La cavallina di Lu Po balla sbarazzina su elettronica, minimalismo, popolare/folk

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Il disco

 

 

C’era una volta, qui e ora, una melodia intitolata “La Cavallina”, dalle sonorità senza tempo di mandolini.

 

Frammenti e suoni si staccarono per imbastire musiche, tessute cucite ed eseguite tutte da un ensamble di violini, violoncello, mandolino, chitarra, sax e un velo di elettronica, morbidamente adagiata sulle tracce.

 

“La Cavallina e Altre Invenzioni” è il quinto album di Lu Po e fa seguito al più elettronico e sperimentale “Bloom” che è stato in nomination a Parigi per i Qwartz music Awards, prestigioso premio che ha coinvolto importanti nomi della musica internazionale (Björk, Alva Noto, Laurie Anderson, Matthew Herbert).

 

L’album è composto di 12 tracce dal titolo misterioso costruite con sonorità acustiche e classiche e con una struttura melodica e armonica popolare.

Si rifà in questo – sebbene in diversa forma – al terzo album “Stendere la notte”, meritevolmente baciato da un certo successo di nicchia per essere stato utilizzato in innumerevoli film, cortometraggi, documentari e programmi televisivi (a iniziare da Le Iene).

 

Il nuovo album – scritto tra Torino, Roma e Cagliari dove infine l’artista si è fermato e lo ha registrato   e mixato – è il più sognante di tutta la produzione del progetto Lu Po e ruota attorno al tema de “La Cavallina”, dal sapore felliniano, che si presenta a volte in veste più dolente a volte più sbarazzina, ma dal sicuro richiamo retrò.

 

Continua l’avventura discografica indipendente del compositore sardo Gianluca Porcu che, con il suo progetto Lu Po, affida “La Cavallina e Altre Invenzioni” alla distribuzione digitale in tutto il mondo, stores e piattaforme streaming.

 

L’intervista

 

Quando hai iniziato a fare musica?

– Ho iniziato da adolescente, con i primi esperimenti con le canzoni.

 

Con quali artisti sei cresciuto?

– I primi ascolti erano quelli che facevo di rimbalzo dai miei fratelli più grandi che ascoltavano Queen, Bowie, Elton Jhon, Battisti, Pink Floyd.

 

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

– La musica nasce per gioco, giocando principalmente con una chitarra e seguendo un particolare sentiero emotivo che si ripropone, fatto di entusiasmo, profondità, mistero, curiosità.

 

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

– E’ un album strumentale, quindi non parla. Eppure parla. I titoli sono misteriosi, eccetto quelli che alludono a una cavallina che nella mia visione è una cavallina che balla o, a momenti, una ragazza sbarazzina.

 

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

– Direi elettronica, minimalismo, popolare/folk.

 

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

– Sono strumenti efficaci ma non riesco a essere costante. Sono presente sui social solo quando ne ho voglia.

 

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascolti e in uno che scrivi?

– La sorpresa, sia nella melodia che nellarmonia che nei timbri.