Intervista a Maria Angeli – ondeindiependenti

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Benvenuta sulle nostre pagine. Ci puoi parlare del tuo percorso artistico fino a qui? I momenti essenziali quali sono stati?

Ciao e grazie per l’interesse! Il mio percorso artistico ha preso varie forme durante gli anni, studiavo canto e flauto da piccola alla Filarmonica Romana qui a Roma, ho poi vissuto a Londra 20 anni dove ho studiato recitazione per poi passare alla musica. Mi piaceva molto la house, trovavo interessante scrivere testi surreali ed inventarmi personaggi per poi cantare su ritmi e basi elettroniche. Ho cantato in giro per i clubs internazionali per vari anni, poi ho deciso che volevo studiare jazz e approfondire la mia cultura musicale e mi sono trasferita a Berlino per un po’ di tempo. Mi piaceva l’idea di stare in una città che da spazio e la tranquillità per concentrarsi.

Come è nata in te la passione per la musica?

Ho sempre amato la musica sin da quando ero piccola, ricordo che mia madre aveva delle grandi casse anni ‘70 con un giradischi dove c’era sempre un disco a tutto volume di musica classica, alternato a volte con i Rolling Stones, Patti Smith e gruppi rock degli anni 60/70.

Invece con mio padre facevamo dei lunghi viaggi in macchina dove lui metteva spesso una cassetta di Francesco De Gregori, Lucio Dalla o Paolo Conte anche li alternando con le mie scelte pop del momento. Ho avuto la fortuna di frequentare molti concerti di musica classica e opera sin da piccola – infatti avrei voluto fare la cantante d’opera – ma poi non è andata così… tutto questo ha nutrito la mia passione e la curiosità di conoscere vari generi di musica

ANYHOW” è il tuo secondo album. Quale è la differenza con il primo?

Penso che questo secondo lavoro sia più maturo del primo. Ero alle prime armi per quel che riguarda la realizzazione di un album. Riuscire a collaborare con vari musicisti al tempo molto più esperti di me, e tutto il lavoro di produzione che c’è stato, mi hanno sicuramente portato a capire, imparare e ad arricchire la mia conoscenza. Sono stata veramente fortunata con gli incontri e le collaborazioni che mi hanno accompagnata nel percorso del primo album. Riascoltandolo sento quell’innocenza e purezza di allora che negli anni è cambiata e maturata.

Quale canzone preferisci di “ANYHOW” e perché?

Amo particolarmente due brani, “Anyhow” e “The Reasons” sono i primi brani che ho scritto quando abitavo a Berlino, e che al tempo ancora non immaginavo prendessero vita in questo modo. Sono particolarmente vicina ai testi e trovo gli arrangiamenti di Andrea Filippucci fantastici, hanno una loro unicità che scopri solo ascoltandoli più volte, come se ci dovessi fare amicizia.

Quale è il filo rosso che unisce le tue canzoni? Come nascono? Come prendono forma?

Il filo rosso sono principalmente le mie esperienze, le introspezioni, i momenti felici e quelli più complessi. Sono tutti brani scritti nell’arco di 7 anni pensati al pianoforte, che poi ho scelto fra altri che avevo, una collezione di momenti di vita passata e recente.

Come è stato collaborare con Andrea Filippucci?

Con Andrea mi sono trovata benissimo, è stato un altro incontro mandato dal cielo. Ho trovato subito nei suoi lavori una gran sintonia musicale e abbiamo lavorato molto bene sin dall’inizio, così bene che, invece di fare un EP, abbiamo deciso di fare un album intero, in pieno lockdown, ed eccolo! Andrea Filippucci è un compositore eccezionale e spero in ulteriori collaborazioni future.

ANYHOW” è una sorta di diario personale. Perché questa scelta? Quali sono i temi affrontati nelle canzoni?

Il tema del diario personale non è stata una scelta premeditata, scrivo spesso testi che riguardano il momento che sto vivendo, un sentimento o dei rapporti personali sia attuali o passati, tutto quello che, a volte, nella vita di tutti i giorni è difficile raccontare o spiegare.

Il video di “Caught up in a Rush”. Puoi parlarci della collaborazione con Francesco De Palma e Matteo Zenini? Dove è stato girato? Racconta tutto per bene menzionando anche gli abiti e gioielli….

Francesco De Palma è il co-produttore del brano insieme ad Andrea Filippucci, mentre Matteo Zenini è il regista che ha dato vita al video, ci conosciamo da tempo e mi piace molto il suo lavoro. Sono molto felice del risultato finale, penso abbia fatto un ottimo lavoro, considerando tempi e budget. La location è un appartamento di un palazzo storico al centro di Roma, mi piacevano molto i colori blu pavone dei muri e le applique oro e rosse, perfetto per il genere di musica e per la storia. Ho avuto la fortuna di avere un ottimo DOP Juri Fantigrossi che ha creato delle luci speciali, l’attore Yuri Attili caduto dal cielo e con cui ho trovato subito sintonia sul set. I bellissimi vestiti di Theodora Bak e di Ginevra Odescalchi hanno dato un tocco di classe al tutto insieme ai meravigliosi gioielli di Iosselliani. E per finire, la mia fantastica trasformazione grazie a Star Conte Hair and Makeup che sono stati favolosi!

Come hai vissuto il lockdown del 2020? Come passavi le giornate? Quanto ti ha penalizzato come artista?

Il lockdown del 2020 l’ho vissuto tra alti e bassi, tra l’incertezza e il desiderio di andare avanti, un momento così tragico a livello umano, che però mi ha anche regalato il tempo di concentrarmi e lavorare su questo progetto di album. Vivendo da sola ho avuto molti momenti di introspezione, che hanno dato vita a tre brani dell’album di cui vado molto fiera.

Bette Davis”, seconda e inedita versione del brano realizzato in collaborazione con Andrea De Sica e inserito nella colonna sonora dell’acclamata serie Netflix “Baby”. Cosa si prova a vedere un proprio brano in una serie di successo?

La versione originale di “Bette Davis” che e scrissi insieme ad Andrea De Sica e che è poi stato scelta per la colonna sonora della serie di Netflix “Baby”, è molto diversa dal secondo ri-registrato del mio album. La prima ha le sonorità electro e la potresti sentire tranquillamente in un night club, mi piace molto! Mentre la seconda è stata completamente ripensata per funzionare con il resto dell’album, amo molto la melodia e le parole e la volevo assolutamente inserire. La fortuna che sia stato preso per la colonna di “Baby”, serie così acclamata e di successo, è per me una grande soddisfazione.

Per concludere, saluta i nostri lettori e parlaci dei tuoi progetti o ambizioni future….

Voglio assolutamente cominciare a scrivere più brani in italiano, fino ad ora ho sempre scritto in inglese, “Un Velo” è la prima vera canzone che scrivo nella mia lingua madre. Riprendere il lavoro dei live per promuovere il disco, e continuare con le mie produzioni. Al momento ho scritto dei brani strumentali per un documentario che uscirà in autunno, sono molto emozionata poiché è la prima volta che scrivo musica in questo modo e spero ci saranno altre occasioni!