“La musica mi ha insegnato a vivere!” Intervista a Marco Simoncelli

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Tanti anni di esperienze hanno portato il cantautore blues e fisarmonicista Marco Simoncelli alla pubblicazione del nuovo singolo “Green Pass”. Un brano che con i suoi sei minuti si pone in totale controtendenza rispetto al mercato, con la volontà di non farsi limitare dalle strategie delle piattaforme streaming e dalla velocità nella quale tutti viviamo. Scommessa vinta? Questo ce lo dirà il tempo. Noi invece abbiamo deciso di raggiungere Marco per conoscere meglio lui e la sua musica.

Ciao, partiamo dal tuo nuovo singolo “Green Pass”. Cosa rappresenta per te questa canzone?

Questa canzone, così come il 90% dell’album, è nata tra ottobre e dicembre 2021, diciamo che avevo ‘la cartuccera piena’ … si è trattato solo di svuotare il caricatore :) Green pass rappresenta il ‘Marco Simoncelli pensiero’ , nello specifico riguardo alle regole di convivenza civile e significato del vocabolo ‘dignita” …dov’è stato spostato il limite del confine tra buonsenso e follia?  Il periodo interessato dalla pandemia mi ha dato modo di raccogliere e di mettere in ordine le idee e da qui è nato l’album dove ho raccolto i miei punti di vista nelle diverse canzoni che lo compongono. Green Pass nello specifico racconta con ironia la storiella di questo malcapitato che si vede negare ovunque l’accesso, a clubs, esercizi commerciali, perfino in un postribolo poichè sprovvisto di GP. Ora la domanda sorge spontanea: ‘e’ giusto regolare la vita sociale delle persone, classificandole di serie A o serie B o serie C sulla base di un qr code? Non pretendo di dare risposte chiaramente, ma ritengo che il messaggio, in questo caso vestito di ironia gigionesca, sia un ottimo spunto di riflessione, per tutti.

Un singolo di sei minuti nell’era di Spotify non è da tutti. C’è una motivazione che ti ha spinto a scegliere di pubblicare proprio un brano così lungo? Oppure è stata una scelta istintiva?

Ammetto, scelta istintiva! E’ vero che siamo nell’era del digitale ed un artista attento dovrebbe valutare anche questi aspetti ma io, per anagrafe, vengo da un’epoca in cui i dischi si mettevano su un piatto e si abbassava la puntina… pensa che capolavori ci saremmo persi se i Pink Floyd o i Queen avessero ragionato in modalità streaming ‘! Ora, non pretendo che questo singolo ed il mio album vengano messi sullo stesso piano di Bohemian Rhapsody (magari!!!) ma come facevo a negare a Green Pass lo status di singolo di lancio dell’album? Sono certo che gli ascoltatori non si faranno spaventare dai 6 minuti del brano, oltretutto il testo della canzone rimanda ad un periodo in cui si è rimasti rinchiusi in casa per settimane! cosa saranno mai 6 minuti? :)

Come sei arrivato, invece, al sound di questa canzone? Sia da un punto di vista prettamente stilistico che di produzione (di altissima qualità, non c’è che dire).

Innanzitutto grazie per i complimenti circa la qualità e si, ammetto che il brano brilla come l’argenteria della mia nonna! Gran parte del merito va a  Biagio Sturiale, che e’ il produttore dell’album e di Auditoria Records che e’ lo studio dove abbiamo inciso. Dopodichè c’è l’idea di suonare live, come si faceva una volta, batterie a cura di Oscar Trabucchi , bassotuba di Fabio Bianchi, chitarre di Heggy vezzano , musicisti sensibili e di talento che hanno saputo interpretare a perfezione l’arrangiamento di questo brano; a completare il lavoro il mastering di Carlo Fath, uno dei migliori ‘masterizzatori’ che abbiamo qui in Italia.

Sei un artista che fa ancora ricerca? Oppure il tuo bagaglio è soprattutto frutto degli studi e delle esperienze già vissute…

Entrambe gli aspetti, vengo da BBKing, Miles Davis, i Beatles, impossibile non risentire di queste influenze, ma non mi dispiacciono le novità, in questo periodo sto ascoltando tantissimo Jacob Collier, un genio tutto da scoprire. Penso che dall’ascolto del mio disco si capisca da dove vengo ma anche che mi piace sperimentare e soprattutto mescolare i generi. Nel caso di Breejo però non ho voluto esagerare: desideravo un disco che suonasse vario, ben eseguito di sicuro ma la cui fruizione non richiedesse chissà quale concentrazione da parte dell’ascoltatore, dopotutto quando lanci dei messaggi importanti attraverso i testi se poi ci metti sopra troppo ‘suono’ rischi che il messaggio non ‘arrivi’

In tutti questi anni, cosa ti ha insegnato la musica? E cosa credi possa ancora darti?

Che domanda! eh ….vediamo se riusciamo a fornire una sintesi che non sia banale: la musica mi ha insegnato a vivere. Per fare musica, parlo di musica live con una band, occorre 1) dare il massimo secondo le proprie possibilità 2) rispettare il ruolo degli altri musicisti 3) non strafare ma essere spavaldi il giusto 4) non accontentarsi mai e spingersi a migliorarsi studiando 5) imparare a relazionarsi con il pubblico che hai di fronte di volta in volta; insomma, al netto dell’aver ipertrofizzato il mio lato artistico è stata una bella lezione di educazione civica. E poi mi ha regalato 2 figli che fanno musica come il loro papà (anzi, sono più in gamba di me).Cosa potrà ancora darmi? spero ancora tanti concerti, magari un nuovo disco entro 2 anni e forse dei nipotini musicisti un giorno, tutto è possibile :) .