CELIA

Intervista a CELIA: il nuovo singolo “Chissà se ci sarai” e il viaggio emozionale della cantautrice psicologa

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In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Chissà se ci sarai” abbiamo avuto il piacere di intervistare CELIA, cantautrice e psicologa, che ci ha guidato attraverso il complesso viaggio emozionale dietro la sua musica. Il brano esplora il desiderio di maternità e il riscatto dell’infanzia, temi profondi che CELIA ha saputo tradurre in parole e melodie con autenticità e delicatezza. Durante l’intervista, CELIA ci ha svelato il suo processo creativo, la collaborazione con i musicisti e l’importanza delle esperienze emotive nella sua musica. Scopriamo insieme come queste esperienze si trasformano in canzoni che toccano il cuore.

 

“Chissà se ci sarai” sfiora il desiderio di maternità e il tema del riscatto dell’infanzia. Come hai tradotto queste complesse emozioni in parole e melodie?Non l’ho fatto intenzionalmente. Nell’esperienza autentica che ho fatto nel momento in cui la canzone è nata, c’era un mix di emozioni: speranza, malinconia, incertezza. Avevo chiaro le emozioni che mi risvegliava. Quando poi l’abbiamo prodotta si è aggiunta la dolcezza. Riuscire a comunicare con i produttori per riuscire insieme a tradurre tutto questo in musica è stata una sfida. In quanto psicologa, e dopo aver fatto milioni di terapie e percorsi su me stessa, a parole potevo descriverlo molto bene ma dovevo fare in modo da farmi capire.

 

Come gestisci il processo di collaborazione con i musicisti quando trasformi un’idea iniziale in una canzone completa? Qual è il tuo ruolo principale in questo processo?
Il mio primo focus è sul contenuto e sul testo e sull’esperienza emozionale che voglio il pubblico abbia con la canzone. Poi mi avvalgo di ottimi collaboratori e valuto di volta in volta come mi risuonano le loro proposte. Devono essere persone che sanno ascoltare e sentire, traducendo poi in suoni. Io ho un concept chiaro sulla canzone, ho in mente la storia, le emozioni che ci sono dentro e loro devono essere bravi a renderlo. I due producer con cui ho lavorato questa volta, Nicola D’amati e Daniele Giuili, l’hanno saputo fare molto bene, anche se a volte si battaglia perché il linguaggio della musica è diverso da quello della parola. Era buffo, perché ogni tanto mi guardavano come se stessi delirando, entrare nel mondo delle emozioni non è facile, né comodo. Però sono stati bravi, sono molto soddisfatta del risultato.


Qual è il tuo rituale creativo quando componi una canzone? Ci sono particolari abitudini o ispirazioni che preferisci seguire durante questo processo?
Alla fine le mie canzoni nascono da una domanda, dal tentativo di comprendere qualcosa che mi è successo o che sento. Le parole mi arrivano insieme alla melodia. Generalmente ho bisogno di essere in natura, di fronte a un bel paesaggio e in solitudine. A volte anche quando giro con la mia bicicletta in giro per Roma vengono fuori idee.

 

Celia - Chissà se ci sarai

Celia – Chissà se ci sarai

 

Quali sono i principali messaggi o emozioni che desideri che il tuo pubblico riceva da “Irreperibile” e “Chissà se ci sarai”?
Quello che voglio fare è portare le persone a guardare un po’ oltre le apparenze, a guardare se stessi e gli altri con maggior complessità, a interrogarsi su cosa si prova e perché. “Irreperibile”, su una musica leggera, sembrerebbe parlare di uno stronzo/a ma se si va oltre si capisce che dietro certi comportamenti ci sono delle ferite. “Chissà se ci sarai” parla ad una figlia, sfiora il desiderio di maternità, ma dietro ci sono tante altre cose, tra cui il desiderio di riscattare la propria infanzia, di crearsi la sensazione di casa etc.

 

Come affronti i momenti di blocco creativo? Hai qualche strategia o rituale che ti aiuta a superarli?
Parlare e confrontarmi, sono una che funziona meglio se condivide ad alta voce. Parlando con altri a volte, sento i miei ragionamenti da fuori e arriva la soluzione da sola. Oppure l’altro mi dà quel piccolo input su cui io costruisco. Quindi è sempre l’incontro con l’altro che mi sblocca.