musica per tutta la vita, indipendentemente da quello che succederà. Il sogno piuttosto è arrivare a più persone possibili, trasmettere qualcosa, infondere belle sensazioni. Mi piacerebbe, grazie alla musica, riuscire a togliermi delle soddisfazioni. Questo sì, è il mio sogno principe. Che però fa compagnia a tanti altri sogni, appartenenti a sfere più personali.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Riflessi precede l’uscita di un album?

Al momento l’idea è quella di far uscire altri singoli nei prossimi mesi. Poi è molto probabile che vengano raccolti in un album. Anche perché ho un po’ degli ideali romantici e mi piace l’idea di avere il disco stampato tra le mani. Lo so che è una cosa che passerà definitivamente a breve, anzi forse è già passata del tutto. Ma è un po’ come coi libri: sfogliare le pagine con le dita ti lascia addosso tutta un’altra sensazione. Oggi i dischi non funzionano più perché l’ascolto può arrivare ovunque, in un istante, senza necessità di supporti. E questo in realtà lo trovo stupendo, sono il primo a farlo ogni giorno: si scoprono artisti e mondi musicali che non avremmo mai trovato altrimenti.