Intervista Zanira

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Ciao Zanira, che significato ha il tuo nome d’arte?

La fusione delle iniziali del mio cognome e del mio nome ha portato a questo nome. Mi è subito piaciuto perché rimanda al mio animo un po’ gitano che nella vita quotidiana trova poco spazio di espressione, ma emerge quando lascio andare la mia parte artistica e creativa.

 

Rispetto ai tuoi studi, hai iniziato studiando il flauto classico, poi come sei arrivata alla loop station?

Ho sempre studiato musica da quando sono piccola. Flauto traverso, teoria e solfeggio, coro. Davanti alla partitura però avevo sempre troppa paura di sbagliare e non riuscivo ad esprimermi. Poi ho scoperto il canto e la bellezza di inventare melodie seguendo l’istinto. Inizialmente cantavo di nascosto tra il karaoke, il mangiacassette e il pianoforte. Ma dopo poco, questo non bastava più e il desiderio di cantare e creare ha iniziato a mostrarsi nei sogni. Così all’età di 18 anni ho preso coraggio, mi sono iscritta al primo corso di canto ed ho avuto il primo innamoramento della mia vita. Poi però sono finita a studiare biotecnologie a Berlino e, per un po’, ho cercato con scarsi risultati di interessarmi alla scienza. Dopo due anni alle prese con il tedesco e una città troppo grande, sono tornata in Italia e ho deciso di ascoltare di più quello che davvero volevo. Ho iniziato così a studiare seriamente canto e a seguire i seminari di improvvisazione vocale con Oskar Boldre. Mi sono innamorata delle Circle Song e ho deciso di comprare la migliore loopstation in circolazione. Così all’età di 28 anni, esattamente 10 anni dopo il mio primo innamoramento, ho finalmente iniziato a fare quello che sempre sognavo: armonizzare la mia voce in tutti modi possibili e inventare nuove melodie.

 

Reason è il nuovo brano, hai scelto in questa occasione una canzone in inglese. Cosa ti ha ispirato nella scrittura?

Inizialmente scrivevo in inglese perché quando improvvisavo una nuova melodia, usavo una sorta di grammelot con qualche parola inglese, che poi mi ispirava nella scrittura del testo. Nel coro in loop che poi è diventato il ritornello di Reason dicevo “tocon no reason no why”, frase inizialmente senza senso, che poi ho trasformato in “want find a reason and why”. Nelle strofe ho cercato quindi di parlare di qualcosa per cui volevo trovare un motivo, un perché.

 

Che differenza c’è con il precedente singolo, che invece era in italiano?

Il testo del precedente singolo è nato durante la prima quarantena, quando tutto era fermo e, come molti, mi sono ritrovata in un vuoto nuovo. La scrittura e la lettura sono stati il mio rifugio e la mia salvezza. Alcuni dei testi scritti in quel periodo sono diventati canzone, adattando quelle parole ai loop che avevo nella Loopstation.

 

È scrivere in italiano o in inglese la tua comfort zone?

Inizialmente l’ inglese mi riusciva più semplice e credo si trattasse di una forma di protezione, una piccola barriera messa tra le mie parole e chi le avrebbe ascoltate. Ma poi ho vinto il blocco e ho scoperto che la mia lingua mi permette di essere più libera, di giocare, di raccontare e di esprimermi più a fondo.

 

Prossimi progetti? Hai un disco in previsione a Maggio. Ci dici qualcosa?

“Risvegli” è il mio primo disco e contiene due canzoni in inglese, le prime che ho scritto, prodotte dal musicista Mattia Tavani e 5 canzoni in italiano prodotte da RGBprisma. Ogni canzone di questo album è stato un piccolo risveglio di una parte di me prima un po’ addormentata. La mia intenzione è di continuare a risvegliare questa mia parte continuando a scrivere, cantare e suonare per me e per gli altri.