Intervista a Novella con il suo singolo “Grazie Tommaso”

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Il brano “Grazie Tommaso” nasce dal ricordo di un amore adolescenziale che ha segnato l’artista in prima persona profondamente e che ha cambiato il suo modo di vedere l’amore e le relazioni. Come in ogni brano dell’artista, non manca però il dualismo: il bene e il male si alternano e concatenano in maniera perfetta.

Leggiamo l’intervista!

Potrebbe sembrare una domanda banale e magari lo è: “Dove sta andando la musica? E dove sta andando la tua di musica?

La musica sta andando in una direzione in cui tutto avviene in maniera veloce e superficiale. Ad esser sincera, anche io per un periodo mi sono sentita vittima questo ‘’tranello’’, ho iniziato a sentire una forte pressione di dover scrivere e pubblicare, perché sembra sempre che il mondo vada veloce e che tu sia l’illuso che sta le ore a lavorare, magari anche senza risultato. Beh, poi ragionando, ho capito che non è così. Credo che molti di noi giovani si stiano rendendo conto che c’è sempre più bisogno di musica bella e di qualità, e spero che più si andrà avanti più si darà spazio alla musica fatta bene.

Ad avere la possibilità di aprire un concerto in uno stadio di un big della musica, affrontandone il pubblico con la tua musica, chi sceglieresti? E perché?

Aprirei volentieri un concerto di Nayt, mi piace molto la sua coerenza artistica e ammiro i suoi testi. Credo sia uno dei migliori nella scena.

Quali sono i tuoi piani più immediati?

Al momento sto lavorando al mio nuovo progetto che per ora definirei EP. Sono molto contenta del lavoro che sto facendo perché sento di star crescendo molto. Sto davvero donando il più possibile anima e corpo alla musica, e questo perché lei da tanto a me, sento come la sensazione di dover ricambiare con il duro lavoro.

Quanto è importante per te internet nell’ambito musicale? Si rimpiange il passato in cui i social e selfie erano solo utopia o, meglio, proiettarsi verso il futuro abbracciando le nuove, seppur fredde, forme di comunicazione?

Le nuove forme di comunicazione sono un mezzo potentissimo, ma anche un’arma a doppio taglio. Diciamo che abusarne può creare illusioni o anche dipendenza e stress. Non si può pensare che solo grazie al fatto di avere followers allora la carriera sia spianata, però credo sia comunque un mezzo valido per aumentare la propria visibilità artistica e perché no, anche personale

Hai un videoclip nel cassetto, oppure dovremmo ancora attendere?

Più che videoclip, ho qualche brano nel cassetto che non vedo l’ora di poter condividere.  Sono abbastanza dura con me stessa, e se mi sento orgogliosa di qualcosa che faccio, vuol dire che dovrei essere sulla buona strada, nonostante la salita.

Sempre convinti che ogni forma d’arte sia la massima espressione della bellezza. Tu da artista che rapporto hai con la bellezza? Quale il tuo pensiero in merito, in una società ormai distrutta dall’agognata apparenza, in cui l’arte sembra passare in secondo piano?

Credo che la bellezza sia relativa, per me è più la storia che c’è dietro ad un oggetto a definirlo, stessa cosa vale per le persone o qualsiasi altra cosa. Più vado avanti nella mia vita e più cerco di smaterializzare cose e persone, cerco di togliere piuttosto che aggiungere, e mi fa arrabbiare quando le persone giudicano qualcosa o qualcuno solo per l’estetica senza chiedersi cosa ci sia, oltre a quell’apparenza.

C’è differenza tra ciò che ascolti e ciò che in realtà componi e canti? Come nasce un tuo brano di solito? Raccontaci qualche aneddoto!

Ascolto molti generi musicali, e credo che mi influenzino molto l’indie e in qualche modo l’urban e il pop. I miei brani solitamente nascono insieme ad un giro di accordi, il testo va di pari passo con la musica. Il metodo che uso di più per ispirarmi ultimamente è proprio ascoltare un giro in cuffia e improvvisarci sopra qualcosa, per poi avere una bozza e rilavorarla nel tempo. Di solito parto dal ritornello, che è un po’ il fulcro di tutto.  Se dovessi pensare ad un aneddoto, mi verrebbe in mente quando nel mezzo della fase rem mi sono svegliata perché avevo in testa un motivo, e per non dimenticarmelo ho acceso subito il registratore e mi sono messa a canticchiarlo con la voce rauca nel mezzo della notte. Si, mi sono sentita un po’ pazzerella, ma quando la musica chiama, chiama!

Chi vorresti ringraziare per chiudere questa intervista?

Per questa intervista vorrei ringraziare mia mamma e mio papà, che mi hanno sostenuta allo stesso modo sia quando ho scelto di fare l’università di lingue, sia nella mia volontà di realizzarmi con la musica, senza mai farmi sentire strana o impossibilitata (cosa che purtroppo a molti accade). Li ringrazio per capirmi sempre e per non aver mai sminuito i miei obiettivi o le mie emozioni.