Lo stupendo viaggio da fermi di Magasin Du Cafè…

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Magasin du Café presentano SHARDANA

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Nel nuovo album i Magasin du Café inseriscono come elemento di novità alcuni testi per spiegare meglio il concetto culturale che sta dietro alle loro creazioni musicali, contrariamente agli album precedenti in cui la voce era usata come uno strumento musicale.

La storia raccontata è quella di un guerriero Shardana che parte dalla Sardegna, partecipa alle campagne di pirateria ai danni dell’Egitto, si offre come guardia personale di Ramses II, partecipa alla battaglia di Qadesh. Vivendo a corte scopre l’enorme sapienza sacra ed esoterica dell’Antico Egitto, entrando in rapporti di rispetto con sacerdoti e aristocratici. Queste nuove conoscenze lo spingono a ricercare le sue origini, le origini dell’essere umano e degli Dei. In un viaggio di unificazione, per tornare a dove tutto è iniziato, parte per raggiungere l’estremo Nord, verso quella che i Greci chiameranno migliaia di anni dopo Hyperborea.

L’album ha sonorità che richiamano il prog rock, il post rock e la world music. L’elettronica regala ritmo e un sound a tratti ipnotico, così come le voci con sonorità ancestrali degli antichi sardi e le armonie dell’Oriente.

Ancora una volta l’emozione è al centro delle composizioni, stavolta unita ad un concetto originale e poco esplorato: l’origine preistorica del nostro mondo, fatta di lotte, amori, scoperte. Temi modernissimi e universali.

 

La Band

I Magasin du Café sono l’essenza della World Music in chiave moderna. Amano suonare in luoghi incontaminati nella natura (laghi di montagna, fiumi, boschi, spiagge, foreste). Hanno creato dal 2020 un format di concerti alimentati da una bicicletta ed illuminati da candele. I loro concerti sono un’esperienza ancestrale, da vivere lasciandosi andare a quello che loro stessi chiamano flow. La voce ed la ritmica di questa band vengono dalla Sardegna, dove migliaia di anni fa vivevano i Popoli del mare “Shardana”. Popoli che non appartenevano a nessun regno, a nessuna dinastia, ma semplicemente appartenevano al mare. Un omaggio alla natura, alla vita, alla libertà.

I loro concerti sono meditativi e spesso riescono a portare il pubblico in uno stato quasi ipnotico. Musica che ci parla di tradizioni lontane, in cui il grande Nord si mescola con l’Oriente, in cui i canti sciamanici dell’America e dell’Africa diventano moderni. Il sound è universale, i suoni sono esotici ma senza connotazione geografica, si mescolano al rock, al folk, all’elettronica, in un dialogo inedito tra i cinque musicisti.

 

Il Concept

Gli Shardana (o Sherden) erano uno dei Popoli del Mare, famosi per essere stati la guardia personale di Ramses II, uno dei faraoni più influenti di tutti i tempi. La loro grandiosità in battaglia si intuisce dai pochi scritti trovati dagli archeologi, ma gli storici più attenti hanno trovato le loro tracce in tutto il Mediterraneo, il Baltico e perfino l’Africa del Sud. Tracce di manufatti, bronzetti nuragici, armi, monumenti di pietra imponenti, bassorilievi e miniere.

Sembra ormai assodato che la Sardegna abbia preso il suo nome da questo popolo, di cui non si conosce ancora l’origine. Da qui deriverebbe il mistero del popolo sardo e della sua nascita, ma soprattutto il mistero della sua unicità. Sembra che gli Shardana abbiano avuto contatti intensi con popoli del nord e mediorientali, talmente profondi e ricorrenti da rendere difficile capire da dove tutto sia partito.

Per noi, Shardana è un concetto che ha ribaltato tutto quello che conoscevamo della nostra storia e del nostro presente. È un tornare alle origini, è scoprire che già migliaia di anni fa, prima della scrittura, le genti si mischiavano, lottavano per i territori, commerciavano ed esploravano.

 

 

L’INTERVISTA

 

Ho letto l’introduzione al disco e mi è venuto da definire il vostro disco una sorta di colonna sonora per un viaggio da fermi… che ne pensi di questa definizione?

 

Crediamo che uno dei modi più intimi di viaggiare sia proprio quello introspettivo. Prendere aerei senza cambiare nulla della propria anima è solo intrattenimento. In ogni caso la nostra musica non è solo un tappeto sonoro. Anche i brani strumentali offrono suggestioni che portano lontano prima di tutto noi, mentre li suoniamo. In questo ultimo album molti brani hanno un immaginario ben preciso e parole che aiutano ad entrare nel nostro mondo.

 

In questo album cosa vi ha trasportato di più durante la sua realizzazione? Il popolo dei Shardana o l’amore per madre natura?

 

Sono due concetti senza distinzioni per noi. I popoli tradizionali e quelli antichi hanno un contatto con la natura fatto di attese, rituali e necessità. Gli Shardana vivevano a contatto con gli antenati e la loro storia, avevano un’economia basata su artigianato e commercio. La guerra era il metodo più aggressivo per contattare altre culture, ma anche attraverso queste campagne di conquista si formava la cultura mediterranea. Conoscere la Natura è anche conoscere l’animo umano. É un errore tenerli separati ed è l’unico modo per vivere e studiare il proprio ecosistema.

 

Musicalmente invece quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente inspirato?

 

Di sicuro compositori come Hans Zimmer, che adoriamo per la capacità di unire il sinfonico con il rock e la world music. Insieme fondiamo le musiche a gli ascolti di cinque persone: la fusion, il rock, il folk nordico, quello tribale e sudamericano, la musica sciamanica e il repertorio classico. Crediamo si senta ognuno di questi influssi nel disco e abbiamo lavorato circa due anni per fare in modo che siano sempre organici.

 

Cosa ne pensi della scena musicale italiana e dei media musicali del nostro paese?

 

La scena musicale italiana è come tutte le scene musicali, anzi, come tutte le scene artistiche e culturali nel mondo: da una parte il mainstream, confezionato, anestetizzato e autocelebrativo. Ogni tanto spuntano fuori degli outsider per dare varietà e far sembrare il successo di una band genuino e miracoloso. Insomma, si confezionano storie di cui parlare. Dall’altra c’è gente che fa musica anche se sa che forse in TV non andrà mai, ma continua a farla perché è l’unico modo che conosce per esprimere se stesso. Queste band hanno una grandissima dignità e grazie agli streaming hanno voce e anche discreto successo. I numeri e gli algoritmi rovinano un po’ questa poesia, ma sono anche un metro di paragone importante, anche per gli addetti ai lavori. Il passaparola intimo e fatto di festival, sudore e aperture dei concerti non esiste più nel mainstream, ma nell’arte meglio non essere troppo nostalgici.

 

Ho visto che dal vivo avete questo progetto molto carino per cui il pubblico genera energia con le bici.. mi vuoi raccontare di preciso come funziona? 

 

Abbiamo un accumulatore che per funzionare necessita di una stabilizzazione costante, se no l’energia si ferma. Uno dei modi più simpatici e utili che abbiamo trovato è appunto una grande dinamo costruita da una ditta pioniera in questo campo. Con questo sistema siamo completamente indipendenti, possiamo suonare dovunque senza fare rumore o fumo. Il concetto è quello di ecosostenibilità attiva, creando sistemi autonomi di energia e fusione con la natura. Comporta fatica, molta fatica, ma la natura non fa sconti e pretende sempre un piccolo sacrificio per ottenere risultati.

 

Pensi che l’ecosostenibilità indotta dall’attuale “governo mondiale” sia la soluzione in un mondo in cui se gli stati occidentali cercano regole, stati come India, Cina o il Su America non hanno per niente in agenda la ricerca di un modo meno “sporco” di devastare la terra…?

 

Gli stati occidentali cercano soluzioni da molti decenni, la differenza è che adesso si fanno due errori: pensare che tutto questo si debba fare per “salvare il pianeta”, mentre invece lo dovremmo fare per salvare la nostra salute e la nostra economia, non più sostenibile. E poi si fa l’errore di cedere passivamente a soluzioni proposte da chi ha creato il problema: chi aveva il monopolio del petrolio adesso si lava la facciata con il Green a tutti i costi e crea monopoli energetici che inquinano nello stesso modo. Ma inquinano e affamano i paesi più poveri, quindi noi non lo vediamo e siamo convinti di fare quello che è giusto perché lo dice la TV. Le tecnologie davvero sostenibili esistono già da un secolo ma non fanno comodo agli interessi di nessuno. L’unico modo per salvare noi stessi è l’autoproduzione, la decrescita felice, l’arricchimento spirituale e il contatto con la Natura. Un contatto che non si limita al guardare documentari nel proprio salotto.

 

Ci sono già delle date dopo l’uscita del disco?

 

Stiamo costruendo un nuovo tour, un nuovo pubblico e uno spettacolo che segna un punto di svolta nella nostra crescita. Crediamo molto in tutto questo, siamo davvero curiosi ed elettrizzati di cominciare dal vivo. La nostra sarà una progettualità a lungo termine, ma di sicuro non staremo con le mani in mano quest’estate. Sono già molti i contatti nazionali ed internazionali e la stima ricevuta dagli addetti ai lavori. Incrociamo le dita e continuiamo a lavorare! Se vogliamo citare alcune tappe italiane, sicuramente tocchermeo Napoli, Firenze, Bergamo, oltre che Sardegna, Piemonte ed il sud Italia. Macineremo chilometri per tutto lo stivale insomma, ma aspettiamo di comunicarlo con l’uscita del calendario ufficiale.

 

Magasin du Café