L’Europa noir nella musica de I Ragazzi Del Massacro

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Quando si ascolta un disco de I Ragazzi del Massacro si viene subito catapultati in un universo parallelo, nel quale stiamo vivendo di nuovo i primi anni ’80, magari a Berlino o a Londra. Il loro ultimo lavoro “… and Johnny left the gun”, che abbiamo recensito qui, ne è la prova più sincera. E con sincerità la band milanese, che ha recentemente reso disponibile il video del singolo “Johnny got his gun”, ha risposto ad alcune domande per noi.

 

Come e quando nascono I Ragazzi del Massacro?

Nel 2017 dal mio incontro con Luca Divina il batterista, con l’intento di creare un nuovo progetto che si ispirasse al post punk di inizio anni 80. arrivando dallo stesso background di locali e centri sociali milanesi è stato semplice trovare punti in comune. Subito abbiamo completato la formazione con Danilo Caraccio prima come bassista e poi come chitarrista. L’anno scorso è entrato Carlo Andrea Ceccoli al basso e tastiera, polistrumentista con cui siamo riusciti ad ampliare la nostra gamma sonora grazie all’utilizzo delle tastiere. Il nostro intento è quello di creare un progetto originale, traendo spunto dalla nostra passione per la letteratura noir che viene messa in musica.

“Johnny got his gun” è il vostro nuovo singolo. Quasi 8000 stream su Spotify per un brano che se ne frega delle mode e suona post punk anni ’80. Siete felici di come sta andando?

Si molto, avremmo voluto stamparlo in Vinile come il precedente album. Purtroppo però con il fermo dei concerti causa pandemia ci sono pochi sbocchi per vendere dischi. Ma siamo contenti di come sta andando perché significa che la gente è attenta al binomio musica e testi, per noi sempre fondamentale.

 

Anche il video è molto particolare. Protagonisti Davide, vostro cantante, e un barboncino… ce lo spiegate?

Abbiamo voluto raffigurare con ironia e in modo leggero quello che è un argomento molto serio. Vale a dire lo scontro tra chi vuole essere libero artisticamente e mentalmente di esprimersi attraverso la propria creatività  e chi vuole rimanere legato a vecchie nostalgie e pericolose filosofie totalitariste.  Abbiamo scelto un barboncino perché molto spesso sono le persone dall’aspetto più inoffensive e quasi tenere ad essere le più pericolose. Poi non mi piace spiegare troppo, vorrei che ognuno ci trovi il suo significato personale.

Ma come nasce una vostra canzone?

In genere partiamo da un messaggio,  da un’atmosfera che vogliamo esprimere in musica, molto spesso come in questo periodo nasce in ambito acustico, da chitarra e voce. Dato che i testi sono importanti, facciamo un lavoro cantautorale che diventa rock in sala, improvvisando, creando arrangiamenti che sfociano in suoni nervosi ed energici sulla base della sensazione che si crea tra noi quattro durante la prima  esecuzione del brano.

Quali sono le vostre influenze principali? Oltre che musicali, anche cinematografiche.

Prima di tutto la letteratura e il cinema noir, ci piacciono le storie di antieroi, di gente ai margini, di chi arriva a toccare il fondo e non sempre risale. E la vita quotidiana, fatta di personaggi che abitano la nostra Milano e la nostra Europa, quella meno di moda.

Come descrivereste la vostra musica in tre aggettivi?

Sincera, noir ed Europea.