Intervista a Fuori dai denti

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Ciao Fuori dai denti, benvenuto in questa nuova intervista con noi di Onde Indipendenti. 

In primo luogo ti chiedo di farci un breve excursus sul tuo progetto musicale, quando ti sei avvicinato alla musica e perchè poi hai scelto di buttarti in un discorso da solista. 

Il progetto è nato qualche anno fa: è diventato importante dare vita a quei testi “inadatti” rimasti a prendere polvere che nell’arco degli anni e delle band, sono diventati sempre più numerosi. Fin dall’adolescenza il basso elettrico mi ha affascinato, solo dopo molte esperienze, e ricerche sonore, sono riuscito ad utilizzarlo come un vero strumento espressivo primario. Poi si è unita anche la grancassa ed infine una voce urlata, a tratti soffocata, a completare il tutto.

 

Hai suonato in diverse band prima di arrivare oggi a quello che è il tuo progetto Fuori Dai Denti, nonostante tutte le difficoltà per un emergente di farsi notare oggi. Cosa ti ha spinto a fare questa scelta? 

La scelta è stata dettata soprattutto dall’urgenza espressiva, un bisogno creativo che mi ha spinto verso suoni che hanno creato un ambiente confortevole per le idee. Di certo non è il più roseo degli spazi ma è diventato, lentamente, un posto sicuro, un modo efficace e sincero per esprimermi.

 

Rispetto al tuo nuovo brano cosa ci racconti? Qual è stata la miccia che ti ha spinto a scrivere il mio piede destro? 

Ero in viaggio per un concerto, al testo ci stavo pensando da parecchio tempo ma non ne ero ancora del tutto soddisfatto. Dopo parecchi kilometri l’idea si è dipanata e le parole sono andate al loro posto. È una presa di coscienza, su ciò che per me in questo momento è solido e concreto, qualcosa su cui poter fare affidamento. Anche una riflessione: non penso che questa condizione di irrequietezza si placherà, magari cambierà forma,suono e immagine ma credo davvero che il mio piede destro continuerà a muoversi imperturbabilmente.

 

Johnny DalBasso è la voce introduttiva del tuo brano, come vi siete conosciuti? 

Ho la fortuna di conoscere Johnny da un bel pezzo, ho visto un suo concerto one man band e sono rimasto galvanizzato, dopo qualche anno sono riuscito a collaborare con lui: serviva un’illustrazione e sono stato felice di propormi. Oggi parliamo spesso dei nostri progetti e non mancano preziosi consigli da parte sua. Il pezzo era ormai finito ma mancava qualcosa, un’introduzione di poche parole ma efficace: un prete inorridito il giorno del mio funerale mi è sembrato adatto, chi meglio di (Zio) Johnny?

 

Sappiamo che tra le band che ami ci sono i Pan Del diavolo, sono per te una band che influenza i tuoi suoni? Quali altre band o artisti sono i tuoi riferimenti musicali? 

Il Pan del Diavolo mi ha cambiato l’esistenza, il mio avvicinamento allo strumento in questa modalità e le prime esperienze si basano sul loro esempio. Ho consumato “Sono all’ Osso” il loro primo album, si è incastrato in un periodo molto complesso della mia vita e quella piccola scintilla mi accompagna ancora oggi e sono loro grato. Ho sempre ammirato i duo, Gli Stripes i Black Keys, ma anche sonorità più dure come i Death From Above 1979 e Flat Duo Jets o più docili come i The Pack a.d. e The Kills.