Intervista ai Gran Torino: 10 anni di carriera e idee molto chiare sul mondo della musica di oggi

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Ciao ragazzi, ci ritroviamo dopo alcuni anni, visto che la nostra precedente intervista è del 2019. Come avete trascorso questo lungo periodo, pandemia compresa?

Ciao Aris, sono passati già 4 anni, come tutti durante la pandemia abbiamo atteso tempi migliori e, da un certo punto di vista lo stiamo ancora facendo. Purtroppo il Covid è “uscito” poco dopo il nostro secondo album, congelandolo… ma gli effetti negativi sono tutt’ora qui, in un mondo cambiato in peggio.

 

Per fortuna, però, siete tornati da poco con un nuovo lavoro, l’EP “…di Versi e Visioni”, in cui avete rielaborato in chiave acustica alcuni brani dei vostri precedenti due album di inediti. Qual è stato il criterio con cui avete scelto le canzoni da inserire?

La dimensione acustica ha sempre fatto parte di noi. Volevamo vestire diversamente la nostra musica per farla apprezzare sotto una luce differente, per riscoprila noi stessi. Abbiamo scelto 6 brani dai due album senza pensarci troppo, consci del fatto che c’è sempre tempo per un secondo ep…

 

C’è un’altra novità in questo EP, ovvero che da duo siete ufficialmente diventati trio, accogliendo in formazione Matteo Cappelletti, che in realtà vi segue già da diversi anni nei live. Come mai la scelta di ufficializzare questa collaborazione artistica soltanto adesso?

Una bellissima novità. L’entrata di Matte nella band è stata naturale, suonavamo insieme già prima dei Torino, sono quasi 20 anni. Abbiamo condiviso diverse formazioni, tante, tante sale prove, palchi, esperienze ed emozioni. Siamo sempre stati una famiglia più o meno larga, fino a quando è divenuto inutile considerarci ancora un duo, quindi, non con poca emozione, una sera in studio abbiamo chiesto a Matteo di sposarci ufficialmente e come avrete capito… è andata bene!

 

Ci avete abituato a videoclip sempre molto curati con cui accompagnavate le uscite dei vostri singoli. In questo caso a me personalmente sarebbe piaciuto un video in cui vi si vede suonare dal vivo uno dei brani. Sto prevedendo il futuro? Uscirà prossimamente? Oppure per questa uscita avete previsto contenuti solo audio?

È un piacere immenso vedere che gli sforzi fatti per avere costantemente video “a livello” siano stati riconosciuti! Per questo ep non abbiamo previsto video, sarebbe bellissimo è vero, ma è necessario focalizzare le nostre possibilità per dare il massimo nel futuro, a breve.

 

L’occasione dei 10 anni dalla vostra formazione è celebrata con questo lavoro decisamente intimo e intenso ma che, come dicevamo prima, propone alcuni dei vostri brani già pubblicati. State comunque lavorando su pezzi nuovi in vista di un futuro nuovo album di inediti?

Non è il momento per parlare di nuovo album, fermo restando che non viviamo più in un mondo che si interessa agli album. Basta guardare il mercato discografico per capire quanto i tempi siano cambiati. Stiamo lavorando senza fretta a nuovi brani, abbiamo un singolo che consideriamo fortissimo in uscita… diciamo che non stiamo fermi! Il nostro obiettivo è quello di farci ascoltare, la pandemia ci ha bloccato in un momento molto delicato, 4 anni di lavoro per “Secondo Tempo” messi in pausa bruscamente… non ci voleva. Questo ep ed il prossimo singolo devono assolutamente essere trampolini di ri-lancio per la band… o almeno è quello che speriamo!

 

Praticamente dalla vostra fondazione a oggi il mondo della musica è cambiato radicalmente, sia nel modo in cui il pubblico usufruisce delle opere e sia nel modo in cui si fa promozione. Mi piacerebbe sapere una cosa che preferivate dei “vecchi metodi” e, invece, una cosa che trovate decisamente migliorata con i “nuovi metodi”.

Questa è una domanda troppo difficile, complessa. Il mondo della musica è in sofferenza da tanti anni ormai, basta pensare al fatto che il 99% dei progetti che passa in radio sono prodotti confezionati ad hoc da reality televisivi. I singoli o le band non esistono, vengono creati su indicazione del pubblico per far guadagnare major e autori. Non esiste più underground, non esiste gavetta, non esiste più background e, a giudicare da quello che si vede, sembra che al pubblico vada benissimo così. Non importa se ciò che ascolta sia autentico, importa il ritornello da asporto o il vestiario provocante (come se nella storia della musica non si fosse mai visto). Questi sono i nuovi metodi. Un impoverimento culturale continuo, inarrestabile. Cosa preferiamo dei vecchi? Tiravano fuori realtà, non marionette.

 

In tutto questo, anche le recensioni “alla vecchia maniera” perdono sempre più spessore. La gente legge sempre meno e la stampa, un po’ conscia di questo e un po’ presa dalla foga di dar spazio a tutta l’enorme mole di pubblicazioni che si susseguono, ha spesso perso l’abitudine di approfondire e dare una chiave di lettura dei dischi che non sia il semplice scimmiottamento dei comunicati stampa. Voi credete ancora nell’utilità delle recensioni?

Certo, a riprova di quello appena detto. Le recensioni sono sempre state un ottimo canale per avvicinarsi a nuova musica, soffrono purtroppo un mondo che non è più interessato alla storia di una band/un singolo. La realtà è fatta da continue meteore che appaiono e spariscono, utili solo a tenere in piedi un mercato di soli interessi economici.

 

Parliamo invece dei live. Riuscite a trovare i giusti spazi e contesti in cui esibirvi?

È difficilissimo, la pandemia ha contribuito a chiudere, in Italia (è bene sottolinearlo) la metà dei club a “nostra dimensione”. Suonare è diventato praticamente impossibile per molte piccole realtà. Noi speriamo solo di riuscire a trovare occasioni che ci permettano di fare la cosa per la quale continuiamo a credere nei Gran Torino: salire sul palco.

 

Grazie per le vostre risposte, il nostro augurio è quello che, almeno per le belle realtà come la vostra, il futuro riesca a trovare nuovi spazi, live e non solo.

Alla prossima.

ARIS SENESE