L’irriverenza attualissima e caustica di Mico Argirò

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Siamo in compagnia di un artista irriverente di nome, di fatto e di nuovo disco: oggi vi parliamo con Mico Argirò della sua ultima fatica discografica, “Irriverentə” appunto; un album che forma un insieme di 8 storie irriverenti dagli anni che stiamo vivendo. Nei brani, seppur con grande energia, si racconta il disagio di vivere nel secondo ventennio di questo secolo, tra social, critica all’arte e lockdown.

All’interno troviamo collaborazioni musicali di grande livello: c’è la musica napoletana di Pietra Montecorvino e Tartaglia Aneuro, c’è il rap del collettivo Cilento Doppia H, c’è la musica d’autore di Luciano Tarullo e Antunzmask, c’è l’indie di Frank Bonavena e Gabriele Slep.

Per non farsi mancare nulla, quello di Mico è il primo disco in Italia con la schwa nel titolo e stampato su preservativo: irriverente di nome e di fatto, dicevamo.

Fatte le dovute premesse, passiamo alla nostra intervista con questo artista tutto da scoprire ed ascoltare!

Benvenuto Mico Argirò e complimenti per il tuo nuovo album “Irriverentə” . Come nasce l’idea di questo disco?

Volevo raccontare la mia contemporaneità, dal piccolo al grande; non volevo fare un album senza tempo, d’amore astratto o di storie assolute, ma qualcosa di più sporco e contemporaneo. Credo di esserci riuscito, di sicuro è un album contorto, come del resto sono contorti questi anni 20.

Musicalmente, in che genere lo collochi? C’è molta varietà all’interno

Non riesco a collocarlo in un genere e non ho tanta voglia di farlo. Ci sono elementi diversissimi e distanti, dal cantautorato alla musica elettronica, dai rimandi popolari alle sperimentazioni… non mi piacciono le denominazioni, le etichette, i riassunti. Irriverentə è un disco libero, molto personale.

Degli 8 brani, quali pensi ti rappresentino maggiormente?

Di sicuro “Che schifo gli anni 20”, che è il più recente, ma ognuno degli altri ha in sé una parte della mia anima, anche cospicua, e del mio essere. La più personale è di sicuro “Di nascosto”, ma ognuna delle altre, da “Lambrooklyn” a “Hijab” ha tantissimo di me dentro, almeno di una parte del caleidoscopio che è un’anima, in questo caso la mia.

Disco con la shawa  stampato su preservativo! Ci racconti di queste scelte?

La schwa l’ho scelta come simbolo di questo album perchè credo sia molto simile a queste canzoni: senza genere, nuova, che fa incazzare tutti, dai puristi agli avanguardisti. In più mi ha permesso di giocare sull’ambivalenza e di dire contemporaneamente “Irriverenti”, riferito alle canzoni, e “Irriverente” riferito a me.

Il preservativo è invece due cose: il tentativo di rendere irriverente anche il supporto stesso dell’album e il tentativo di creare un album dinamico, soprattutto nei contenuti speciali, che superasse il disco fisico, ma non l’abbandonasse del tutto. L’area a cui può accedere chi ha comprato il disco è un luogo solo per me e lui, questo è un concetto nuovo.

Quali sono i prossimi passi che farai a livello musicale?

Sto portando dal vivo le canzoni in una nuova veste super elettronica insieme a Biagio Francia, uno spettacolo di molta energia che sta piacendo e facendo ballare ogni posto dove stiamo andando, ne sono molto felice. Ho dei progetti futuri, alcuni a breve termine e altri più lunghi, vedremo. Speriamo bene.