Laboa: il pop, il rock e questo “Fiumi”

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Sempre mi affascina quando il suono e la forma americana o comunque cosmopolita viene codificata da un modo e una voce italiana. “Fiumi” è un esordio a firma dei Laboa, band torinese di cui accendiamo luci e attenzioni. Sembra di far scorrere quel rock metropolitano ma anche belle diapositive di polvere e contemplazioni.

Che bel titolo “Fiumi”. Da cosa nasce? Cosa scorre… la vita, il suono o il tempo?
Il titolo “Fiumi” nasce dal viaggio che abbiamo fatto cercando di andare in profondità nelle nostre emozioni. È la vita che scorre e diventa suono. Ma è anche un riferimento alla natura che è una componente sempre molto presente nei nostri testi.

E poi questi colori in copertina… c’è qualcosa di distopico nell’aria. Sta arrivando la rivoluzione o è la quiete da cui rinascere?
La copertina trasmette quella sensazione di smarrimento che si prova quando si sta diventando adulti e indipendenti, quando l’orizzonte non è bene a fuoco e si è alla ricerca di nuovi equilibri.

Parliamo di produzione: 170 video che potrebbero essere comodamente un piccolissimo corto. Ci avete pensato?
È vero, dal primo all’ultimo video del nostro canale YouTube è racchiusa la storia di una band indipendente che racconta le proprie sfide, le paure e tutto il percorso di quattro ragazzi che provano a scrivere musica sempre migliore.

Che poi nel mio ascolto resto in bilico tra l’indie italiano e il pop rock inglese… voi che orientamento date?
Questa è sempre una domanda difficile! Sicuramente ci ispiriamo al rock americano e inglese ma sempre più ci siamo avvicinati alla musica italiana. Uno dei nostri gruppi di riferimento sono i Ministri che amiamo soprattutto per i loro testi e la loro energia, ma nei nostri ascolti ci sono anche Fast Animals And Slow Kids, Zen Circus, e anche un po’ di indie pop come Calcutta, Franco126, Bianco, e tanti altri.

E di questo suono? Come l’avete scelto? A tavolino, prima di iniziare tutto… oppure l’avete raccolto dal caso e dal momento?
Il suono di “Fiumi” non è stato scelto a tavolino ma è stato il frutto del lavoro di produzione e mixaggio fatto insieme a Enrico Dadone e Edoardo Campia. Era la prima che collaboravamo ma si è creato subito un bel clima in studio che ci ha portato ad ottenere un risultato molto soddisfacente per quanto riguarda il suono dell’Ep.