Oceani

Intervista a Oceani: “Un Romanzo di Stephen King”

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Dopo il singolo “Il Futuro”, il cantautore romano Oceani pubblica “Un Romanzo di Stephen King”, il suo EP di debutto disponibile  su etichetta Himalaya Dischi e distribuito da Artist First.


Come riassumeresti il fil rouge che lega i cinque brani di “Un Romanzo di Stephen King”?

Dunque, i brani pur essendo molto diversi tra loro sono legati da una voglia di evasione, di fuga dalla realtà se vogliamo. Lo stesso nome Oceani nasce da questa necessità di essere altrove. Le canzoni sono degli scatti di 5 momenti diversi, in cui fondamentalmente si parla di persone o di cose che sono spesso lontane, o che sono passate, o che devono ancora accadere, o che sono immaginarie. Sempre degli “altrove” dal momento presente e reale, in effetti.

Nella produzione dell’EP c’è Montone. Com’è avvenuto questo incontro?
A fine 2020 ho vinto un concorso organizzato dai ragazzi di “Indie Panchine” e il premio è stato conoscere Ferdinando a settembre. All’inizio si parlò solitamente della canzone (Cantautore) che aveva vinto il concorso e si pensò di produrre solamente quella, poi da cosa nasce cosa…

C’è qualche aneddoto divertente legato al lavoro in studio?
Onestamente non ricordo nessun episodio specifico; c’è da dire che tutto il lavoro di registrazione è stato divertente perché Ferdinando è un sant’uomo: io sono un cavernicolo per quanto riguarda social e registrazioni, quindi durante le take sicuramente avrebbe voluto strozzarmi in più di un’occasione.


Parlando di influenze sonore, ti rifai molto al cantautorato italiano dei nostri giorni. Vista la grande quantità di singoli che escono ogni settimana, non hai paura di risultare uguale ad altri tuoi colleghi che si definiscono “indie”?
Bella domanda: certo che ho paura, oggi c’è un’offerta musicale mostruosa. Ho una teoria -antipatica forse- a riguardo: secondo me, si vede lontano un chilometro la differenza tra chi crea e chi imita. E questo succede non tanto perché “le copie” vengono sempre peggio, ma perché se copi, anche inconsapevolmente, ti stai rifugiando nelle sonorità di qualcun altro, soffocando ciò che vuoi davvero dire. Quando scrivo, spesso noto questa cosa: alcune volte correggo, altre volte devo rifare da capo. Se ci pensiamo un secondo si parla spesso di “trovare la propria voce.” Non significa parlare di altri temi, o usare chissà quali soluzioni musicali, ma di dire un concetto con sincerità. Non è per nulla facile, forse è la sfida principale.

La canzone che avresti voluto scrivere tu…
“Abbracciala, abbracciali, abbracciati” di Battisti. Che altro dire?

Quando hai iniziato a suonare e hai capito che questa poteva essere la tua strada?
La risposta si ricollega anche a ciò che ho detto prima sulla paura di sentirsi uguale. La verità è che ancora non ho capito se questa può essere o meno la mia strada. Però penso che sia una cosa molto buona: mi sento in un periodo di creatività senza precedenti, nemmeno durante il Lockdown che tempo ne avevo ho scritto così tanto e vorrei stare solo a registrare album in questo momento. In questo mood, sentirsi non adatto, fuori luogo, forse uguale aiuta molto per cercare di andare oltre, provare a scrivere cose che uguali non sembrino.

Passi successivi?
Trovare date, magari collaborazioni, perché no? Come hai detto prima: c’è una grandissima quantità di musica che esce di continuo, occorre essere attivi altrimenti non esisti. Qualsiasi novità di date che uscirà verrà prontamente segnalata sui miei canali social: sono Oceani sia su Instagram che Facebook.