INTERVISTA A ASPA

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  1. Ciao! Da dove nasce la tua passione per la musica? Quando e come hai deciso di creare il tuo progetto solista?

 

Ciao! Io inizio a scrivere all’età di 14 anni, scovando alcune strumentali su YouTube, nonostante il mio fascino nei confronti della musica si fosse già espresso anni prima, senza trovare modo di farlo in maniera seria e costante. Il mio progetto da solista è iniziato nel 2020, dopo aver lavorato per tanti anni in collettivi ma senza mai trovare modo di lavorare come avevo in testa

 

  1. Chi o cosa ti ispira nel fare musica?

 

Personalmente m’ispirano le mie sensazioni, le persone di cui m’innamoro e per cui struggo emotivamente e le cose che vorrei. Mi capita di prendere spunto da una prostituta per strada con la quale per caso s’incrociano gli sguardi piuttosto che un messaggio che mi arriva da una persona cara che di conseguenza mi fa pensare determinate cose

 

  1. Come vivi il tuo processo creativo? Le tue canzoni sono autobiografiche?

 

Il mio processo creativo non ha un vero e proprio iter, anche se la maggior parte delle volte nasce con una strumentale prodotta da me, che rispecchia quel tipo di sound o mood che voglio imprimere, però può anche succedere derivi da un sample sentito in un film, piuttosto che da una cosa che mi sono appuntato e che voglio dire. Le mie canzoni sono totalmente autobiografiche, a parte qualche piccolo excursus dove è chiaro io stia raccontando una storia esterna a me. Credo che per descrivere e trasmettere determinate sensazioni e pulsioni le si debba vivere sulla propria pelle, sennò non si sarebbe in grado di scendere in profondità come tento di fare nelle canzoni.

 

  1. Hai deciso di scrivere un remix come  tuo nuovo singolo.  Com’è nato? Quale messaggio è contenuto in questa canzone?

 

Nell’ultimo anno sono rimasto colpito da diversi remix fatti oltreoceano, soprattutto su brani pop di espansione internazionale, conosciuti da chiunque, e successivamente appunto messi su un beat drill, con tutto ciò che comprende il caso. Di conseguenza volevo fare qualcosa di nostrano, di riconducibile a quella corrente ma allo stesso tempo che mi rispecchiasse, e che non sembrasse semplicemente un brano di quella corrente fatto da un italiano. Così ho pensato che prendere una canzone così popolare, anche per via del remix di Gabry Ponte del 2006, sarebbe potuto essere il compromesso ideale per rappresentare cosa avessi in mente. E poi quella traccia è parte della mia infanzia, da sempre. Il messaggio che volevo riportare è quello per il quale chiunque ha un proprio concetto d’amore, condivisibile o meno, e pensare che quel concetto possa essere rappresentato da una persona in carne ed ossa è follia, per via del fatto che ogni essere umano è totalmente diverso e dinamico, e di conseguenza la mia è una canzone d’amore utopica nei confronti di tante piccole cose che ho apprezzato in base a diverse persone con cui sono stato, che però non sono riconducibili in un’unica persona ma soltanto in un’idea utopica.

 

  1. Progetti per il futuro?

 

Il mio progetto iniziale è quello di continuare a vivere in una grande città, rimanere immerso in meccanismi che per chi come me viene dalla provincia risultano enormi ed in alcuni punti anche spaventosi. Sicuramente rilascerò ancora uno o due tracce remixate, perché mi piace molto come sound, e mi diverte. L’idea è poi quella di coltivare un altro suono, che si sposti completamente dal sound trap/drill, e strizzi più l’occhio all’indiepop. Come ultima cosa ma non meno importante, spero di continuare a lavorare il più stretto possibile a contatto coi ragazzi di Offline222, che sono il mio team e coloro che mi permettono di fare le cose come le ho in testa.