Fabrizio Festa

Intervista a Fabrizio Festa: la magia delle notti salentine nel nuovo singolo ‘La vita di notte’

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Abbiamo incontrato Fabrizio Festa, il talentuoso cantautore che ha da poco rilasciato il singolo “La vita di notte“. La canzone esplora l’intensità delle notti salentine, ispirata da esperienze personali indimenticabili. Fabrizio ci racconta come un incontro fortuito durante uno dei suoi soggiorni estivi abbia plasmato profondamente il brano, trasformando la sua esperienza in poesia musicale. Con il suo stile unico, l’artista ci invita a esplorare l’essenza umana e la bellezza dei momenti vissuti senza frenesia, manifestando una connessione con la cultura e l’ambiente salentino.

 

Benvenuto. Nel tuo nuovo singolo “La vita di notte” racconti l’importanza di vivere intensamente la notte, nel tuo caso sono a te molto care le notti salentine. C’è un momento specifico o un ricordo che ha influenzato particolarmente la composizione di questa canzone?
Durante uno dei miei soggiorni estivi nel Salento, ho vissuto un’esperienza straordinaria che ha profondamente influenzato il mio nuovo brano. Una sera, mentre cercavo dei bracciali di pietra turchese in un piccolo negozio, ho iniziato a conversare con il proprietario. Ciò ha scatenato una serie di eventi che mi hanno portato a trascorrere la serata e la notte con lui e i suoi amici. Dopo una cena spontanea, siamo finiti in un locale e successivamente a suonare e cantare su una barca fino all’alba. È stato un momento magico, dove la formalità è stata completamente trascurata, lasciando spazio a una connessione umana autentica e spontanea. Questi incontri non erano rari durante i miei soggiorni estivi nel Salento. La notte diventava un’opportunità per incontrare nuove persone lungo la strada, condividendo conversazioni e drink di fronte al mare. In questi momenti, immersi nella bellezza del paesaggio marino salentino, è facile lasciarsi andare e vivere l’intensità del momento. “La vita di notte” riflette senza dubbio l’influenza di questa terra calorosa e accogliente. I bracciali di pietra turchese che ho trovato quella sera non sono solo un accessorio, ma un simbolo dei ricordi e delle emozioni vissute in quella serata indimenticabile.

Hai parlato dell’importanza della poesia delle attese e dei giochi emozionali nei rapporti amorosi. Come pensi che la tua musica possa aiutare a riscoprire questi aspetti in un’epoca dominata dalla virtualità?
Oggi è davvero complicato smuovere le persone dalle loro scrivanie e poltrone mentre navigano su internet, soprattutto dopo la pandemia, quando siamo stati immersi in una bolla virtuale non sempre confortante. Tuttavia, c’è un elemento che ancora resiste: la musica. Le note musicali sono un veicolo per l’aggregazione e un’innata voglia di socializzare. Spero che chi ascolta la mia musica possa respirare il mio vissuto reale e ci si possa rispecchiare, dove le emozioni emergono prepotenti dal profondo, spingendo a vivere fisicamente quei sentimenti. In effetti, nonostante la prevalenza della musica “fluida” su internet, gli streaming e le visualizzazioni, la magia di tenere tra le mani un vinile o un CD sembra essere tornata per molti. Tuttavia, è vero che l’industria musicale ha subito un cambiamento radicale. Prima, con un milione di vendite di un album, si poteva sentirsi “arrivati” e prendersi il tempo per un nuovo progetto. Oggi, il panorama è diverso, e l’aspetto percettivo della fruizione musicale tramite smartphone ha cambiato il modo in cui percepiamo il valore artistico. Nonostante ciò, l’espressione musicale ha trovato un nuovo rifugio negli spettacoli dal vivo e nei concerti, dove gli artisti possono connettersi più profondamente con il loro pubblico e rinverdire l’aspetto emotivo della musica. È qui che la fisicità e la realtà ritornano a pulsare di verità, offrendo un’esperienza che la virtualità da sola non può replicare. Questa versione cerca di esprimere in modo più chiaro il tuo pensiero sulla musica e la sua relazione con la virtualità e l’esperienza live, mantenendo il focus sull’importanza delle emozioni e della connessione umana che la musica può ancora offrire.

Nel video musicale, hai voluto riprodurre fedelmente le immagini che avevi in mente mentre scrivevi il brano. Puoi raccontarci di più su come hai collaborato con il team di produzione per realizzare questa visione?
Nel processo creativo del video musicale, ho voluto trasformare le immagini vivide che mi accompagnano durante la composizione delle canzoni in una realtà visiva tangibile. Essendo un appassionato e studioso del cinema fin dall’adolescenza, ho affinato nel tempo la capacità di visualizzare scene dettagliate, quasi come fossero sequenze cinematografiche. Prima di girare, ho esplorato ogni angolo di Otranto, dove si è svolto il video, e ho delineato uno storyboard che fungeva da sceneggiatura visiva. Questo storyboard includeva primi piani e piani sequenza specifici che volevo realizzare. Il regista e videomaker Fabio Loco De Paolis, insieme alla sua assistente Fabiano Calora, sono stati essenziali nel tradurre la mia visione in realtà. Hanno lavorato con grande professionalità e comprensione, cogliendo pienamente l’essenza emotiva e narrativa che volevo trasmettere attraverso le immagini. Hanno anche guidato gli attori con empatia, assicurandosi che ogni movimento e gesto fossero in perfetta sintonia con il ritmo e il tempo della canzone. È stato un processo collaborativo intenso ma gratificante, dove l’aspetto visuale ha avuto la stessa rilevanza dell’aspetto musicale, creando così un prodotto finale che rispecchia appieno la mia visione artistica.

 

 

La tua filosofia sulla musica sembra essere che non ci sono limiti di tempo per esprimersi. Come riesci a mantenere questa passione e motivazione per la musica nel corso degli anni?
Quando si ha una vera passione per ciò che si fa, tutto diventa più semplice e naturale. Nutro la mia passione con disciplina, dedicandomi allo studio della chitarra e al miglioramento della mia voce, che considero sia anima che strumento. Mi tengo aggiornato leggendo molto e informandomi sugli eventi sociali e culturali nel mondo, credendo che questo sia essenziale anche per la scrittura, senza trascurare le esperienze personali. È innegabile che senza questa forte motivazione avrei probabilmente rinunciato da tempo; oggi fare musica è, per usare un eufemismo, complesso. La celebre frase di Steve Jobs “Stay hungry, stay foolish” cioè “siate affamati, siate folli”, si adatta perfettamente al mondo artistico. È solo attraverso di esso che si può sognare e sperare che la propria passione diventi una professione, a qualsiasi età.

Hai menzionato la tua partecipazione alle selezioni per il Festival di Sanremo. Come ti prepari mentalmente e creativamente per una competizione di tale portata e quali sono le tue aspettative per il futuro?
Negli ultimi anni ci sono stato vicino. Quest’anno, insieme a Carlo Conti, riproverò e presenterò alcuni brani inediti, sperando che la commissione li apprezzi. Se avrò l’opportunità di salire su quel prestigioso palco, mi concentrerò intensamente, prima dell’evento, sull’aspetto tecnico, melodico e sulla memorizzazione dei testi delle canzoni. Vorrei pensare già a un album piuttosto che a un singolo. Tuttavia, è prematuro fare piani troppo dettagliati; come si dice, “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Il Festival offre una visibilità enorme e facilita sicuramente la professione, ma se non dovesse accadere, continuerò come ho sempre fatto: facendo musica con serietà, dignità e autenticità. Credo che chi mi segue possa percepirlo. Lunga vita alla musica e chissà… magari a Sanremo.