L’amore per Gaber, il lockdown, il rock. Intervista agli Oslavia.

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Gli Oslavia, formazione rock milanese, pubblicano “La peste”, un personale omaggio a Giorgio Gaber (sua la versione originale del 1974) e un pensiero lucido sulla situazione caotica che stiamo tutti vivendo dal 2019. Abbiamo raggiunto virtualmente la band per intervistarla.

Ciao Oslavia, benvenuti su Onde Indiependenti, “La Peste” è il vostro nuovo singolo. Vi va di raccontarcelo?

Ciao ragazzi, grazie del benvenuto! Tutto è cominciato con Paolo, grande fan di Gaber che durante il primo lockdown ha registrato – un po’ come esperimento – una prima demo con Eugenio. Poi, sentito il risultato, il pezzo è piaciuto a tutta la band e ci abbiamo lavorato su insieme. Nella versione originale il brano riprendeva temi legati al contesto fortemente ideologizzato degli Anni 70; noi abbiamo cercato di riproporlo collocandolo nel contesto della pandemia. Dal punto di vista musicale abbiamo cercato di reinterpretare il pezzo con profondo rispetto verso l’originale e adattandolo al nostro stile: ne abbiamo esaltato la componente ritmica e abbiamo scelto suoni e arrangiamenti più rock (già presenti comunque nell’originale), ma allo stesso tempo abbiamo mantenuto viva la componente teatrale, che è uno dei tratti distintivi del Teatro Canzone di Gaber e Luporini. Suonare un pezzo di Gaber a quasi 20 anni dalla sua scomparsa – e a quasi 50 dall’uscita dell’album di cui La Peste fa parte – è non solo un’occasione per ricordare uno straordinario artista, ma anche di dimostrare quanto il suo messaggio sia ancora attuale, in una società
che nel frattempo è profondamente mutata.

La vostra musica si caratterizza per un’impronta decisamente rock ma non disdegnate il cantautorato. Quali sono i vostri ascolti e le vostre reference?

Esatto, c’è una forte impronta cantautorale considerato che Eugenio, cantante e autore dei testi, arriva da esperienze appunto cantautorali; il resto della band ha gusti ulteriormente differenti: Aika arriva dall’ambiente punk, Gianluca è un profondo conoscitore di qualsiasi gruppo progressive, Paolo è un grande appassionato di Jazz e Paola, invece, di hard rock.

“La Peste” ben descrive il periodo oscuro che il mondo sta attraversando. Pensate che la musica debba far riflettere e svegliare le coscienze oppure intrattenere e divertire?

Crediamo che la musica possa fare entrambe le cose: a volte abbiamo bisogno di musica semplicemente per scaricare le tensioni di fine giornata e divertirci, in altri casi la musica può essere portatrice di messaggi più “alti”. L’importante è che un brano riesca a suscitare interesse e trasmettere emozioni. Questa duplice valenza della musica era ben presente anche nella cifra artistica del Teatro Canzone di Gaber e Luporini: si pensi ad esempio a
pezzi che erano quasi dei puri divertissement di grande eleganza, ad es. Lo Shampoo e L’Odore, e a brani che affrontavano invece tematiche più profonde legate all’individuo, ad es. L’Elastico e Dall’altra parte del cancello.

Siete molto attivi a livello live. Come sono gli Oslavia sul palco? Come si sviluppa un vostro concerto?

Anzitutto ricordiamo a Eugenio di non parlare troppo tra un brano e l’altro, salvo quando all’ultimo non si presenta il gruppo di apertura e dobbiamo tirarla lunga… Scherzi a parte, nell’arco degli anni abbiamo imparato a creare una sinergia tra noi ed il pubblico coinvolgendolo e facendolo cantare (a volte capita che lo faccia spontaneamente, finito il brano, una cosa meravigliosa se si pensa a quanta poca attenzione c’è verso le band che fanno inediti). Inoltre, in scaletta, non manca mai qualche cover che ci siamo divertiti a riarrangiare.

Grazie per essere stati con noi. Vi salutiamo chiedendovi di ricordare ai nostri lettori dove potervi seguire.

Grazie a voi! Anzitutto abbiamo un sito: www.oslaviaband.com; su Facebook, YouTube e Instagram invece siamo presenti come @oslaviaband. Potrete inoltre ascoltarci su tutti gli store musicali online come Spotify, Apple Music, Amazon Music ecc.