L’arte prima di Opera, l’arte dopo Opera

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Di Opera, avevamo già avuto modo di parlare qualche settimana fa, all’uscita della suo singolo “Gazza di Monet”: il ragazzo ci aveva colpito per la sua musica quanto per le sue idee, tutte raccolte all’interno di un manifesto (che potete leggere qui) che ben lasciava intendere quanto di fronte avessimo qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati.

L’impegno, dice qualcuno, è un valore che non appartiene alla generazione di fine millennio (figurarsi a quella successiva), figlia di un tempo sfondato dalla storia; costruire su macerie, questo ci resta da fare, e il più delle volte tocca farlo senza avere una precisa cognizione dell’utilità della cosa. Ecco perché oggi, trovarci a parlare ancora una volta di Opera, è un dovere di resistenza, oltreché un scelta editoriale: Opera rappresenta quello che non vogliono dirci esistere, perché è più comodo pensare che non esistano alternative anche quando le alternative sono sempre più numerose ed agguerrite.

Sì, perché Opera è testimonianza vivente di un malcontento creativo ed artistico che ormai serpeggia sempre più in una scena annoiata e ridotta all’osso del suo entusiasmo: “l’arte prima”, quindi, diventa non più soltanto uno slogan efficace a canalizzare la rabbia, ma una sfida vitale necessaria alla rigenerazione di un’intero panorama.

Le nove tracce del disco d’esordio di Opera si muovono con efficacia attarverso generi e linguaggi diversi, grazie all’opera di tessitura artistica di Virgo e Kuma19: attraverso la storyline del disco, le potenzialità espressive di Opera riescono ad emergere con prepotenza, mostrando non solo la forte versatilità di scrittura del talento di origine napoletana, ma anche la bravura tecnica nel districarsi tra registri e scelte stilistiche differenti.

Insomma, nel melpot di generi di “L’arte prima” si realizza l’idea per la quale non esiste alcuna categoria utile a “inscatolare”, ma solo una necessaria rincorsa su ciò che abbiamo più a cuore, e che troviamo giusto difendere. Prima delle categorie, prima dei recinti e delle scatole mentali: l’arte, prima.