“La storia della musica è piena di fiori sbocciati col tempo e di primi album orribili” – Intervista a Kama

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Kama ha davvero le idee chiare. Con il singolo “Dalla certezza alla puodarsità” dimostra che essere artisticamente liberi è ancora possibile. Conosciamo meglio il suo pensiero ed il suo percorso in questa intervista.

Puoi raccontarci il tuo percorso artistico fino a questo punto?

A 14 anno ho iniziato a studiare percussioni al conservatorio col maestro Franco Campioni. Ho suonato la batteria e composto canzoni per molti anni con gli Scigad, poi come turnista. Nel 2004 inizio a comporre, registrare e cantare le mie canzoni. Il mio ep “Uno specchio un lavandino” riceve recensioni commoventi e nel 2005 firmo un contratto con Eclectic Circus di Stefano Clessi. Esce “Ostello comunale” in alta rotazione su tutte le televisioni musicali del tempo (ormai il paleozoico) e parto in tour per tutta Italia con i “Marta sui tubi”, compagni di etichetta. Nel 2007 firmo con Sony Bmg che forse ai tempi era più interessata alle mie canzoni che al mio progetto. Diciamo che mi sono disinnamorato presto dell’ambiente e la cosa fu reciproca… Dopo un po’ di anni ho ricominciato promettendo a me stesso che avrei fatto solo musica in totale autonomia, così tanto che oltre a alla produzione ora mi occupo anche di registrare, mixare e masterizzare i miei dischi. In tutto questo, ho la fortuna di avere attorno un gruppo di musicisti, professionisti e artisti che mi supportano ed aiutano nel realizzare i miei strampalati progetti. Tra questi i musicisti che mi accompagnano live (Tiziano Del Cotto, Giacomo Vaghi, Marco Riva e  Daniele Marino), Andrea Sartori il regista di tutti i miei video, Cristina Mariani, artista e fotografa e tanti altri. Ho pubblicato un disco e tre singoli nel 2016 e a gennaio uscirà il nuovo disco con l’aiuto di Moquette Records.

Come è nata in te la passione per la musica e chi è stato fondamentale per concretizzarla?

Sono figlio di un musicista, la mia famiglia ha sempre supportato (sopportato…) la mia attitudine per gli strumenti e la composizione. Quando dico sopportato penso ai miei studi di tecnica del rullante nella cameretta di un palazzo di 10 piani e alle loro funamboliche pubbliche relazioni coi vicini… A loro si aggiungono tanti musicisti e Stefano Clessi che oggi è un affermato personaggio del mondo musicale ed allora era un visionario e determinato discografico indipendente che ha investito su di me e mi ha insegnato tanto. Le nostre strade si sono divise perchè avevamo davvero esigenze diverse ma abbiamo sempre fatto uno il tifo per l’altro, nonostante mi abbia invitato al live di Tananai ed io abbia delicatamente rifiutato :)

Come ha preso forma il processo creativo di “Dalla certezza alla puodarsità”, e in generale delle tue canzoni?

Suono un po’ tutti gli strumenti, il primo disco è stato scritto principalmente alla chitarra, il secondo al pianoforte. Per il terzo disco ho deciso di approcciare la composizione in maniere molto differente, facendomi ispirare più dai suoni dei singoli strumenti (che fosse un piano Wurlitzer o un Synt) e costruendo l’arrangiamento a strati, registrando parti di voce via via che il pezzo si costruiva. Molto dispendioso in termini di tempo ma davvero stimolante e divertente. Ho uno studio sotto casa, ho lavorato principalmente la notte. Anche il video del brano l’ho registrato nella mia “Pripyat Caverna” (è il nome che abbiamo dato allo studio) di notte, giusto per stare in mood. La canzone nello specifico, invece, è un ritrovamento di un brano che avevo composto per gli Scigad, quasi trent’anni fa e che ho percepito attuale e perfettamente in linea con il tema di quello che sarà il disco.

Da indipendente, cosa pensi della scena musicale italiana? Per un periodo hai lavorato con delle major. Che idea ti sei fatto di quel sistema?

Come anticipato, non ho trovato una sintonia con Sony e l’ambiente discografico. Io avevo il mio progetto in testa, volevo scrivere le mie canzoni, volevo avere tempo per crescere, evolvermi musicalmente. Ad un certo punto ho avuto l’impressione che interessassero più i miei brani che il mio progetto artistico. Il panorama musicale era già pieno di cantanti con pubblico ma senza canzoni, di fresco sfornati dai talent. A me quel mondo non interessava. Stefano Clessi e Davide Simonetta, che ai tempi era in Eclectic, hanno abbracciato quella filosofia iniziando un percorso che aveva come obiettivo quello di “sfornare” canzoni. Davide oggi è uno degli autori più importanti del main stream italiano. Hanno realizzato davvero grandi cose. Non mi interessava quella strada, nel frattempo mi ero laureato in psicologia, mi ero iscritto ad un’altra facoltà ed avevo altri progetti da portare avanti. L’unica critica che mi sento di fare al mondo discografico è quella di non avere coltivato e portato avanti progetti di cantautorato a lungo termine slegati dalle logiche commerciali. Di credere e supportare la crescita artistica di talenti indipendentemente dai risultati immediati. La storia della musica è piena di fiori sbocciati col tempo e di primi album orribili… Un discografico deve essere capace di trovare il talento e di investire sul futuro. Quanto alla scena musicale italiana, sono cresciuto con la musica indipendente dei miei anni  che oggi non ha più moltissimo da dire. La nuova musica indie non mi piace, la trovo piaciona, poco coraggiosa ormai tutta concentrata a riprendere certe atmosfere di Battisti… Mi annoia. Mi piace il rap della seconda generazione trovo per esempio che Gemitaiz abbia un talento cantautoriale e una sensibilità artistica fuori dal comune. E’ stato una boccata di aria fresca per certi versi.

Kama dal vivo. Cosa succede sul palco durante i tuoi concerti?

 La band è composta da musicisti meravigliosi, suoniamo insieme da dieci anni e abbiamo coltivato un pubblico che si è esercitato a cantare a squarciagola ad ogni concerto. A basi, effetti speciali, autotune e ear monitor preferiamo di gran lunga piano wurlitzer, strumenti vintage e tanto sudore. Il nostro è un bellissimo live e io faccio della modestia il mio punto di forza…

Il tuo nuovo disco è già pronto. Cosa puoi spoilerarci?

E molto più di un disco, un progetto a lungo termine fatto di immagini, suoni, video tutti legati da un concept. Ci stiamo lavorando da anni. L’idea è di creare qualcosa che stimoli gli ascoltatori a “muoversi” verso il disco, a dedicarci tempo e attenzione. Di sicuro l’opposto di quello che oggi si richiede alla musica che è sempre più facile, veloce e rassicurante. Ma io non devo accontentare nessun altro che me stesso e le persone che mi hanno seguito in tutti questi anni. E sono felicissimo! Ultima cosa, il disco si potrà acquistare solo ai concerti, sulle piattaforme verranno distribuiti solo i singoli. L’ennesimo tentativo di muovere il pubblico verso la nostra musica, di trasformare gli ascoltatori in persone reali.