Intervista ai Hoka Hey

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Vi raccontiamo il nuovo singolo degli Hoka Hey “ninnananna” prima della sua uscita su tutti gli store digitali. Date in arrivo per la band abruzzese e tante sorprese per il futuro. Emidio e Marcos, sanno sempre dire la loro sui loro brani e lo fanno sempre in grande stile. 

Abbiamo ascoltato il brano in anteprima ed è davvero molto interessante, quando la vita ti porta giù, basta lasciarsi cullare dall’abbandono e risalire. 

 

Ciao Hoka Hey, siete tornati dopo pochi mesi con un nuovo brano, raccontateci un po’ come nasce questo brano e qual è il suo genere di riferimento.

M: Ciao, «Ninnananna» nasce nel modo più classico utilizzato da me e Emidio per creare brani. Abbiamo una cartella comune dove ci scambiamo  diverse idee, musica e testi.

A me piace creare in solitudine, perlomeno le idee primigenie dei pezzi.  Scorrendo i testi che aveva lasciato Emidio, sono stato richiamato da questa “ninnananna.doc”: già il nome mi suggeriva un suono dolce e cullante. 

Non ci si dovrebbe approcciare ad un brano con mente analitica e non posso affermare di aver  pensato qualcosa del tipo: “adesso scrivo un terzinato che inizia con la chitarra richiamando un po’ lo stile di Jeff Buckley”, ma di fatto, così è stato!

Il riferimento a Jeff Buckley, ad esempio, è arrivato proprio mentre producevo il brano nel mio studio e non a caso, il pezzo in questione, inizia con il respiro di Emidio sulla falsa riga di “Halleluja”. 

Il genere di riferimento? Se devo proprio catalogarlo direi una ballad, anche se affibbiare “etichette” non è il mio forte!

Sicuramente la mia musica ha una sua tecnica che si presta ad essere qualificata in qualche genere preciso, ma preferisco pensarla completamente libera da dogmi, regole e sovrastrutture che limitano e condizionano la sua libertà espressiva. 

L’immagine che ho seguito era quella di una madre amorevole intenta a cullare il suo bambino, nel corso di una sorta di ballo di fine anno dove la palla strobo al centro pista, illuminava le coppie strette in un romantico lento. Al centro di questa folla danzante c’erano madre e figlio, magari illuminati da un occhio di bue (quest’ultima l’ho inventata ora!)

Questo è il mio modo di creare musica: creo prima l’immagine, la vivo, poi creo colonne sonore per i miei film mentali.

 

E: Io posso raccontarvi come è nato il testo e inizio subito precisando che ogni mia ispirazione è frutto di un’esperienza vissuta in prima persona. 

Stavo vivendo un periodo ricco di prove, di repentini cambiamenti e di crescita interiore super-accelerata. L’Universo mi lanciava “razzi di segnalazione” (giusto per citare un altro nostro pezzo importante) per stimolarmi a prendere coscienza del fatto che era finito il tempo di crogiolarmi nel rassicurante bozzolo in cui mi sentivo conoscitore di una Verità superiore che mi faceva sentire, in un certo senso, “privilegiato” e più consapevole della massa. Era giunto il tempo di assumermi la responsabilità di iniziare a rompere quell’amniotico guscio protettivo per uscire coraggiosamente allo scoperto, esprimendo con coerenza la mia vera natura. Avrei dovuto prendere decisioni importanti, affrontare l’austero e impietoso giudizio dell’alterità e lasciare andare tutto ciò che mi assicurava illusoria sicurezza e appagamento, per gettarmi fiduciosamente nel vuoto e trovare il mio centro. Dovevo necessariamente lasciar andare le pensati catene che mi costringevano a rimanere bloccato nella vecchia dimensione del conosciuto che per me, ormai, era davvero troppo, troppo riduttiva. Solo così sarei potuto rinascere a nuova vita.

Così iniziai a lasciar andare, in primis, le parti più semplici, le consolidate abitudini e i piccoli “vizietti” che caratterizzavano il mio vecchio piccolo io, sperando che, come per Abramo, il Divino avrebbe prima o poi fermato la mia mano “sacrificale”. Ma non la fermò perché, a differenza di Abramo, non stavo uccidendo nessuno, bensì stavo permettendo alla Vita di attivarsi laddove non si era ancora potuto mostrare.

Così, mi ritrovai a recidere tutto ciò che avevo costruito nel corso di moltissimi anni e in cui, fino a quel momento, mi ero completamente identificato offrendo prezioso nutrimento all’illusione che inibisce e tiene ben strette fra le sue spire invalidanti, quasi tutta l’umanità.

Con quella devastante crisi ho realizzato che, al di là del mio “sapere” intellettuale, non ero molto diverso dal resto del mondo.

Come un piccolo bambino indifeso, iniziai a piangere con tutto me stesso e quelle copiose lacrime si trasformarono in calde gocce di pioggia purificanti e rigeneranti: aprii le braccia e smisi di lottare accogliendo, finalmente, quel necessario passaggio.

E qui ho fatto esperienza di due differenti piani di esistenza che ho vissuto coscientemente, forse per la prima volta.

In quel totale abbandono percepii una forza immensa che nel tumultuoso mare emotivo in cui mi trovavo, mi accolse in un rassicurante e materno abbraccio, cullandomi con le dolci e rasserenanti parole di «Ninnananna».

In quella nuova e straordinaria dimensione le mie braccia si trasformarono in ali e mi scoprii, finalmente, farfalla in grado di volare leggera e senza pesantezza alcuna: mi sentivo così vicino a me stesso da percepirmi Uno con la mia Anima e con il Tutto.

I miei sensi si dischiusero contattando nuovi suoni, percezioni e profumi e in quella Ninnananna ebbi modo di scoprire con estasiante meraviglia, che erano racchiuse tutte le altre creazioni che non avevo potuto realizzare con la mia inconsapevolezza: erano state accuratamente custodite e messe da parte per me, dalla mia stessa Anima.

Questo brano è l’espressione simbolica di un’esperienza che non dimenticherò mai.

 

Ninnananna è il titolo del singolo, l’immagine della copertina ci racconta tantissimo ma vogliamo lasciarlo dire a voi. 

E: Nella copertina, splendidamente disegnata dal nostro fedelissimo Erik Solla, le due parti protagoniste di questo brano, anima e personalità, entrano in contatto nell’unico momento esistente: l’adesso.

L’anima, sulla cui testa appare il disco solare che la associa a Iside (grande madre iniziatrice ai Misteri) sta cullando dolcemente la personalità che si è arresa e la “battezza” nelle acque cosmiche affinché possa rinascere a Nuova Vita, in coscienza unificata.

Nello sfondo, la costellazione del Drago, simbolo della vigilanza incessante, dell’Immortalità e della Conoscenza Segreta, testimonia fedelmente il nuovo inizio. 

 

Dove si vedono gli hoka hey tra qualche anno? 

E: Siamo così impegnati a vivere nell’Adesso che ci risulta difficile rispondere a questa domanda. Per prendere a prestito le parole di un grande maestro: «saremo quel che saremo», quindi, saremo laddove sarà più consono a quel che saremo.

Per ora siamo felici di poter scrivere nuova musica, veicolare importanti messaggi, creare e condividere le nostre ispirazioni artistiche. 

Chissà, forse un giorno avremo anche la possibilità di arrivare ad un pubblico più numeroso, pronto a ricevere e a condividere tali frequenze facendosi a sua volta portavoce di questi messaggi evolutivi, accolti, compresi e fatti risuonare. 

Oppure continueremo a creare per lasciare questi brani, come testimonianza e stimolo, ai posteri. Preferisco, quindi, non pormi il problema di ciò che sarà domani: il mio compito è solo di essere sempre coerente a ciò che mi arriva nel qui ed ora, cercando di esprimerlo artisticamente nella creazione della vera Bellezza. 

 

Dove si inserisce questo singolo? Avete in programma un disco?  

M: No, abbiamo avuto ad un certo punto l’esigenza di dare ad ogni brano che scriviamo la stessa cura. Quindi, inserire un brano all’interno di un disco, rischia di farlo cadere in un discorso di priorità con gli altri. Lo sforzo e la passione che mettiamo in ogni pezzo è lo stesso, è un peccato se poi ti obblighi a curare meglio solo una piccola percentuale di quello che crei. Nei dischi che acquisto trovo a volte conferme alla nostra scelta, ascolto un disco di dieci tracce dove spesso due o tre mi colpiscono, il resto sono brani riempitivi strumentali o tracce molto meno convincenti rispetto ai singoli. Per chiudere ti dico che inserirei Ninnananna in Super Legato Mantra, ma questo è un messaggio in codice per chi ci seguirà in futuro.

 

Prossimi concerti? 

M: Finalmente si, 26 agosto a Chieti al «Old Tower Jungle»! 

Primo live dopo diversi anni di lontananza dai palchi. 

Nel frattempo ci stiamo adoperando per cercare e chiudere altre date in tutta Italia, quindi, presto daremo aggiornamenti sui nostri canali!