Intervista ai Radio Tahuania

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I Radio Tahuania sono una band che mescola anime e ambienti: “Kuru Lalla”, l’ultimo album, nasce
da strane commistioni sonore tra universi musicali diversi. Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Qual è il tema centrale di”Kuru Lalla”; e come si collega alla vostra visione musicale?

Kuru lalla è un suono nato in un momento di catarsi, di profondo sconforto. Grazie a questa parola
la reazione è stata quella di resettare, e ricominciare. Non a caso il testo di Kuru lalla dice: “quiero
un papèl blanco, para dibujar un sueño”, voglio un foglio bianco, per disegnare un sogno.

Quali influenze musicali hanno contribuito alla creazione di “Kuru Lalla”?

Siamo un collettivo nato in un’anonima periferia del sud. Le nostre influenze vengono dai sud del
mondo, dall’africa, dal sud Italia, ma soprattutto dal Sudamerica. La foresta amazzonica peruviana
infatti è il luogo in cui l’idea di questo progetto ha avuto i propri natali. La “chicha”, un genere
musicale molto in voga in perù negli anni 70 e nato proprio in amazzonia, è una variante della
cumbia, suonata con chitarre elettriche dal suono molto “rock”. Da questo siamo partiti, cercando
di mettere in gioco le nostre passioni musicali.

Quali sono le canzoni che ritenete siano diventate simboliche della vostra band?
“Vacilando en paraìso” è stata la prima canzone che abbiamo sentito cantare ai nostri concerti,
rappresenta un punto di vista, un modo di vedere il mondo. In questo disco abbiamo poi scritto
canzoni come Kuru Lalla, che cominceremo a suonare dal vivo nei prossimi concerti.

Cosa potremmo aspettarci da uno dei vostri spettacoli dal vivo?
La cosa più bella che notiamo è una sensazione di leggerezza e gioia nei volti della gente dopo un
paio di canzoni. Liberazione, allegria. Alla fine dei concerti notiamo sempre una grande armonia tra
il pubblico, e per fortuna nessuno ancora ci ha lanciato oggetti addosso.

Avete qualche aneddoto o ricordo speciale di una performance dal vivo che volete condividere?
È capitato più di una volta che salissero sul palco persone a torso nudo ad urlare sul palco, ne
ignoriamo il motivo. Una volta abbiamo suonato in un ambiente per noi poco attinente, una vecchia
caserma borbonica. L’età media era nettamente superiore al solito, c’erano sedie, che solitamente
non appartengono ai nostri live in cui la gente balla. Eppure alla fine del concerto abbiamo ricevuto
una standing ovation, e i giovani, dietro le sedie, hanno ballato per tutto il tempo.