La primavera di Kalpa in “FLOWER DAYS”

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Dopo l’EP di esordio “A Certain Feeling”, che “lascia esterrefatti non solo perché è un’opera ispirata e personale, ma anche perché appare perfettamente matura a livello espressivo” (Andrea Liuzza – Sherwood.it), esce oggi, per WAVES Music Agency, FLOWER DAYS, l’ultimo singolo di Kalpa. Rockit (Giandomenico Piccolo) ha già detto di Kalpa che “abbiamo a che fare con ottimi timpani che hanno colto quanto di più evocativo da ascolti eterogenei (…) per trarre gli elementi del proprio registro espressivo: se pensi che dietro queste canzoni c’è un ragazzo di neanche vent’anni, c’è da perderci la testa”.

FLOWER DAYS racconta di incertezza, di speranza ma anche di paura. Con questo pezzo, Kalpa affronta un periodo particolarmente pensieroso: l’ansia di dover crescere e di non sapere se i propri sogni si realizzeranno, l’insicurezza nello scoprire se stessi, sono i temi trattati nel singolo. I “Flower Days” saranno i giorni in cui tutti i dubbi si dissolveranno e rappresentano la rinascita che l’artista si auspica di vivere nel suo prossimo futuro (“The flower days will come”). L’autore lascia all’ascoltatore la facoltà di decidere se interpretare il testo in maniera ottimista o meno.

Musicalmente, il pezzo è caratterizzato da una chitarra che accompagna un climax formato da archi, voci effettate, fiati leggermente dissonanti e un rumore di sottofondo che donano al pezzo un lieve senso di inquietudine e sconforto. All’apice della canzone, la chitarra viene abbandonata per dare spazio a una serie di voci immerse nell’autotune che ricordano le atmosfere sognanti di artisti quali Bon Iver e Frank Ocean.

Kalpa è l’alias di Angelo Mallardo, giovanissimo ragazzo triestino di origine metà partenopea e metà polacca, classe 2001. Il suo percorso musicale nasce nel 2018, un po’ per caso. Dopo aver pubblicato un video di una cover dei Radiohead su Instagram, infatti, viene contattato da altri coetanei per formare una band e ne diventa il chitarrista. Il nome del progetto è Kalpa, un termine sanscrito usato nell’Induismo e nel Buddhismo che sta a indicare quel ciclo cosmico che sta alla base dell’evoluzione e dell’involuzione dell’universo.

All’inizio del 2020, con l’uscita del primo singolo “Isn’t It Great?”, Kalpa diventa un progetto solista. A questo punto “Kalpa”, questa teoria per cui il tempo non è lineare ma è diviso in piccoli cicli, assume ancora più il significato: un ragazzo giovanissimo che pesca nel passato per diventare ancora più moderno, per essere quasi futuristico. La musica che esce sotto questo nome, infatti, esprime l’amore e l’ammirazione per tutti gli artisti che l’hanno accompagnato nella sua crescita personale e musicale durante gli anni del liceo, cercando di trovare una linea che sia diversificata nelle influenze, che fluttuano tra passato e presente, e nei generi, ma con dei tratti ben riconoscibili nella cifra stilistica. Cita tra le sue principali influenze i The 1975 per la loro capacità di “rendere riconoscibile la propria musica nonostante i brani siano tutti diversi”; gli Arctic Monkeys che lo fanno appassionare ai riff di chitarra; i Daft Punk il suo primo grande amore musicale da cui viene folgorato già alle scuole medie; i Death Grips per quell’Hip Hop dal sapore Alternative/Industrial; i Joy Division che lo influenzano soprattutto per l’attitudine che la band portava sul palco; gli MGMT per la capacità di rendere pop la psichedelia; dai Radiohead per l’attitudine Alternative nell’accezione più “classica” del termine e dai Crystal Castles per le influenze electro.